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Scomparsa Bozzoli: il giallo della fumata dai forni. Si cerca il cellulare dell'operaio morto

La scomparsa dell'imprenditore bresciano Mario Bozzoli, titolare della fonderia di Marcheno, si tinge sempre più di giallo. Si ipotizza infatti che Mario Bozzoli possa essere stato spinto, quando ancora vivo, in uno dei forni della fonderia. Un operaio avrebbe visto la sera della scomparsa una insolita fumata proveniente da uno dei forni. Inoltre, si cerca il cellulare di Giuseppe Ghirardini, operaio della fonderia trovato morto, apparentemente per cause naturali, nei boschi di Ponte di Legno.

"La morte di Giuseppe Ghirardini e la scomparsa di Mario Bozzoli hanno per il momento solo un collegamento temporale. Diverso sarebbe se si accertasse che Ghirardini è stato ucciso" spiega il procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno che oggi ha effettuato un sopralluogo nella fonderia di Marcheno, sotto sequestro da una settimana. Sono passati invece 13 giorni dalla scomparsa dell'imprenditore bresciano Mario Bozzoli, e se il fascicolo rimane aperto per il reato di sequestro di persona le indagini proseguono in partcolare su una pista, quella dell'omicidio. L'ipotesi è infatti che Mario Bozzoli sia stato ucciso all'interno della fonderia. Ancor più inquientante, però, l'idea che l'imprenditore sia stato spinto, quando ancora vivo, all'interno di uno dei forni. Tra gli addetti ai forni della fonderia c'era anche Giuseppe Ghirardini, ritrovato morto nei boschi di Ponte di Legno domenica 18 ottobre dopo l'allontanamento da casa avvenuto mercoledì 14 ottobre. Ghirardini era tra gli operai presenti la sera della scomparsa del titolare, avvenuta l'8 ottobre. I Ris di Parma tentano di trovare una traccia dell'imprenditore bresciano all'interno della fonderia, mentre l'avvocato Patrizia Scalvi, legale nominato dalla moglie e dai figli di Mario Bozzoli, ha nominato un perito per capire "come funziona il forno e se c'è possibilità eventualmente di trovare tracce qualora l'imprenditore sia realmente finito in uno dei forni della ditta". Gli investigatori, invece, sono alla ricerca del cellulare di Giuseppe Ghirardini. L'ultimo segnale di attività il cellulare lo aveva dato mercoledì pomeriggio attorno alle ore 14:00 quando agganciò la cella di Crocedomini, a circa ottanta chilometri di distanza dal luogo in cui è stata poi ritrovata l'auto. Potranno essere quindi utili i tabulati telefonici per capire gli ultimi movimenti dell'operaio della fonderia di Marcheno. Si attendono inoltre i risultati dei test effettuati sulle due bottigliette vuote trovate accanto al corpo di Giuseppe Ghirardini. Il contenuto di queste bottigliette potrebbe infatti aprire a nuovi scenari. Infine, la scomparsa dell'imprenditore bresciano si tinge ancor più di giallo a seguito della testimonianza di un dipendente della fonderia di Mario Bozzoli. L'operaio avrebbe messo a verbale davanti ai Carabinieri di Gardone Val Trompia di aver osservato, proprio la sera della scomparsa del titolare, una insolita fumata proveniente da uno dei forni. In merito a questa fumata, il procuratore Buonanno chiarisce: "E' un'ipotesi sulla quale stiamo lavorando e stiamo facendo accertamenti perché è un fatto che in un ciclo produttivo può succedere".

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