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Olocausto nucleare da Hiroshima a Fukushima. Ma Giappone vuole riarmo

A 70 anni dal lancio della bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguito tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki, "i giovani nemmeno conoscono le dimensioni della tragedia" sottolinea mons. Joseph Mitsuaki Takami a Misna. Nonostante l'olocausto nucleare in Giappone "sono attive forze che vogliono la modifica dell'articolo 9 della Costituzione che ha finora garantito pace e disarmo, per dotare il paese di un vero esercito e consentirgli di agire anche all'estero".

A 70 anni dal lancio della bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguito tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki, "il numero di coloro che hanno sperimentato l'atomica nelle due città va diminuendo e i giovani - anche prossimi alle due città - nemmeno conoscono le dimensioni della tragedia" sottolinea mons. Joseph Mitsuaki Takami, salesiano, arcivescovo di Nagasaki. Intervistato dall'agenzia di stampa Misna, mons. Takami chiede che venga avviata un'azione che solleciti alla conservazione della memoria dell'olocausto di Hiroshima e Nagasaki, che ha causato oltre 200.000 vittime complessive e migliaia di hibakusha (i sopravvissuti alla bomba atomica). In un'epoca in cui il nucleare sembra non far paura più a nessuno, nonostante le radiazioni arrivino correntemente sulle tavole di tutto il mondo, non solo per il permanente fallout dei test atomici in atmosfera ma anche per i disastri di Chernobyl e Fukushima, mons. Takami ricorda a Misna che "molti tra coloro - attualmente il 20% della popolazione - che hanno avuto esperienza diretta o ricordano la tragedia della guerra o il bombardamento atomico non hanno mai dimenticato la loro sofferenza, tristezza e angoscia". Paradossalmente ci ricorda il professor Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI, "le esplosioni atmosferiche di fissione (test atomici A) hanno rilasciato pressoché 390 kg di cesio 137" mentre "Hiroshima ne ha prodotti 25 grammi".
Ma la preoccupazione di Takami non riguarda solamente il revisionismo storico e l'ignoranza delle nuove generazioni perché in Giappone "sono attive forze che vogliono la modifica dell'articolo 9 della Costituzione che ha finora garantito pace e disarmo, per dotare il paese di un vero esercito e consentirgli di agire anche all'estero". Per questo "la Chiesa cattolica in Giappone è attiva - prosegue Takami - per mantenere la memoria dell'olocausto nucleare, e anche quest'anno la Conferenza episcopale ha organizzato la Settimana della Pace tra il 6 e il 15 agosto (data che ricorda la resa del Giappone)". Mons. Takami sottolinea infine che "l'incidente che ha coinvolto la centrale nucleare di Fukushima ha reso i giapponesi ancora più cauti riguardo i rischi dell'energia atomica", e spiega: "Chi è stato più colpito dalle radiazioni e i cittadini che li sostengono stanno premendo sulle aziende energetiche e sul governo, che però non sembrano intenzionati a cambiare idea sul riavvio in tempi brevi di tutti i reattori fermati dopo l'11 marzo 2011".

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