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Blocco pensioni 2012-2015: persi 1.779 euro. Peggio con inflazione 2% BCE

La SPI CGIL denuncia che a causa del blocco dell'adeguamento delle pensioni in 4 anni "sono stati sottratti 9,7 miliardi di euro, pari ad una perdita media pro-capite di 1.779 euro". Il sindacato dei pensionati avverte che questo scenario "è destinato a peggiorare con un tasso di inflazione annuo al 2%, come da obiettivo della BCE".

"Una vera e propria tagliola si è abbattuta negli ultimi quattro anni su 5,5 milioni di pensionati a cui sono stati sottratti 9,7 miliardi di euro, pari ad una perdita media pro-capite di 1.779 euro" denuncia in un comunicato la SPI CGIL. Il sindacato dei pensionati spiega che queste perdite sono l'effetto "del blocco della rivalutazione delle pensioni in vigore negli anni 2012-2013 e delle modifiche apportate allo stesso meccanismo negli anni seguenti", precisando: "Nel biennio 2012-2013, infatti, l’adeguamento delle pensioni è stato bloccato per importi superiori a tre volte il trattamento minimo, ovvero circa 1.400 euro lordi. Nel biennio 2014-2015 invece l’adeguamento è stato sull’intero importo della pensione con una percentuale del 100% solo per tutti quelli che hanno un assegno fino a tre volte il trattamento minimo mentre decresce per le altre categorie d’importo dallo 0,95% fino allo 0,40%". La SPI CGIL avverte inoltre che questo scenario "è destinato a peggiorare con un tasso di inflazione annuo al 2%, come da obiettivo della BCE" poiché "secondo gli attuali meccanismi di calcolo della rivalutazione, infatti, ai pensionati sarebbero sottratti ulteriori 3,6 miliardi di euro".

Il sindacato che tutela gli interessi dei pensionati propone quindi di "correggere i meccanismi attuali di rivalutazione" ed "applicare a tutti il 100% di rivalutazione fino a 5 volte il trattamento minimo, pari a 2.500 euro lordi al mese, per poi scendere al 50% per gli importi eccedenti tale cifra". La SPI CGIL ammette che si tratterebbe di "una operazione particolarmente realizzabile con un costo di circa 350 milionidi euro per ogni punto di inflazione". Proprio per questo, la SPI CGIL conclude la nota sottolineando che "sarebbe utile lavorare su un coefficiente che si basi sulla data di nascita e sull’età di maturazione del diritto alla pensione, sulla falsa riga del sistema ‘svedese’. In questo modo il futuro pensionato avrà almeno la certezza del coefficiente minimo che determinerà l’importo della sua pensione". La definizione dei coefficienti di trasformazione ad oggi è infatti "resa particolarmente incerta dalla riforma Fornero con conseguenze molto pesanti su tutti quelli che dovranno andare in pensione".

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