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Nucleare: migliaia di posti di lavoro, anche come disaster manager?

L'industria nucleare promette migliaia di posti di lavoro ma approfondendo appena l'argomento ci sono delle riflessioni da fare. E in Francia scoppia la protesta sullo sfruttamento dei lavoratori nel cantiere Epr di Flamanville.

I numeri dei "posti di lavoro" che offrirebbe il ritorno al nucleare si moltiplicano, quasi si fosse innescata una reazione a catena.
Leva le barre di moderazione proprio Giovanni Lelli, Commissario dell'ENEA, che al convegno "La formazione delle risorse umane nel nuovo programma nucleare" dichiara: "In vista del nuovo programma nucleare italiano è necessario identificare per tempo le esigenze di formazione e gli interventi per disporre delle competenze necessarie".
In tempi di crisi i cuori delle mamme si gonfiano nel prevedere "un futuro" per i loro figli e magari già li vedono in camice bianco (e capelli fonati) a manovrare manopole nella sala di controllo della centrale nucleare vicino casa.
Il Commissario dell'ENEA non ha dubbi nel suo intervento: "La carenza di competenze può diventare una criticità per lo sviluppo dei programmi nazionali, nel caso si dovesse determinare uno squilibrio tra domanda e offerta di risorse umane qualificate, dovuta all'aprirsi di nuove opportunità professionali fuori dall'Italia, vista la crescente attenzione verso il nucleare anche di altri Paesi".
Nel convegno dell'ENEA dedicato alle risorse umane del nuovo programma nucleare, ci sia accorge anche che non c'è solo posto per brillanti fisici e ingegneri, ma anche per tantissime altre figure professionali.
Come si legge nella nota di ENEA riguardante il convegno: "è stato presentato lo studio realizzato dall'ENEA sulle competenze necessarie all'Italia per realizzare il suo piano nucleare. Lo studio anticipa le richieste di risorse umane qualificate che si manifesteranno non solo per esercire la centrale ma anche secondo gli alti standard di qualità e sicurezza specifici del nucleare, per gestire, la fase di progettazione, realizzazione e qualifica della componentistica cui può partecipare l'industria italiana. L'analisi dello spettro di competenze nucleari prende in considerazione tutte le figure professionali, fino a comprendere saldatori o i project manager, figure che possono rivelarsi critiche".
E il cuore di altre mamme comincia a battere e a pensare che un posticino da manovale, carpentiere o saldatore una centrale nucleare può sempre darlo, e quindi perché avere così tanti dubbi? Mica siamo in Unione Sovietica! Mica può succedere un'altra Chernobyl (seguono vari gesti apotropaici di chi l'ascolta). E poi, come si dice nello spot "neutrale" sul nucleare: "Ci sono dei dubbi sulle centrali, Ma non ce ne sono sulla sicurezza".
E la reazione a catena dell' "equivalenza" tra nucleare e lavoro incendia la rete. E così il Corriere.it sceglie di intitolare "Nucleare, 10mila esperti in 10 anni" (http://is.gd/l2vkVB) in un articolo dove si legge: "Diecimila esperti in dieci anni. Questa è la previsione dell'Agenzia, che li quantifica in duemila per centrale ogni anno, considerando la preparazione del sito, la costruzioni, i lavori meccanici ed elettrici".
Ma non è tutto oro radioattivo quello che luccica (a voi una piccola chicca del 15 agosto 1999 http://is.gd/avJgXa) anche se i posti di lavoro potrebbero essere davvero tanti e anche molti, ma molti di più.
Intanto bisognerà vedere se chi costruirà le centrali nucleari soffrirà delle "pessime condizioni dei lavoratori stranieri, denunciato da France Soir, da Europe 1 e da altri media francesi nel problematico e costosissimo cantiere del nuovo Epr che sta costruendo Edf a Flamanville, quello che viene propagandato come il nucleare di ultima generazione, sicuro ed economico e da esportare anche in Italia" come scrive Greenreport.it ("Nucleare. Lo sfruttamento da schiavi dei lavoratori stranieri nel cantiere Epr di Flamanville" - http://is.gd/br02vE).
E bisogna anche vedere se gli italiani avranno meno problemi dei finlandesi, come spiega Riccardo Staglianò sul post "Olkiluoto, dove il sogno nucleare italiano è già incubo (logistico)" (http://is.gd/S2QO4R).
Ma sul numero dei "posti di lavoro" che il nucleare italiano potrebbe portare, sicuramente si è ancora "bassi" come stime. Perché ai nuovi "posti di lavoro" delle centrali (dalla costruzione alla gestione) ci sono da aggiungere anche tutti quelli che non sono assolutamente meno essenziali e necessari.
Pensiamo ai nuovi uomini della Protezione Civile, dei pompieri, delle forze armate, delle squadre speciali, delle figure di intelligence antiterrorismo, dei nuclei di antidecomtaminazione, degli ispettori ambientali, e altri professionisti che dovranno vigilare e, per forza, garantire che, in caso succeda quello che non "potrà mai succedere", dovranno intervenire.
Senza contare la formazione, magari con un nuovo corso universitario specifico, di figure professionali come i "disaster manager", ovvero quelle figure professionali che si occupano della gestione dei disastri che, se sono nucleari, possono essere delle vere e proprie catastrofi, come Chernobyl insegna.
Per questo invitiamo a rileggere il vecchio libro di Piers Paul Read "Catastrofe - La vera storia di Chernobyl" (Sperling & Kupfer Editori) che racconta, giornalisticamente, ciò che veramente successe a Chernobyl e che spiega tutte le fasi di spegnimento "a mano" del reattore "fuso".

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