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Nucleare: Turchia in piazza contro Erdogan. No alle centrali nucleari

L'"amico" Erdogan non si arrende neppure dopo Fukushima e continua, proprio come in Italia, a volere le centrali nucleari tranquillizzando sui rischi. Ma il popolo turco non ci sta e scende in piazza, con tanta rabbia e paura per sé e per il futuro dei propri figli.

La Turchia sta attraversando quel senso particolare di "spaesamento" che gli italiani conoscono bene. La sensazione è quella di sentire, come in un film di John Carpenter, i politici che parlano di scelte che metteranno in pericolo la vita della tua famiglia e dei tuoi figli con una disinvoltura e uno "scollamento" dalla realtà assolutamente inquietanti. Il governo del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan continua, anche dopo l'apocalisse nucleare di Fukushima, e dopo il NO della popolazione turca all'energia nucleare a tenere duro sulla politica "nuclearista" che vuole costruire centrali atomiche in una delle regioni sismiche più instabili del mondo. I turchi quindi si sentono proprio come gli italiani quando ascoltano dai politici e dagli industriali la volontà, "senza se e senza ma", di costruire (massimo tra un anno di "pausa di riflessione") le centrali nucleari. Ma fortunatamente l'Italia ha ancora un'ultima possibilità, il referendum di Giugno. I turchi invece hanno solamente lo strumento delle manifestazioni, come quella che venerdì scorso ha riempito le strade di Istambul. "Non capisco il perché sia così testardo" dice un manifestante a "Voice of America" riferendosi a Erdogan, "C'è una catastrofe in corso e a lui proprio non gliene importa niente, questo è incredibile. A Chernobyl è pericoloso per il cancro, io voglio che mio figlio nasca in un ambiente naturale e sano". Migliaia di persone hanno protestato contro il programma nucleare turco ad Istambul, non solo le "solite" associazioni ambientaliste ma tutti i cittadini che hanno preso coscienza dopo l'apocalisse nucleare in corso a Fukushima in Giappone. Erdogan continua però, esattamente nello stile italiano, a minimizzare i rischi, anche quando gli si fa presente che nel 1999 proprio nella regione di Istanbul un terrificante terremoto ha ucciso oltre 30mila persone. "Prenderemo tutte le precauzioni" dice il primo ministro turco ma nasconde al "grande pubblico" che la Turchia non seguirà le "guidelines" nucleari della UE (che gli impedirebbero la costruzione delle centrali in luoghi a così rischio sismico), perché, in questo caso, il fatto di non essere ancora un membro dell'Unione è un fatto positivo. Insomma anche in Turchia gli interessi della "locomotiva atomica" sono tali e tanti da non fermarsi davanti a niente e a nessuno. Ma la maledizione di Fukushima è in agguato.

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