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Tokyo "storna" fondi terremoto per contromisure a Sea Shepherd

Migliaia di giapponesi a Tokyo contro il nucleare e la "nuclearopoli". La notizia che Tepco chiede 120 miliardi di dollari per "bonificare" Fukushima si aggiunge agli "storni" dal bilancio della ricostruzione per i fini più "diversi". Ad esempio per le contromisure da adottare alla Sea Shepherd e la ricostruzione "della base della caccia alla balena, la caccia stabile della balena è indispensabile".

Qualche giorno fa a Tokyo, l'11 novembre, una grande manifestazione nucleare davanti al Parlamento giapponese ha gridato il suo NO al nucleare. Una grande manifestazione non solo per combattere un'energia controversa che ha contaminato, con il disastro di Fukushima il 10 per cento del Paese (oltre ad aver messo in ginocchio le popolazioni che vivevano nella "zona interdetta"), ma per protestare sull'enorme spreco di denaro chiesto da Tepco pochi giorni prima. La proprietaria delle centrali di Fukushima difatti ha chiesto al governo nipponico ben 120 miliardi di dollari per "bonificare" l'area del disastro nucleare. La notizia della richiesta del finanziamento pubblico si è aggiunta allo scandalo sull' uso "inappropriato e scellerato dei soldi messi a bilancio per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto dell'11 marzo 2011, che si aggirano intorno ai 19 trilioni di yen (184 miliardi di euro) stanziati in 5 anni a partire dal 2011" come scrive Naoko Okada nel suo diario da Kyoto. E' stata l'emittente giapponese NHK a fare una lista dei "fantasiosi" capitoli di spesa (che ammonterebbero a circa 2 trilioni di yen) "stornati" dalle esigenze della ricostruzione post terremoto e inseriti in voci di bilancio che potrebbero competere come "creatività politica" solamente con qualche esempio nel Bel Paese. Ad esempio "2,3 miliardi di yen (22 milioni di euro) per le contromisure da adottare alla Sea Shepherd (famosa nave ambientalista che "dà la caccia" alle navi baleniere giapponesi, ndr)" dato che l'Agenzia per la Pesca ritiene che la cifra sia necessaria "per la ricostruzione della città di Ishimaki, dove c'è la base della caccia alla balena, la caccia stabile della balena è indispensabile". Ma nella lista delle spese "scellerate" stornate dalla ricostruzione post terremoto ci sono anche "7,2 miliardi di yen (70 milioni di euro) per gli scambi culturali tenuti nelle zone devastate con i giovani di Nord America e Asia" e il paradossale finanziamento, per 4,2 miliardi di yen (41 milioni di euro) per l'ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), progetto internazionale per realizzare energia da fusione nucleare, chiamata 'energia atomica del futuro'", come si legge ancora dal post di Naoko Okada. E se protestare in piazza per il "giapponese medio" è una novità e in un certo senso una "forzatura" per la cultura del Sol Levante, il fatto che migliaia di persone stiano protestando contro il nucleare e i suoi costi post-disastro, fa capire quanto la tematica dell'atomo sia ormai radicalizzata nella società giapponese.

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