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Giappone altri due impiccati. Sette condanne a morte eseguite dal 2012

Mentre Fukushima semina morte con le sue polveri radioattive il Governo giapponese dal canto suo procede con la pena di morte per impiccagione. Amnesty International: "Omicidi premeditati e a sangue freddo compiuti dallo Stato giapponese".

Mentre circa il dieci per cento del Giappone è contaminato dalla radioattività , e la piscina di contenimento del combustibile nucleare (spento e non) dell'impianto di Fukushima Daiichi potrebbe cedere da un momento all'altro (provocando una nuova disastrosa contaminazione), il Governo nipponico non rinuncia alla pena di morte. Paradossale quindi come il Paese, così minacciato dalla "morte radioattiva", non riesca a dare una risposta "di vita" abolendo la pratica odiosa delle impiccagioni. Le nuove morti per impiccagione, ignorate dai media, come vuole una certa autocensura da otaku, sono fornite da Kyodo News che riprende una nota del ministro della Giustizia Makoto Tai, noto per le sue posizioni pro pena di morte. In Giappone la pena di morte per impiccagione è infatti "segreta" (con un preavviso di poche ore o anche senza preavviso come segnala Amnesty) e solamente dopo l'opera del boia vengono informate le famiglie delle vittime. Il Giappone ha ucciso per impiccagione due persone tra cui una donna (la prima messa a morte dal 1997). Amnesty international ha definito le due impiccagioni eseguite il 27 settembre in modo netto: "Omicidi premeditati e a sangue freddo compiuti dallo stato giapponese". L'Associazione per i diritti dell'uomo fa poi un bilancio che non può che fare riflettere: "Con queste due impiccagioni, sale a sette il numero delle condanne a morte eseguite in Giappone nel 2012, dopo che l'anno precedente era trascorso senza esecuzioni. Nei bracci della morte del paese rimangono in attesa dell'esecuzione 131 prigionieri, che Amnesty International considera a rischio di impiccagione imminente". Da quando è ministro della Giustizia giapponese Makoto Taki, la pena di morte ha conosciuto un'impennata di autorizzazioni con il risultato di quattro esecuzioni nei suoi primi quattro mesi d'incarico "nonostante in campagna elettorale il Partito democratico, al potere, avesse promesso un dibattito nazionale sull'uso della pena capitale", come sottolinea Amnesty International in una nota.

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