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Plasmon toglie l'olio di palma sostenibile dai biscotti. Solo olio d'oliva e girasole

"Pur sicuro e sostenibile", l'olio di palma, fa una brutta fine nei biscotti Plasmon: dopo un anno di ricerche viene sostituito da olio di oliva e di girasole. Un brutto colpo per le aziende che invece hanno investito sulle campagne pubblicitarie pro olio di palma. E la politica (M5S in primis) plaude la strategia "palm oil free".

Anche se l'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile (di cui fanno parte Ferrero, Nestlé e Unilever) ha lanciato un'imponente campagna pubblicitaria in tv e sulla stampa per promuovere la bontà dell'olio di palmisto, sembra che i consumatori rimangano piuttosto freddi nell'accettare l'ubiquo oleoso prodotto. Anche se ormai è difficile trovare un cracker o una merendina priva di quest'olio vegetale saturo non idrogenato, una grande fetta di acquirenti rimane fedele alla posizione "palm-oil free", nonostante le pressioni mediatiche e le rassicurazioni ministeriali.

Lo stesso sito oliodipalmasostenibile.it sottolinea l'enorme business che gira intorno all'olio di semi di palma: "Quello di palma è oggi l'olio vegetale più esportato al mondo: rappresenta infatti ben il 60% del totale export (fonte Foreign Agricoltural Service / USDA, dicembre 2015). Parliamo di una fetta di mercato molto interessante. Sono in gioco forti interessi commerciali concorrenziali, legati a un business già oggi rilevante e destinato a crescere ulteriormente nell'arco del prossimo decennio. Di fronte alla crescente ostilità - anche in Italia - nei confronti dell'olio vegetale più in alto alle classifiche del commercio internazionale, è giusto domandarsi il perché di tanta attenzione su questo ingrediente".

Se quindi ci sono aziende come Ferrero che si sono fatte la domanda e si sono date una risposta, e cioè che bisogna continuare ad usare l'olio di palma nei propri prodotti ma solo quello strettamente "sostenibile" (cioè certificato RSPO, Round Table Sustainable Palm Oil), altre aziende incominciano ad ascoltare attentamente l'ostilità dei consumatori. L'esempio più eclatante lo fornisce in questi giorni la Plasmon che ha eliminato l'olio di palma dai suoi biscotti decretando il ritorno al passato, e cioè il ritorno all'uso di olio di oliva e olio di girasole tra i suoi ingredienti.

I biscotti Plasmon, creati per i più piccoli, target dove le notizie sulla salute sono guardate con la massima attenzione (leggi ad esempio "Diabete: olio di palma capace di distruggere le cellule del pancreas"), sono infatti da pochi giorni "palm oil free". Plasmon ha aperto addirittura un sito per impalmare la scelta merceologica, che si chiama emblematicamente tiabbiamoascoltato.it.

L'azienda di Heinz Italia Spa (Pittsburgh, Pennsylvania), ma fondata a Milano ai primi del novecento da Cesare Scotti, prima di ascoltare confessa di aver sentito centinaia di domande come queste, riportate sul sito: "Quando rimuoverete l'olio di palma?", "Plasmon, per favore, togli l'olio di palma dai biscotti", "Olio di palma no grazie", "Continuo ad aspettare che togliate l'olio di palma", "Se non fosse per l'olio di palma sarebbero perfetti". Un possibile calo delle vendite e le ricerche "instant" su Google che davano associato allo storico marchio "plasmon olio di palma" sono fattori che potrebbero aver portato l'azienda alla storica decisione.

Scrive Plasmon maternamente sul sito evento: "Chiara, Francesca, Serena, Lucia, Barbara... Per Plasmon ogni mamma è importante. Per questo #TiAbbiamoAscoltato e ti invitiamo a scoprire il nuovo Biscotto Plasmon con olio di girasole e olio d'oliva. Abbiamo impiegato più di un anno di ricerca e sviluppo per produrre lo stesso biscotto: i principi nutrizionali, la friabilità, il gusto inconfondibile e la proprietà unica di sciogliersi facilmente in bocca sono infatti gli stessi di sempre, così come la sicurezza, i controlli e le attenzioni di Oasi nella Crescita (marchio registrato). Siamo accanto alle mamme e ascoltiamo le loro esigenze dal 1902, ecco perché abbiamo deciso di togliere l'olio di palma, pur sicuro e sostenibile".

Quindi, in risposta alla campagna delle associazioni pro olio di palma, ecco in sintesi l'exit strategy scelta da Plasmon: "pur sicuro e sostenibile", ma l'olio di palma lo togliamo dai biscotti per i bambini piccoli. Anche la politica si è mossa con un plauso a Plasmon e alla sua scelta di eliminare l'olio di palmisto. Mirko Busto, portavoce M5S Camera dichiara in una nota: "Plasmon toglie l'olio di palma dai biscotti per neonati e bambini. Un risultato importante che dimostra l'efficacia della pressione dei consumatori. La nuova ricetta del biscotto contiene olio di girasole e di oliva e mantiene inalterati il gusto e la caratteristica di sciogliersi facilmente in bocca. Questo vuol dire che le motivazioni accampate da molte aziende sulla difficoltà di sostituire il palma con altri oli vegetali con meno acidi grassi saturi e che non contribuiscono a distruggere le foreste dell'Indonesia, sono spesso una scusa".

Anche l'olio di palma "sostenibile" infatti incendia le foreste del Borneo, come ha denunciato poco tempo fa Greenpeace che chiedeva "a RSPO e FSC di agire tempestivamente per fare chiarezza su quanto accaduto ed espellere le aziende complici del dilagare degli incendi che distruggono le foreste torbiere e soffocano il Sud-est asiatico" visto che "dal 1990 ad oggi l'Indonesia ha perso un quarto delle sue foreste a causa dell'espansione indiscriminata delle piantagioni di palma da olio e cellulosa".

Il portavoce di M5S Camera non rinuncia poi ad affondare il coltello nel panetto di olio di palma: "L'unico motivo per continuare ad utilizzare l'olio di palma da parte dell'industria alimentare è, infatti, il fattore economico a cui, come al solito, vengono piegati anche gli interessi delle persone, dell'ambiente, della salute e di interi popoli".

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