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Sara Di Pietrantonio: forse Paduano non ha usato solo alcol per darle fuoco

Il gip di Roma ha confermato l'arresto di Vincenzo Paduano, il 27enne guardia giurata che ha bruciato viva l'ex fidanzata 22enne Sara Di Pietrantonio in via della Magliana, ma non ha riconosciuto la premeditazione nell'omicidio. La Procura di Roma sospetta che Vincenzo Paduano possa aver utilizzato un altro combustibile oltre all'alcol per dare fuoco a Sara Di Pietrantonio.

Il gip di Roma ha confermato l'arresto di Vincenzo Paduano, il 27enne guardia giurata che ha bruciato viva l'ex fidanzata 22enne Sara Di Pietrantonio in via della Magliana, subito dopo aver dato alle fiamme l'auto della ragazza. Nell'ordinanza di custodia cautelare si svela inoltre che Paduano, circa una settimana prima dell'omicidio (tra il 21 e il 22 maggio), aveva aggredito Sara Di Pietrantonio, trovandola in compagna del suo nuovo ragazzo Alessandro. E' lo stesso Paduano a raccontare nel corso di un interrogatorio di aver "intimato a Sara di salire in auto e parlare", aggiungendo: "Ho preso Sara per un braccio e l'ho fatta entrare in auto". Sempre nell'ordinanza un'amica della 22enne, Francesca Amicizia, ha raccontato che Vincenzo Paduano, dopo aver visto Sara Di Pietrantonio baciare il nuovo ragazzo, aveva assicurato che "in qualche modo gliela avrebbe fatta pagare".

Nonostante questo, il gip non ha riconosciuto la premeditazione nell'omicidio, anche se i pm proseguono per questo capo di imputazione. Vincenzo Paduano sostiene infatti che non aveva intenzione di uccidere Sara Di Pietrantonio e spiega, nel corso dell'interrogatorio: "Sara è scappata dalla macchina perché avevo già aperto la bottiglietta (di alcool, ndr) e l'avevo versata in macchina. Io le sono corso dietro. Non ho usato l'accendino. Non l'ho fatto apposta, non era mia intenzione".

Paduano infatti la notte dell'omicidio esce dal posto di lavoro ed attende Sara Di Pietrantonio sotto casa del fidanzato. Mentre Sara va via, il 27enne tampona l'auto della ragazza ma Paduano sostiene di "non essersene accorto" e di non averlo fatto apposta. La bottiglia di alcol, afferma davanti agli inquirenti, doveva servire infatti ad incendiare la macchina di Alessandro mentre, dopo il litigio con Sara "ha perso la testa". Agli inquirenti racconta: "La macchina era già accesa, gli davo fuoco io con l'accendino. Avevo versato tutto l'alcol in auto ma Sara si era sporcata. Non l'ho colpita, sono scappato, mi vergognavo. Ho acceso una sigaretta, eravamo vicini, stavano continuando a discutere, c'è stata una fiammata. Me ne sono andato. Mi vergognavo".

In questa ricostruzione, però, non si fa parola dei segni di strangolamento che Sara Di Pietrantonio aveva sul collo. Dopo aver lasciato morire l'ex fidanzata tra le fiamme, Vincenzo Paduano torna quindi sul posto di lavoro dove sostiene di aver lasciato il suo smartphone proprio per evitare di avere "la tentazione di controllare gli accessi di Sara". Sembra infatti che Paduano seguisse la sua ex fidanzata con l'applicazione "Trova il mio iPhone". Gli inquirenti sospettano invece che il 27enne abbia lasciato al lavoro il cellulare per tentare di non farsi rintracciare.

Il gip ammette quindi che "la personalità dell'indagato genera inquietudine posto che egli afferma di non avere alcuna consapevolezza del gesto compiuto e che, subito dopo il fatto, è rientrato sul luogo di lavoro facendosi trovare da un collega intento a leggere un libro in condizioni di apparente serenità. - ed aggiunge - E' evidente che sia nell'ipotesi che Paduano stia mentendo sia in quella che abbia effettivamente attivato un processo di rimozione, è in ogni caso una persona totalmente inaffidabile". Vincenzo Paduano infatti sostiene di avere dei ricordi confusi di quella nottata, anche perché avrebbe fatto uso di cannabis.

Intanto, la Procura di Roma sospetta che la bottiglia di alcol non sia stata l'unica arma usata da Paduano per dare fuoco all'auto e alla ragazza, ipotizzando che il 27enne abbia utilizzato anche un altro liquido infiammabile a più veloce combustione.

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