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Ipasvi: con 47mila infermieri in più 20% mortalità in meno negli ospedali

In Italia mancano almeno 47mila infermieri, con i quali ci sarebbe la possibilità di ridurre del 20% il tasso di mortalità negli ospedali. Sono i dati diffusi dall'Ipasvi (Federazione nazionale colleghi infermieri), che avverte che la situazione nelle Regioni in piano di rientro quali Campania, Lazio e Calabria è drammatica.

Con 47mila infermieri in più in Italia è possibile che si riduca di almeno il 20% il tasso di mortalità negli ospedali. Secondo alcune ricerche, infatti, sarebbe di 6 il numero ideale di pazienti da far seguire da un infermiere. In Italia però la media è di ben 12 pazienti, con punte che toccano i 18 assistiti dove da tempo è in vigore il blocco del turnover e si è costretti a continui tagli alla spesa.

Ecco perché l'Ipasvi (Federazione nazionale colleghi infermieri) avverte che "gli infermieri sono troppo pochi per garantire sicurezza ed efficienza dei servizi", rivelando che appunto "ne mancano circa 47mila per raggiungere livelli accettabili". Negli ultimi 5 anni infatti, tra il 2009 e il 2014, sono andati perduti quasi 7.500 posti da infermiere, con un'emorragia più forte nelle Regioni in piano di rientro quali Campania, Lazio e Calabria. Queste tre Regioni, da sole, hanno perso ben 5.439 professionalità, pari al 72,5% del totale.

Questi sono solo alcuni dei dati che emergono dall'analisi Regione per Regione della condizione 2014 della forza lavoro infermieristica in Italia, realizzata dalla Federazione nazionale Ipasvi in base ai dati presenti nell'ultimo Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato in vista dell'apertura delle trattative sul nuovo contratto. In 5 anni, infatti, gli infermieri hanno avuto retribuzioni ridotte in valore assoluto di 70 euro, ma in termini di potere di acquisto almeno del 25%.

"La carenza è evidente, così come lo è la situazione difficile a livello generale, ma sicuramente a rischio nelle Regioni in piano di rientro che rappresentano ormai a livello di popolazione oltre il 47% dei cittadini italiani" osserva in una nota Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Ipasvi. In attesa di una integrazione degli organici, l'Ipasvi spiega che esiste un modo per alleggerire, seppure momentaneamente, la situazione ed il peso che sostengono soprattutto gli infermieri più anziani: si tratta della mobilità volontaria che la legge concede, ma che aziende e Regioni "bloccano" non rilasciando i necessari nulla osta. Altro rimedio temporaneo sarebbe quello di assumere part time al 50% circa 9-10mila unità di personale, aiutando così anche la stabilizzazione di numerori precari.

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