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Memoria dell'acqua: "ripetuto con successo in diversi laboratori"

Le critiche del dott. Remuzzi sul Corriere della Sera vengono "smontate" dall'equipe di Montagnier. Vitiello: "Il lavoro è criticabile, ma da chi ne abbia la competenza". Del Giudice: "esperimento di Montagnier ripetuto con successo in quattro diversi laboratori". E Benveniste continua a ridere.

Una notizia pochi giorni fa ha fatto sussultare il mondo scientifico e riguardava un noto argomento tabù: "la memoria dell'acqua" scoperta nel 1998 dallo scienziato francese Jacques Benveniste. Per i dettagli vi rimandiamo al nostro articolo "Omeopatia: Montagnier riscopre 'memoria dell'acqua'. Benveniste ride" (http://is.gd/sOu2Tt) nel cui sommario si sintetizzava: "Jacques Benveniste aveva ragione. Uno studio firmato da Montagnier, Aissa, Del Giudice, Lavallee, Tedeschi e Vitiello pubblicato sul prestigioso 'Journal of Physics' dimostra l'esistenza dell''acqua informata'. Si aprono nuove prospettive sui medicinali omeopatici. E Benveniste ride per ultimo". Il fatto che la teoria di Jacques Benveniste abbia un "nuovo" fondamento scientifico porta a reazioni "nervose" in una certa parte del mondo scientifico, dato che, anche nella popolarissima "enciclopedia libera" Wikipedia si legge a proposito dello scienziato francese: "Il suo nome venne alla ribalta nel 1988, quando pubblicò su Nature uno studio che sembrava dimostrare l'efficacia dell'omeopatia, rivelatosi invece una truffa" (http://is.gd/sOu2Tt). Non c'è però da stupirsi. Quando si parla di Jacques Benveniste volano spesso "parole grosse" e lo scienziato francese, illustre scopritore del PAF (Platelet-activating factor), per la "detronizzazione" della comunità scientifica e per quella che oggi si chiamerebbe in Italia "macchina del fango" (come si può leggere tra le righe del bel libro "La Mia Verità sulla Memoria dell'Acqua", prefazione del Premio Nobel per la Fisica Brian D. Josephson, Macro Edizioni) alla fine ci morì. Forse memori di questa vicenda, l'equipe di illustri scienziati che ha pubblicato la "riscoperta" della "memoria dell'acqua" non è molto disposta a "lasciar correre" sulle polemiche che coinvolgono la loro pubblicazione. E' il caso delle parole del dottor Giuseppe Remuzzi (Istituto Mario Negri di Milano) che "interviene scettico sul Corriere della Sera (http://is.gd/mAQirT), criticando sia il lavoro di Montagnier che la rivista che l'ha pubblicato", come si legge in una nota dell'AIOT (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia). Giuseppe Vitiello, Professore di Fisica all'Università di Salerno e ricercatore dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che ha firmato lo studio di Montagnier pubblicato sul "Journal of Physics" (liberamente scaricabile in PDF "DNA waves and water" http://is.gd/1Zqf7i) risponde a Remuzzi in modo netto: "La rivista che ha ospitato il lavoro fa parte della collana edita dalla divisione editoriale dell'Istituto di Fisica della Gran Bretagna, leader mondiale nella pubblicazione scientifica in campo fisico, con un'attività di divulgazione scientifica che risale al 1874. Questa autorevole istituzione, che collabora con 25 organizzazioni internazionali e dispone di una rete di centri in tutto il mondo, sarà certamente sorpresa dalle critiche avanzate dal dott. Remuzzi". Continua Vitiello: "Riguardo al lavoro della nostra equipe, contrariamente a quanto sostenuto dal dott. Remuzzi è stato eccome sottoposto al vaglio della comunità scientifica, in più occasioni e anche recentemente, in occasione di una conferenza di livello internazionale organizzata dall'Università dell'Arizona e tenutasi a Stoccolma dal 3 al 7 maggio 2011. Inoltre è pubblicato on-line, chiunque ne abbia le capacità può leggerlo è confutarlo". Il Professore di Fisica dell'Università di Salerno poi sottolinea che: "Questa è una ricerca che aprirà nuovi orizzonti da molti punti vista: parliamo dei fondamenti dinamici su cui poggia la fenomenologia dei sistemi viventi. Il dott. Remuzzi critica il lavoro definendolo 'vago'. Il dott. Remuzzi è un esperto riconosciuto in nefrologia e trapianti, non mi risulta abbia in curriculum alcuna competenza in fisica teorica e quantistica. Il lavoro è criticabile, e ci mancherebbe ancora, ma – lo ripeto – da chi ne abbia la competenza". Per questo professor Vitiello ricorda: "E' appena utile ricordare che chi scoprì i Raggi X un secolo fa stava indagando i fenomeni fisici dei materiali radioattivi, e mai più poteva immaginare la sua scoperta sarebbe stata utilizzata in medicina, in tutti gli ospedali del mondo. E' ora di passare da una scienza a compartimenti stagni ad un approccio realmente interdisciplinare: fisica e medicina devono integrarsi, questa è una delle vere sfide del XXI esimo secolo". Concorda con Vitiello il Prof. Emilio Del Giudice, ricercatore di fama internazionale all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, esperto sui temi della fisica delle particelle elementari e della fisica dei sistemi biologici: "Il dott. Remuzzi dice cose non vere: l'esperimento di Montagnier, al quale ho avuto l'onore di collaborare, non è la relazione a una conferenza, bensì è un articolo scientifico vero e proprio, ripreso successivamente in diverse conferenze, e inoltre – anche se immagino la cosa darà assai fastidio a chi fa della scienza un dogma – è già stato ripetuto con successo in quattro diversi laboratori, due a Parigi, uno a Montreal (Canada) e uno a Yaoundè (Camerun). Il dott. Remuzzi dice anche banalità: ovviamente più l'esperimento verrà ripetuto e meglio sarà per tutti, ma innanzitutto andava pubblicato, proprio per permettere ai colleghi scienziati di valutarlo. Non è una ricerca sull'omeopatia, ci mancherebbe, tuttavia c'è una connessione forte tra i due mondi: in questo nostro lavoro – si studia la proprietà delle soluzioni estremamente diluite, e chi si occupa di omeopatia troverà quindi sicuramente degli elementi d'interesse. Il consiglio che do a chi è capace di negare l'evidenza scientifica, è di studiare la fisica: non conoscono la materia, quindi prima la imparino e poi potranno parlare". Conclude la replica il Dott. Paolo Roberti di Sarsina, presente nel board delle più autorevoli riviste internazionali sulle medicine non convenzionali e recentemente confermato come esperto del Consiglio Superiore di Sanità: "Circa il lavoro di Montagnier, ho la dignità di non esprimere parere, dal momento che non è la mia materia, sottolineo solo che si tratta di un Premio Nobel, non del primo parvenue". E Benveniste continua a ridere dalle nuvole immensamente diluite.

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