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Omeopatia vs allopatia: le "medicine complementari" allungano la vita

Uno studio dell'European Journal of Health Economics osserva che le medicine complementari riducono la spesa sanitaria e allungano la vita. Questo anche perché i medici "formati nelle medicine complementari tenderebbero a privilegiare la prevenzione e a promuovere la salute".

La medicina complementare in Italia è ancora relegata ad un ruolo, almeno dal punto di vista legislativo, di Cenerentola. Si pensi solamente che ci sono dei farmaci "complementari" che all'estero stanno dando ottimi risultati (ad esempio contro l'autismo) ma che in Italia non possono essere venduti. A questo proprosito in un articolo di qualche tempo fa scrivevamo che uno di questi farmaci, "Guna Awareness" non è disponibile nel nostro Paese per il fatto che, come scriveva l'azienda produttrice, "in base alla legislazione non aggiornata vigente nel nostro paese dal 1995 non sono autorizzabili nuovi medicinali omeopatici: non è stata infatti attivata dal Ministero della Sanità la procedura amministrativa per la registrazione di nuovi farmaci, come prevista dalla Direttiva Europea sui farmaci, alla quale il Ministero italiano inspiegabilmente non si è ancora adeguato" ("Autismo: speranze da farmaco omeopatico. Ma in Italia vince burocrazia" http://is.gd/VyG0bA). Il fatto che la medicina "allopatica" sia in guerra con quella "omeopatica" in Italia è un dato di fatto in molte realtà (http://is.gd/7F6crp) soprattutto per questioni "di costi". Si ricordi ad esempio la recente polemica sulle dichiarazioni di Silvio Garattini che affermava che "i prezzi dei farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale sono frutto di negoziazioni, i prodotti omeopatici e fitoterapici hanno facoltà di fissare il prezzo che si vuole" (http://is.gd/8641a4). Ma la medicina "complementare" costa davvero più di quella allopatica? La risposta, in base ad un nuovo studio, stavolta prettamente economico, quindi di "costi-benefici" è no. L'European Journal of Health Economics ha pubblicato i risultati di uno studio condotto da due ricercatori olandesi, Peter Kooreman ed Erik W. Baars. I due studiosi "hanno analizzato i dati assicurativi di circa 150.000 persone in un arco di tempo che va dal 2006 al 2009. In particolare hanno confrontato il costo del medico di medicina generale, le cure ospedaliere, la spesa farmaceutica e quella per attività paramediche, le date di nascita e morte degli assicurati" come si legge in un comunicato dell'AIOT, Associazione Medica Italiana di Omotossicologia. Nello studio si può notare che quando, come diceva Christian Boiron l' "allopatia e omeopatia cessino di combattersi", è la salute del paziente (e il suo portafoglio) che vince. Non a caso, secondo lo studio: "i pazienti dei medici che hanno maturato anche una formazione in medicina complementare presentano un tasso di mortalità inferiore fino al 30% ed una analoga riduzione della spesa per le cure con percentuali che cambiano in relazione alla fascia di età e al tipo di medicina complementare utilizzata". In occasione della pubblicazione dello studio interviene anche Alessandro Pizzoccaro, presidente di GUNA spa (azienda leader in Italia nel settore delle medicine complementari) che osserva: "I dati dello studio offrono alla classe politica un importante spunto di riflessione sulla necessità di promozione di un sistema sanitario basato su un rapporto costo–benefici più favorevole, grazie all'integrazione tra medicina tradizionale e complementare".

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