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Omicidio Joele Leotta, processo: 3 lituani come branco di animali, condannati

Per l'omicidio di Joele Leotta, 19enne di Nibionno (Lecco) massacrato di botte nel suo appartamento di Maidstone, nella Contea di Kent, nell'ottobre scorso, e per l'aggressione di Alex Galbiati, comapgno di stanza, sono stati condannati nel processo di primo grado tre lituani.

A nove mesi dal brutale assassinio di Joele Leotta, 19enne di Nibionno (Lecco) massacrato di botte nel suo appartamento di Maidstone, nella Contea di Kent, a 50 chilometri da Londra, dove si era trasferito da pochi giorni per un lavoro da cameriere, arriva la prima condanna. Il processo di primo grado per l'omicidio di Joele Leotta, infatti, si è chiuso con la condanna di tre lituani per "l'aggressione di gruppo terribile e nauseante", come descritta dall'accusa. I tre lituani, secondo il procuratore, si sarebbero infatti comportati "come un branco di animali" quando a fine ottobre sono piombati nel monolocale dove alloggiava Joele Leotta, sito sopra il ristorante Vesuvio dove aveva trovato lavoro. I tre lituani, insieme ad un quarto connazionale, sono stati anche condannati per l'aggressione nei confronti di Alex Galbiati, 20 anni, per l'intenzione di provocare lesioni personali gravi. Alex Galbiati, amico di Joele Leotta, condivideva con la giovane vittima la stanza. Presenti in aula, alla lettura della sentenza, i genitori di Joele Leotta, Ivan e Patrizia, che al termine del processo sottolineano come la condanna non potrà colmare quell'immenso dolore che continuano a portarsi dentro dal giorno dell'omicidio del figlio. "Joele non meritava che gli accadesse una cosa così brutta. - sottolineano i genitori del ragazzo, come riporta il Kent online - Non saremo mai in grado di accettare tutto questo". I tre lituani condannati per l'omicidio di Joele Leotta avevano tutti dei precedenti penali. Nel corso del processo, i tre imputati hanno ammesso di aver agito sotto l'influenza dell'alcol, anche se hanno sostenuto di aver attaccato per auto-difesa.

Nel corso della requisitoria finale, il procuratore, rivolto alla giuria, ha sottolineato come "i due ragazzi italiani non avevano fatto assolutamente nulla per provocare tale orribile, violenza insensata. - aggiungendo - Questi imputati si sono comportati come un branco di animali". Il procuratore ha sottolineato quindi come Joele Leotta ed Alex Galbiati siano stati presi "a pugni, calci e colpiti con tutto ciò che (i tre lituani, ndr) avevano a portata di mano". Joele Leotta è morto dopo aver riportato circa un centinaio di ferite, comprese varie fratture al corpo. Il procuratore non aveva dubbi: "L'intenzione era chiara fin dall'inizio, era quella di uccidere o almeno causare danni seri". Deponendo durante il processo, Alex Galbiati ha raccontato che circa un quarto d'ora prima dell'aggressione aveva sentito molti rumori provenire dalla stanza al piano di sopra, dove vivevano i tre lituani. Poi, qualcuno ha bussato alla stanza dei due ragazzi italiani. Alex Galbiati ha quindi aperto la porta con in mano un'asta di metallo di un armadio, vista la tarda ora, che però gli è stata immediatamente sottratta dagli aggressori, che hanno cominciato il pestaggio, come racconta il giovane. Galbiati ha provato a difendersi chiudendosi in bagno, ma i tre lituani hanno forzato la porta. Galbiati spiega quindi alla Corte che l'aggressione è finita solo quando ha fatto finta di svenire. Una volta rimasto solo, ha scoperto che Joele Leotta era a terra in fondo alle scale dell'ingresso anteriore dell'edificio. Leotta è morto per le ferite riportate alla testa circa tre ore più tardi, dopo il ricovere al King's College Hospital di Londra.

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