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Una nuvola radioattiva si aggira per l'Europa: iodio 131 da fialetta medica?

Nel gennaio scorso una nuvola radioattiva di iodio 131 si è aggirata indisturbata per l'Europa, dalla Norvegia alla Polonia, dalla Germania alla Francia. Le autorità compententi ipotizzano che la concentrazione di iodio 131 sia stata causata dal maltempo ma non è escluso che possa essere esplosa qualche "fialetta" radioattiva utilizzata in ambito medico.

Una volta ad aggirarsi per l'Europa c'era uno spettro. Oggi invece a sorvolare il Vecchio Continente è qualcosa di ancor più allarmante del comunismo.

Nel mese di gennaio 2017 infatti una nuvola radioattiva di iodio 131, radionuclide di origine artificiale (per esempio da fissione nucleare), è stata rilevata nell'aria al livello del suolo. Nello specifico, lo iodio 131 è stato tracciato in Norvegia, Finlandia e Polonia dal 9 al 16 gennaio, in Repubblica Ceca dal 17 al 23 gennaio, in Germania dal 16 al 30 gennaio, in Francia dal 18 al 26 gennaio e in Spagna dal 17 al 24 gennaio.

Per fortuna, a quanto pare, l'Italia non sembra essere stata toccata da questa nuvola radioattiva.

Da quanto si apprende, i livelli di iodio 131 riscontrati (in forma di aerosol) sono stati relativamente bassi. Il valore più alto è stato infatti registrato in Polonia, pari a 5,92 microBecquerel per metro cubo in un campionamento su un filtro effettuato dal 9 al 16 gennaio 2017.

In Francia invece il valore massimo riscontrato dall'Istituto per la radioprotezione e la sicurezza nucleare (IRSN) è stato di 0,31 microBecquerel per metro cubo, in base all'analisi effettuata dal 18 al 25 gennaio del filtro di Puy-de-Dome. Da sottolineare che lo iodio 131 ha un'emivita di 8 giorni, vale a dire il tempo in cui decade metà della massa iniziale dell'elemento radioattivo.

La nostra Ispra assicura che i livelli di radioattività sono quindi "molto al disotto della soglia di sicurezza", ed infatti il CRIIRAD (Commission de recherche et d'information indépendantes sur la radioactivité) ricorda che in Francia le ricadute del disastro nucleare di Fukushima, rilevate tra marzo ed aprile 2011, erano circa 10.000 volte superiori rispetto ai livelli di iodio 131 misurati a gennaio 2017. Se si considerano invece gli effetti dell'incidente di Chernobyl, nel 1986 i livelli di iodio 131 erano decine di milioni di volte superiori a quelli del gennaio scorso.

Ad oggi, non è chiaro che cosa possa aver provocato la nuvola radioattiva e soprattutto dove si è originata.

La presenza di tracce di iodio 131 nell'atmosfera di vari Paesi europei può essere legata anche a specifiche condizioni climatiche delle scorse settimane, che possono aver provocato un forte inquinamento da polveri sottili favorendo la loro stagnazione negli strati più bassi dell'atmosfera. In questo caso, quindi, le anomalie non sono associate ad aumento di rilascio di radioattività ma solo al fatto che c'è stata meno diluizione.

Le autorità competenti tendono a ritenere come causa più probabile questa spiegazione, ma senza una prova definitiva non si può ancora escludere che la nuvola di iodio 131 non sia stata causata da un rilascio radioattivo in uno o più impianti. Lo iodio 131, oltre ad essere una scoria della fissione nucleare di uranio e plutonio, è infatti molto utilizzato in ambito medico e farmaceutico.

A far riflettere inoltre il fatto che mentre in Europa non è scattato alcun allarme gli Stati Uniti, a seguito degli insoliti valori di iodio 131 rilevati, hanno inviato un Boeing WC-135 Constant Phoenix, specificatamente progettato per raccogliere e analizzare campioni di aria in tempo reale alla ricerca di eventuali esplosioni nucleari.

L'intervento degli USA però potrebbe essere però solo geopolitico, visto che l'aereo sniffer è atterrato nella base della Raf di Mildenhall, nel Suffolk (Regno Unito) solo il 17 febbraio, quando ormai la nuvola radioattiva si era dissolta già da un pezzo. Il dito americano, infatti, è sempre puntato verso la Russia, nel timore che possa aver effettuato dei test nucleari illegali. In questo caso, però, ci sarebbe stata una reazione a catena che produce, oltre allo iodio 131, migliaia di altri radiolementi diversi che non sembrano essere stati però rilevati.

Ecco perché si ipotizza che la nuvola radioattiva possa essere collegata al maltempo anche se non è ancora escluso che possa essere esplosa qualche "fialetta radioterapeutica" di iodio 131 utilizzata in ambito medico (in qualche impianto farmaceutico o nei dipartimenti di medicina nucleare), visto che ne esistono anche di 800 milioni di Bq (come per esempio proprio nel sistema sanitario della Polonia).

Sarebbe quindi importante identificare l'origine della nuvola radioattiva, poiché i residenti di quel luogo potrebbero essere stati esposti a dosi significative di iodio 131.

© riproduzione riservata | online: | update: 24/02/2017

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