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Nucleare Italia: anche noi vogliamo l'Apocalisse tricolore

Fukushima in Giappone poteva essere tranquillamente una Caorso o una Montalto di Castro in Italia. Oggi, senza referendum anti nucleare del 1987, sarebbero ancora funzionanti e discuteremmo (forse) su come smantellarli. Governo permettendo, ovviamente.

Mentre tutti i Paesi del mondo stoppano i propri piani nucleari o sottopongono a serie revisioni le proprie centrali, il governo italiano continua imperterrito con le dichiarazioni a favore del nucleare e della costruzioni di nuove centrali. E tutto questo, ovviamente, per il bene dei cittadini (che però in un recente sondaggio dimostrano di non volere il nucleare in Italia per quasi il 70%). Non si sa se i governanti che si riempiono la bocca di "nucleare" sappiano la differenza tra un nocciolo o una nocciola, oppure che cosa significhi BWR o PWR o MOX, fatto sta che neppure un'apocalisse radioattiva riesce a fermare il governo Berlusconi dall' imporre agli italiani le centrali. Il governo continua a dire "L'Italia ha preso una decisione" e non il "governo ha preso una decisione", e questo la dice lunga sul concetto di rispetto della volontà popolare che ha questa maggioranza, almeno dal punto di vista "energetico". Si fa lo stesso "sbaglio" in televisione con il televoto, quando le conduttrici dicono "l'Italia ha deciso" e non "le persone che hanno inviato un sms hanno deciso". Intanto gli ecologisti e i cittadini che vogliono l'energia verde e sostenibile vengono chiamati "sciacalli" e persone "macabre" e immediatamente accusate di strumentalizzare l'apocalisse giapponese. E' chiaro ormai che il livello morale ed etico della politica è ai suoi minimi storici e che le "barre del combustibile" che hanno spinto i grandi uomini del nostro passato sono rimaste scoperte per troppo tempo, e quindi si sono fuse. Le dichiarazioni del governo, che per alcuni sono semplicemente agghiaccianti (parliamo ovviamente di alcuni "sciacalli") vengono da esponenti di spicco. Ad esempio parla il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta a Sky Tg24 Economia: "Sul nucleare il governo andrà avanti, non si può decidere uno stop in base ad eventi ancora confusi"; gli fa eco il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo su "Radio Anch'io": "spero che nel referendum di giugno gli italiani non votino sull'onda dell'emotivita" e "Mai come in questi casi è sbagliato fare allarmismo che crea paure irrazionali". Ma è Paolo Romani a mettere il sigillo sulla strategia di "nessura resa mai" del governo nella strategia nucleare: "E' inimmaginable tornare indietro rispetto alla decisione di incamminarsi su un programma nucleare". Tutto il resto è noia. Chi la pensa in modo diverso non conta. E' solo un macabro sciacallo strumentalizzatore di una semplice apocalisse nucleare giapponese. Interessante il fatto che se nel 1987 gli italiani con il referendum non avessero bocciato il nucleare in Italia, un reattore con la stessa tecnologia di Fukushima (cioè un BWR) sarebbe stato funzionante a Caorso, a Montalto di Castro e nel Garigliano. Per questo non sarà mai abbastanza ringraziato il movimento capitanato da Chicco Testa (ora convinto nuclearista) che ci liberò all'epoca da questo metodo, assurdo e antistorico, di far bollire l'acqua.

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