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Nucleare italiano dopo il Veneto anche il Lazio dice addio a centrali

Alemanno dopo Zaia ribadisce il no alle centrali nucleari. Il Veneto e il Lazio tirano un sospiro di sollievo, mentre le altre regioni avevano già dato parere sfavolevole ad accogliere il nucleare tricolore. Rimangono ancora disponibili Piemonte, Lombardia, Campania.

Anche i cittadini del Lazio, dopo il Veneto, possono tirare un sospiro di sollievo. Il governo "nuclearista" e il Forum Nucleare Italiano, che con tanto impegno avevano cercato di "evangelizzare" al nucleare, poco possono di fronte all'evidenza di una catastrofe mondiale di questa pericolosa tecnologia, sottoprodotto militare delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. A niente, se non a provocare l'effetto contrario, servono le spiegazioni degli "esperti" del nucleare che tranquillizzano gli italiani, tanto ridicole ed agghiaccianti che la stessa Greenpeace ha definito "idioti del nucleare". Il governo che ha cercato di "ammazzare le rinnovabili" dovrà tornare presto sui suoi passi, visto che le Regioni italiane, ormai compatte, di centrali nucleari sul proprio territorio non ne vogliono proprio sapere. Come vi avevamo già anticipato (Nucleare: Governo va avanti. Ma senza l'appoggio delle Regioni http://is.gd/394zk2) proprio Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, aveva dichiarato, in tempi non sospetti che "la maggioranza delle Regioni ha dato parere negativo" e "solo 4 Regioni: Piemonte, Lombardia, Campania e Veneto - spiega Errani - hanno espresso parere favorevole". Ma Zaia, subito dopo la tragedia dello tsunami e la prima crisi nucleare a Fukushima, aveva subito liberato dalle centrali il suo Veneto dichiarando saggiamente che il "no al nucleare è un no a prescindere" perché il Veneto è autosufficiente energeticamente e il suo territorio non è adatto. E ora è la volta di Alemanno che ricorda, a margine di una mostra: "Con Renata Polverini già abbiamo espresso la volontà di non avere centrali nucleari nel Lazio, perché nella nostra regione c'è già autosufficienza energetica". Ecco l'escamotage per uscire dal ginepraio nucleare italiano: l'"autosufficienza energetica". Meno male che c'è il modo "politically correct" (si fa per dire) di uscirne.

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