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Bersani: da pensioni a Statuto dei Lavoratori. E' massacro sociale

Per arrivare al pareggio del bilancio nel 2013 serve recuperare molti soldi e in fretta, e stando ad indiscrezioni pare che il governo voglia mettere ulteriormente mano alle pensioni, fino ad "azzerare lo Statuto dei Lavoratori", come spiega Bersani.

La BCE sembra essere stata chiara con il governo italiano: se vuole il sostegno della Banca centrale europea deve (e)seguire alcuni punti (http://is.gd/gI7HVN) che riguardano principalmente le privatizzazzione e le riforme del mercato del lavoro. Ma per arrivare al pareggio del bilancio entro il 2013, come promesso da Berlusconi e Tremonti per rassicurare i mercati, sembra che si voglia anche mettere mano (ulteriormente e prima) alle pensioni. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, assicura ai microfoni del TG1 che "allo stato non c'è nulla a questo proposito - aggiungendo - Guarderemo insieme alla sostenibilità dei conti previdenziali che certamente nel medio-lungo sono a posto, e nel breve termine ne faremo una verifica con le parti sociali". Oggi infatti ci sarà un secondo incontro fra il governo e le parti sociali, che però si dicono già assolutamente contrari ad intervenire sul sistema pensionistico. Nel mirino del governo, stando ad indiscrezioni, ci sarebbero le pensioni di anzianità, un acceleramento in merito all'età pensionabile delle donne del settore privato fino ad arrivare a bloccare le rivalutazioni anche per gli assegni minori. "Così è solo un massacro sociale" afferma Pier Luigi Bersani, spiegando che "l'esecutivo intende toccare pesantemente i servizi sociali, le detrazioni fiscali per la famiglia, tutto l'impianto delle pensioni e incrementare ulteriormente i ticket sanitari, azzerando anche lo Statuto dei Lavoratori". Il segretario del PD promette quindi che "se pensano di far pagare la manovra alla povera gente, dovranno vedersela con noi". Anche la Lega Nord si dice contraria a toccare le pensioni dei lavoratori, come titola anche la Padania, promettendo battaglia. Sempre che non arrivi infine un appello alla "coesione".

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