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Rovello Porro: una "Chernobyl" cold case scoppia in Lombardia

Nel 1989 a Rovello Porro, alle porte di Milano veniva "fusa" per errore una sorgente di Cesio 137. La sconvolgente scoperta, o meglio "riscoperta", è stata fatta dal prof. Paolo Scampa (AIPRI) e da Massimo Bonfatti (Mondo in cammino). E così la "Chernobyl" lombarda "cold case" approda in Parlamento con una interrogazione parlamentare.

Dopo i cinghiali radioattivi che scorrazzano allegri (ma mica tanto) nei nostri boschi, in attesa che una pallottola al piombo ne schermi, paradossalmente, almeno in parte, i pericolosi raggi gamma emessi dal Cesio 137 di cui sono contaminati, ecco che un altro piatto radiologico viene servito al cittadino ormai stordito da un tittytainment anestetizzante. Questa volta, tanto per restare nello schermo dell'immaginario collettivo, si ha a che fare con un "delitto nucleare" commesso tanti anni fa, come nella tradizione del famoso telefilm "Cold Case - Delitti irrisolti", che da anni mette sulla tavola dell'italiano medio quel grandguignolesco piatto freddo di immagini crude. Ma non di cinghiale, almeno.

Nel 1989 sarebbe stato fuso alle porte di Milano, a Rovello Porro, inavvertitamente, dalle estrapolazioni sui dai disponibili, forse "dal 4 al 40% del Cesio 137 ricaduto in Italia in seguito alla catastrofe di Chernobyl". Rovello Porro è un comune in provincia di Como, ma in tema di cold case, come sottolinea Wikipedia, addirittura "Napoleone dispose lo spostamento di Rovello dalla Provincia di Milano alla Provincia di Como nel 1801, e per alcuni anni ne fece un unico comune con Rovellasca, misura poi ripresa sempre per alcuni anni da Mussolini".

Gli investigatori di questo incidente nucleare tricolore del recente passato (ma che potrebbe rivelarsi anche un disastro per il futuro) sono due serissimi esponenti della divulgazione e della ricerca sul nucleare in Italia (e nel mondo): Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in cammino e il prof. Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti).

In un comunicato congiunto del primo aprile, giorno ironicamente di scherzi e di pesci (che oggi però, dopo Fukushima, rischiano anch'essi di essere portatori sani di Cesio radioattivo), AIPRI e Mondo in cammino spiegavano in un comunicato congiunto: "Nel 1989 un grave incidente nucleare si è consumato alla Luigi Premoli e figli SPA, fonderia che forgiava i telai dell'Alfa 133 a Rovello Porro in Lombardia, tra Como e Saronno: una fonte radioattiva orfana, contenuta in un carico di alluminio proveniente dall'Est Europa, ed equivalente a una sorgente radioattiva stimata tra i 600 e i 6.000 Curie di Cesio 137 (pertanto da 8 a 80 volte superiore a quella di Algeciras in Spagna) fu inavvertitamente fusa immettendo nell'aria una enorme quantità di particelle radioattive altamente nocive, senza che nessun allarme scattasse". La pistola fumante, quindi, c'è ed è a canna lunga.

Questo è il fatto, il resto, come si vede in ogni puntata di Cold Case è contenuto in una scatola di cartone piena di ritagli di giornale, fotocopie di documenti ufficiali, tabelle e qualche fotografia ingiallita. La cassa con le prove, in versione digitale per chi vuole seriamente informarsi e "partecipare" alla risoluzione del caso è allegata come "bibliografia" alla relazione di Scampa e Bonfatti, che si chiama, tutta in maiuscolo, stampigliata come una volta, "LA NUBE DEI VELENI. ROVELLO PORRO O LA VERITÀ A PERDERE". Non manca in fondo alla scatola un emblematico ritaglio di un Vangelo: "Poiché non v'è nulla di nascosto che non abbia a diventar manifesto, né di segreto che non abbia a sapersi ed a farsi palese" Luca 8:17.

Chi non si legge "tutta" la scatola è chiaramente fuori dall'indagine, o almeno dalla sua comprensione. Così è avvenuto probabilmente per chi, inizialmente, nel mondo politico ha alzato le spalle, come se a Rovello Porro, nel 1989, fosse scoppiata solamente una piccola fabbrica d'aria fritta. Ma purtroppo il Cesio radioattivo è una bruttissima bestia, anche in dosi minime, e basta leggere il "divertente" articolo "Cesio 137: Niente allarmismi, siete contaminati" del prof. Paolo Scampa per riflettere sui fattori di dose ufficiali. Questa "Chernobyl dimenticata alle porte di Milano" (come si intitola il comunicato stampa iniziale delle due Associazioni) non può essere quindi liquidata con la frase fatta "se fosse vero quello che hanno scritto saremmo tutti morti da oltre 20 anni".

Spiegano a proposito Massimo Bonfatti e Paolo Scampa: "A parte il fatto che chi ha pronunciato con azzardo tale frase o non ha confidenza con argomenti così ostici o più probabilmente non ha letto compiutamente il comunicato, l'affermazione non tiene conto (come tutti gli incidenti nucleari hanno dimostrato e dimostrano, non ultimo quello di Chernobyl) che gli effetti di qualsiasi fallout radioattivo devono essere valutati nel tempo, in quanto il danno umano è dovuto agli effetti costanti e cronici dell'incorporazione delle basse dosi di radiazione, anche come causa indiretta nell'aggravamento o nell'esacerbazione di patologie precedenti a causa dei lenti effetti immunodepressori.. Gli studi del prof. Yuri Bandazhevsky hanno già dimostrato 'in vivo' questi effetti. Per questo l'affermazione riportata suona, inconsapevolmente e incoscientemente per chi l'ha pronunciata, tragica: non è detto che non ci siano stati 'morti' (e come ci dispiace riportare questo termine!) riconducibili all'incidente. Come non è detto neppure il contrario. Ma a fronte di ricerche scientifiche in merito all'effetto delle basi dosi di radiazione già così acclarate, sarebbe opportuno rispettare ed assumere un atteggiamento di precauzionalità, condotta che è alla base di ogni serio processo e ricerca scientifica".

Per chi voglia capire quanto il prof. Yuri Bandazhevsky sappia di che cosa stia parlando e abbia pagato con parte della sua vita l'essere un "cittadino di Chernobyl" è interessante contemplare ("coniugando testa e cuore") questo DVD.

E così da Rovello Porro, come presumibilmente ha fatto (e forse sta facendo) il Cesio, la notizia della "piccola Chernobyl" d'antan in Lombardia continua a "camminare", approdando anche in Parlamento.

Il deputato della Lega Nord Padania Nicola Molteni il 16 aprile chiede infatti "Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute" delucidazioni sulla vicenda. Fino ad ora nessuna risposta è giunta per questa interrogazione parlamentare su Rovello Porro , mentre è Roberto Barin Assessore all'Ambiente del Comune di Saronno a rispondere ai cittadini che incominciano a parlare di questa vicenda in rete. Scrive Barin in un comunicato: "Gli articoli apparsi sulla stampa in questi giorni, ai quali purtroppo hanno fatto seguito sui social network molti interventi di cittadini eccessivamente preoccupati, hanno riportato all'attenzione pubblica la situazione di un incidente avvenuto in una industria di Rovello Porro oltre 20 anni fa. All'epoca furono effettuate dal PMIP (Presidio Multizonale d'Igiene e Prevenzione), ora diventata ARPA (Azienda Regionale per la Protezione dell'Ambiente), numerose valutazioni e rilevazioni finalizzate alla bonifica dell'area industriale coinvolta, anche mediante campionamento di matrici ambientali e altre ne sono state fatte anche in anni più recenti. Con riferimento ai controlli effettuati più di recente, ci è stato confermato che non sono state rilevate contaminazioni nei terreni nelle aree circostanti esterne all'insediamento produttivo, nelle falde potabili, né nelle acque del torrente Lura, queste ultime effettuate nel 2012. Nei prossimi giorni ARPA, anche su richiesta dell'Amministrazione, ha previsto un approfondimento complessivo della tematica, in virtù della quale potremo aggiungere ulteriori elementi".

Rispondono all'Assessore Mondo in cammino e AIPRI a breve giro di posta: "La ringraziamo per avere preso a cuore l'argomento. Ci permettiamo di farle notare, a nostro avviso, la nota stonata sulla preoccupazione dei cittadini: essa è perfettamente lecita, soprattutto in considerazione del colpevole anno di silenzio prima delle denuncia dell'incidente".

Continua la nota di Massimo Bonfatti e Paolo Scampa: "Gentile assessore, ci accomuna la medesima sensibilità ambientale, in nome della quale dovremmo congiuntamente chiedere con forza e ostinazione dati certi e quantificabili e, se possibile, da certificatori terzi. L'obiettivo non è quello di creare preoccupazione o allarme ingiustificato nella gente, ma nemmeno quello di dare generiche rassicurazioni: dobbiamo semplicemente fare saltare fuori la verità, perché di fronte ad un fatto che, purtroppo, ha già lasciato (da qualche parte)conseguenze ineludibili, si possano evitare ulteriori danni ancora correlati all'evento (non insegna niente la vicenda dei cinghiali radioattivi? Non sono una novità; la novità è che i controlli non venivano fatti o venivano fatti insufficientemente e senza calcolo dei ratei); ma soprattutto dobbiamo avere la responsabilità (o come cittadini o come pubblici amministratori) che in futuro non si ripetano più (né nella propria area di riferimento né altrove) episodi del genere, soprattutto dal punto di vista dell'informazione e di un monitoraggio costante e verificabile". Che episodi del genere, appunto, non siano almeno più di cold case.

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