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Piombino: arrestata l'infermiera killer dell'eparina. NAS: depressa e sotto psicofarmaci

Arrestata una infermiera accusata di aver provocato presso l'Ospedale civile di Piombino dove lavorava 13 morti iniettando ai pazienti dosi di eparina, farmaco anticoagulante, in alcuni casi anche 10 volte superiore rispetto a quelle compatibili con le consentite dosi terapeutiche. Gli inquirenti stanno facendo luce sulle motivazioni che hanno portato "agli insani gesti, verosimilmente da collegare allo stato psichico dell'infermiera, in particolare a depressione, uso di alcol e di psicofarmaci".

E' da circa 25 anni che in Italia si registrano casi di medici o infermieri che uccidono volontariamente i loro pazienti. Era il 1992 quando Antonio, infermiere all'Ospedale milanese Fatebenefratelli nel reparto Rianimazione, è statto scoperto a somministrare alle sue vittime l'Isoptin, un vasodilatatore. L'uomo fu condannato ad oltre 16 anni di carcere. Arrestato nel 1993 Alfonso, infermiere professionale nel reparto di Medicina generale dell'ospedale di Albano Laziale, che in tre anni aveva avvelenato tre uomini e una donna con un micidiale cocktail composto dal disinfettante Citrosil azzurro e da Pavulon, un potente anestetico: fu condannato all'ergastolo. Nel 2008 la Corte d'Appello condanna a 20 anni di reclusione Sonya C., infermiera professionale all'ospedale "Manzoni" di Lecco che iniettava bolle d'aria ai pazienti per creare l'emergenza: a lei furono attribuiti tra i 15 e i 18 omicidi, di cui 5 accertati. Ergastolo invece per Angelo, un infermiere part-time nella casa di cura Villa Alex di Sant'Angelo Romano accusato nel 2009 di 7 omicidi: iniettava psicofarmaci e poi massicce dosi di insulina. Il penultimo episodio balzato sulle pagine della cronaca nera risale a poco tempo fa: Daniela Poggiali, nota come l'infermiera di Lugo, è stata condannata in primo grado all'ergastolo per aver ucciso una paziente di 78 anni l'8 aprile 2014 iniettandole una dose di potassio. Anche se la donna si dice innocente, il procuratore di Ravenna assicura che entro questa estate sarà chiusa l'inchiesta su altre dieci morti sospette. A far scalpore anche le foto di Daniela Poggiali vicino al cadavere di un paziente.

Nella tarda serata di mercoledì 30 marzo invece è stata arrestata con l'accusa di aver ucciso 13 pazienti Fausta Bonino, 55 anni, di origini piemontesi ma da circa vent'anni vive e lavora in Toscana presso l'Unità di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale civile di Piombino. I NAS e la Procura di Livorno, nell'ambito dell'indagine ribattezzata "killer in corsia" hanno utilizzato anche videocamere per le intercettazioni ambientali per incastrare la donna, accusata di omicidio aggravato plurimo e continuato. L'indagine è scaturita da una segnalazione di un'ennesima ed inspiegabile morte nell'ospedale di Piombino di un anziano signore per emorragie diffuse non direttamente collegabili alle patologie di cui era affetto. Le morti, secondo l'accusa, sarebbero state infatti provocate da iniezioni letali, non per fini terapeutici, di "eparina", un farmaco anticoagulante. Sembra infatti che dei 13 decessi (tutti avvenuti tra il 2014 e il 2015) 12 sono attribuiti a "scoagulazione del sangue" e uno ad arresto cardiaco, ma ugualmente riconducibile alla somministrazione del farmaco. Dagli esami autoptici è stata rilevata in alcuni di questi pazienti una dose di eparina anche 10 volte superiore rispetto a quelle compatibili con le consentite dosi terapeutiche. I pazienti deceduti, uomini e donne di età compresa fra i 61 e gli 88 anni, in molti casi avevano patologie per le quali la somministrazione dell'eparina non rientrava nelle possibili terapie.
Gli inquirenti stanno facendo luce sulle motivazioni che hanno portato "agli insani gesti, verosimilmente da collegare allo stato psichico dell'infermiera, in particolare a depressione, uso di alcol e di psicofarmaci" come sottolineano i NAS.
L'infermiera, dopo l'arresto e la perquisizione presso il domicilio e gli altri luoghi di pertinenza, è stata condotta presso la Sezione femminile della Casa circondariale di Pisa a disposizione dell'autorità giudiziaria.

"Le notizie che trapelano sull'attività dell'infermiera di Piombino descrivono una pratica agghiacciante, orrenda. Il mio ringraziamento particolare va ai Carabinieri del NAS che l'hanno arrestata. - dichiara in una nota il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - Nella classifica degli orrori stavolta abbiamo raggiunto una delle vette commesse dalla miseria umana. Non è la prima volta che vengono scoperti omicidi in serie che vedono come protagoniste infermiere-killer. Queste figure vanno contro ogni deontologia ed etica medica, che devono essere sempre rivolte al massimo beneficio del paziente". La Lorenzin sottolinea quindi che "questo episodio mette in evidenza ancora una volta la necessità di una tutela particolare per le persone anziane e più fragili che alle strutture sanitarie affidano la loro esistenza. Va difeso con tutte le nostre forze il valore della vita, in qualsiasi fase, compresa quella dei malati terminali. La difesa della vita è un valore insopprimibile".

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