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Matricidio a Melito di Porto Salvo: è l'ineducazione a causare l'ira assassina

Una ragazza di 17 anni uccide la madre a Melito di Porto Salvo perché le aveva vietatom l'uso dello smartphone e di Facebook. Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori, avverte: "Dall'ineducazione nasce il capriccio che si trasforma in ira violenta ed assassina".

"Desta raccapriccio e sgomento la notizia di una figlia diciassettenne accusata di avere freddamente ucciso la propria madre, ma per amor del cielo si evitino adesso psicosi dietro le quali trincerarsi per venir meno ulteriormente all'esercizio della genitorialità" sottolinea in una nota il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori, commentando l'omicidio avvenuto a Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) avvenuto nel maggio scorso. Dopo mesi di indagini, la 17enne è stata oggi arrestata con l'accusa di aver ucciso la madre 44enne perché le aveva vietato l'uso dello smarphone e del computer poiché la figlia passava troppo tempo su Facebook ed i social network causando un peggioramento nello studio, tanto che la giovane rischiava la bocciatura.
Marziale ammette come si resti infatti "sconcertati dall'apprendere che il matricidio sarebbe maturato nell'ambito di un normale conflitto generazionale rapportato al diniego di utilizzo smodato di apparecchi tecnologici, come il telefonino cellulare perché ciò, ormai, rappresenta uno scenario di vita quotidiana consolidato e difficile da contenere, considerando che di tecnologia si vive".

Il sociologo invita quindi la società "a riflettere, soprattutto quanti in essa ricoprono ruoli educativi ad ogni livello" poiché "occorre pensare all'importanza del dialogo intra-familiare, alla relazione tra genitori e scuola per raggiungere un'intesa armonica ad esclusivo beneficio dei ragazzi". Il presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori denuncia infatti: "Basta contrapposizioni, basta indignarsi col docente se il figlio torna a casa con un brutto voto, - aggiungendo - è tempo di dialogo, di ricostruzione di un tessuto lacerato dal troppo delegare da parte dei genitori e dal ritardo contenutistico di una scuola restia ad adottare l'educazione ai media e al loro corretto utilizzo come disciplina fondamentale". Marziale avverte infatti che "dall'ineducazione nasce il capriccio che si trasforma in ira violenta ed assassina", ma precisa: "Adesso, come accaduto a Novi Ligure con Erika e Omar, non si etichettino tutti gli adolescenti come violenti e soprattutto non venga in mente ai genitori di avere paura ad impartire le regole che, si sa, il più delle volte non piacciono ai figli. - perché - E' proprio l'abdicazione a generare la risposta violenta dei ragazzi, dunque vi è bisogno di fermezza, decisione e soprattutto spiegazione dei sì e dei no, perché non siano gratuiti".

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