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Tokyo: Baby Panda morto di polmonite. Fukushima il killer?

In Giappone il baby panda gigante figlio di Shin Shin (la mamma) e di Ri Ri (il padre) è morto per una polmonite. Ma il piccolo panda potrebbe essere stato vittima di Fukushima e della sua catastrofe "made in Japan". Il cucciolo di panda era nato da un accoppiamento naturale, ed era considerato presagio di prosperità ed amicizia.

La nascita dopo 24 anni di un panda gigante è considerato, per i superstiziosissimi giapponesi, un evento di rara fortuna e prosperità e, soprattutto, essendo i Panda allo zoo di Ueno a Tokyo cinesi (in modico affitto per 800mila euro l'anno) di "amicizia".
Fatto sta che il "baby panda" figlio di Shin Shin (la mamma) e di Ri Ri (il padre) nato da accoppiamento naturale, aveva catalizzato l'opinione pubblica nipponica molto più delle "cose importanti", come avviene d'altronde in ogni società "decandente" e "post industriale".
Il "baby panda", il cui nome era già dibattuto tra nazionalisti giapponesi ed il resto della compagine politica più mite verso i cinesi, era venuto alla luce il 5 luglio, lo stesso giorno in cui l'accademico Kiyoshi Kurokawa rendeva pubblica la relazione sul disastro di Fukushima .
La relazione sulle cause del disastro nucleare di Fukushima rivelava che la catastrofe atomica non era da ricercare nella "violenza della natura", ma nell'imprudenza dei giapponesi e nella catena di errori umani che l'aveva prodotta. Insomma Fukushima è ufficialmente un disastro "made in Japan", sottolineava l'accademico.
Ma il Giappone quel giorno non ascoltava, ed era semplicemente ipnotizzato dal piccolo baby panda, peso 100 grammi, batuffolo rosato sulla pancia enorme di Shin Shin. E così la "noiosa relazione" passava in secondo piano.
Un tweet emblematico di Gerhard Fasol , un fisico che vive a Tokyo dagli anni '90, rende bene l'atmosfera del 5 luglio: "La commissione parlamentare presenta la relazione su Fukushima. I giornali fanno edizioni straordinarie sulla nascita del Panda".
In effetti l'osservazione del fisico è comprensibile: il Giappone è ancora in piena emergenza nucleare, dato che i reattori di Fukushima sono solo "formalmente" spenti (ma il corio ribolle gagliardo sotto la cenere dei reattori in meltdown o molto più probabilmente in melt-through ), eppure la popolazione pare quasi "indifferente".
Ma psicologicamente, mutatis mutandis, in quella giapponese si ritrova un po' lo stesso atteggiamento che si vive l'Italia.
Anche gli italiani in un certo qual modo sono di fronte ad un meltdown dei diritti costituzionali e dello stato sociale, acquisiti in decenni di battaglie, ma non "reagiscono" ed appaiono di una calma catatonica.
Qualcuno potrebbe osservare che è un po' la "sindrome dell'aragosta", crostaceo che non si accorge che l'acqua aumenta di temperatura, se non quando ormai è troppo tardi.
Eppure, come insegna il Bosone di Higgs tutto è misteriosamente e "quantisticamente" unito , ed anche la morte del cucciolo di panda potrebbe essere fatalmente legata a Fukushima e alle sue radiazioni.
Il neonato panda è infatti morto di polmonite, a soli sei giorni dalla nascita.
Un problema che, dopo il disastro di Fukushima Daiichi, è diventato "statisticamente rilevante" sugli esseri umani, come attesta una ricerca di Joseph J. Mangano e Janette D. Sherman pubblicata sull' International Journal of Health Services .
La ricerca sostanzialmente osserva come il numero dei decessi correlati al disastro nucleare abbia portato ad un aumento (negli Stati Uniti) di influenza e di polmonite mortali cinque volte maggiore nelle 14 settimane successive alla fuga del materiale radiattivo dalle centrali in crisi.
Statistiche inquietanti corroborate anche da fonti e conferme giapponesi diffuse anche da Iori Mochizuki di Fukushima Diary , uno dei più rispettati blogger nipponici contro il blackout dei media mainstream.
Così per alcuni osservatori il baby panda, figlio di Shin Shin e Ri Ri, potrebbe essere stato vittima di una polmonite "legata" alla catastrofe nucleare di Fukushima.
Fukushima "ben presente" a Tokyo con le sue radiazioni anche se è troppo difficile da accettare per l'opinione pubblica giapponese.
Basti pensare alla situazione della Stazione Centrale di Tokyo , e ai vari "hot spot" (in senso radiologico, non di Wi-Fi), che ogni tanto vengono segnalati nella capitale9 .
Ma anche se la catastrofe nucleare giapponese è appena iniziata , come ha detto Paolo Scampa dell'AIPRI, i media giapponesi continuano ad edulcorare il problema.

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