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EFSA: olio di palma fa male, soprattutto ai bambini. Sostanze genotossiche e cancerogene

L'olio di palma fa male anche alla salute. A sentenziarlo è l'Efsa che in uno studio ha valutato i rischi per la salute pubblica derivanti dalle sostanze che possono svilupparsi soprattutto negli alimenti contenenti in particolare olio di palma e grasso di palma. Maggiormente esposti ai pericoli dell'olio di palma i bambini ed i lattanti. Ci sono "evidenze sufficienti che il glicidolo (composto precursore dei GE) sia genotossico e cancerogeno" dice l'Efsa.

L'olio di palma oltre a distruggere le foreste del Borneo fa male anche alla salute. A sostenerlo questa volta non sono i soliti "complottisti" ma l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare. Il 3 maggio l'Efsa ha infatti pubblicato sul suo giornale un articolo dal titolo: "Risks for human health related to the presence of 3- and 2-monochloropropanediol (MCPD), and their fatty acid esters, and glycidyl fatty acid esters in food" condotto dal panel sui contaminanti nella catena alimentare (CONTAM) con tanto di video riassuntivo sui "contaminanti da processo degli alimenti" a cura del tossicologo Marco Binaglia.

Binaglia spiega perché troviamo contaminanti chimici negli alimenti (cioè in ciò che mangiamo quotidianamente), ricordando che il cibo di oggi "è fatto di molte sostanze chimiche diverse". I contaminanti da processo negli alimenti vengono introdotti "dall'attività umana", cioè non sono presenti naturalmente nel cibo di cui ci nutriamo. Il tossicologo precisa che "i contaminanti da processo sono sostanze che si formano quando gli alimenti subiscono alterazioni chimiche durante la trasformazione". I metodi di trasformazione comprendono la fermentazione, l'affumicatura, l'essiccamento e soprattutto "la cottura ad alta temperatura".

Binaglia ricorda che negli anni '70 gli scienziati hanno scoperto sostanze dannose che si sviluppano durante la cottura quali idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e le ammine eterocicliche aromatiche. Di recente alcuni studi hanno inoltre portato alla luce altri contaminanti da processo come l'acrilammide e il furano che "possono causare il cancro negli animali da laboratorio". L'acrilammide si sviluppa negli alimenti amidacei cotti ad elevate temperature. Anche il furano è una sostanza che si forma durante i trattamenti termici degli alimenti come il caffè, il cibo in scatola inclusi gli alimenti per l'infanzia contenenti carne e verdure. Il furano è presente in così tanti alimenti perché si forma a causa di diverse reazioni chimiche.

In particolare, l'ultimo studio condotto dal CONTAM ha valutato i rischi per la salute pubblica derivanti dalle sostanze: glicidil esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e loro esteri degli acidi grassi. Le sostanze si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare quando gli oli vegetali vengono raffinati ad alte temperature (circa 200° C).

L'Efsa precisa quindi che "i più elevati livelli di GE, come pure di 3-MCPD e 2-MCPD (compresi gli esteri) sono stati rinvenuti in oli di palma e grassi di palma, seguiti da altri oli e grassi" avvertendo che "per i consumatori di tre anni di età e oltre, margarine e 'dolci e torte' sono risultati essere le principali fonti di esposizione a tutte le sostanze". Quindi, i bambini sono maggiormente esposti ai pericoli dell'olio di palma.

E il rischio è significativo visto che "ci sono evidenze sufficienti che il glicidolo (composto precursore dei GE) sia genotossico e cancerogeno" come dichiara Helle Knutsen dell'Efsa, e pertanto "il gruppo CONTAM non ha stabilito un livello di sicurezza per i GE". Ciò vuol dire che non esiste attualmente un limite minimo tollerabile della sostanza glicidil esteri degli acidi grassi che si può sviluppare negli alimenti con olio di palma o grasso di palma. L'Efsa precisa infatti che "i GE sono un potenziale problema di salute per tutte le fasce d'età più basse e mediamente esposte, nonché per i consumatori di tutte le età che risultino fortemente esposti" ma la dott.ssa Knutsen avverte in particolare i genitori: "L'esposizione ai GE dei bambini che consumino esclusivamente alimenti per lattanti costituisce motivo di particolare preoccupazione, in quanto è fino a dieci volte quella che sarebbe considerata di lieve preoccupazione per la salute pubblica".

Per quanto riguarda invece il 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e i suoi esteri degli acidi grassi il CONTAM ha fissato "una dose giornaliera tollerabile (DGT) di 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno" mentre "le informazioni tossicologiche sono tuttavia troppo limitate per stabilire un livello di sicurezza per 2-MCPD (2-monocloropropandiolo)". Ancora una volta ad essere messo sotto accusa è l'olio di palma perché "contribuisce in maniera rilevante all'esposizione a 3-MCPD e 2-MCPD nella maggior parte dei soggetti". L'Efsa sottolinea inoltre che "la stima della media e le esposizioni elevate al 3-MCPD di entrambe le forme per le fasce di età più bassa, adolescenti compresi (fino a 18 anni di età), superano la DGT e costituiscono un potenziale rischio per la salute".

Dopo questo studio dell'Efsa la Ferrero troverà quindi forse più difficile giustificare l'abbondante utilizzo di olio di palma con il fatto le "sue proprietà intrinseche conferiscono alla Nutella le caratteristiche uniche di gusto, di consistenza e nutrizionali". Ma soprattutto la Ferrero, così come molte altre aziende, non potrà più ribadire che "contrariamente ad alcune comunicazioni opportuniste, sostenute da produttori di altri tipi di olio vegetale, è falso affermare che l'olio di palma sia dannoso per la salute" come la multinazionale dolciaria affermò quando nel 2012 la Francia intendeva introdurre il cosiddetto "emendamento Nutella" che prevedeva una tassa del 300% sull'olio di palma. Norma che poi, in maniera poco lungimirante, è stata bocciata. Ma l'inversione di rotta è ormai imminente visto che recentemente alcune grandi aziende, come la Plasmon, hanno deciso di eliminare l'olio di palma da alcuni loro prodotti.

Allo stesso modo l'Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) probabilmente non giudicherà più come "isteria nazionale" le preoccupazioni dei consumatori in merito all'olio di palma ed in molti sperano perlomeno di non veder più riproposto in televisione lo spot prodotto dall'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile (di cui fanno parte Ferrero, Nestlé e Unilever) dove si spiega che quest' "olio di origine naturale non presenta rischi per la salute" (ovviamente aggiungendo in una dieta bilanciata).

La ricerca dell'Efsa inoltre avvalora il recente studio che rivela come la proteina p66Shc sintetizzata dall'olio di palma sarebbe capace di distruggere le cellule beta del pancreas che producono l'insulina. Lo studio condotto dal professor Francesco Giorgino e dal suo gruppo dell'Università di Bari, con la collaborazione dell'Università di Pisa e dell'Università di Padova, centri affiliati con la Società Italiana di Diabetologia, avverte quindi che una dieta troppo ricca di grassi, soprattutto quelli derivanti dall'olio di palma, potrebbe provocare anche danni irreversibili nonché essere tra le cause del diabete mellito.

Dopo lo studio dell'Efsa quindi i consumatori si aspettano che i legislatori, nazionali ed europei, mettano un freno all'uso smodato dell'olio di palma che ormai purtroppo è onnipresente in praticamente quasi tutti gli alimenti lavorati e trasformati. E a porre per prima un freno all'utilizzo di questa sostanza dovrebbe essere proprio l'Italia che a parole è la custode della dieta mediterranea ma nei fatti è tra i primi importatori di olio di palma in Europa. Alla faccia del Made in Italy.

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