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Nucleare: Governo va avanti. Ma senza l'appoggio delle Regioni

Neppure il disastro nucleare in Giappone nella centrale di Fukushima ferma il governo dalla sua volontà di costruire le centrali nucleari. Ma il piccolo problema è che le Regioni italiane il nucleare non lo vogliono, tranne 4. Anzi 3.

Il governo italiano sembra non voler assolutamente cambiare idea sulla sua vocazione "nucleare", nemmeno dopo gli incidenti nelle centrali atomiche di Fukushima che terrorizzano il Giappone ed il mondo intero. Nessun cambiamento di rotta ma anzi un' "avanti tutta" per la locomotiva nucleare tricolore, che sembra non conoscere ostacoli, neppure se indicati in giapponese.
Una volta c'era il sol dell'avvenire, ora è il "sole atomico" a rischiarare una parte della politica italiana.
Proprio dopo l'allarme nucleare che scuoteva l'opinione pubblica mondiale è stato proprio Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl a tranquillizzare tutti: "sul nucleare, la posizione resta quella che è, non si può cambiare ogni volta".
Ma le posizioni non sono così monolitiche nel Paese, visto che (purtroppo per chi vuole le centrali nucleari di fronte a casa) le Regioni italiane, tranne qualche immaginabile eccezione, non hanno nessuna intenzione di fornire i propri territori al "progresso atomico".
E' vero, con la nouvelle vogue di "gentile ma ferma imposizione della democrazia" e del bene per "cittadini nolenti", si potrebbe direttamente portare i carroarmati nelle Regioni recalcitranti. Questo sempre per il bene dei cittadini nello spirito del federalismo, ma probabilmente non sarebbe la scelta più appagante dal punto di vista elettorale.
Anche perché, in tempi "nipponicamente" non sospetti è stato proprio Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, a dichiarare a margine della Conferenza Stato-Regioni "in merito al decreto relativo ai criteri per la localizzazione degli impianti nucleari" come riporta l'ASCA (http://is.gd/CeI09j): "La maggioranza delle Regioni ha dato parere negativo" e "solo 4 Regioni: Piemonte, Lombardia, Campania e Veneto - ha spiegato Errani - hanno espresso parere favorevole".
Ma dal mucchietto delle regioni "disponibili" (che non significa certo "entusiaste") se ne tira fuori almeno una, e molto rappresentativa.
Dopo la catastrofe nucleare giapponese (che ricordiamo secondo gli esperti, se non si aggravasse ulteriormente, sarebbe quantomeno la terza tragedia nucleare della storia mondiale dopo Chernobyl e Three Mile Island) ecco arrivare il NO del Veneto.
Luca Zaia, Presidente del Veneto, si tira fuori dalla mischia atomica e, come riporta il Giornale di Vicenza (http://is.gd/fhUnTr) dice: "Le notizie che arrivano da quel Paese ci preoccupano perchè sono di devastazione, di spostamento dell'asse terrestre, con tutto ciò che ne consegue" e continua "Ci preoccupano le centrali nucleari che sono andate in auto-protezione: ricordo che per me il no al nucleare è un no a prescindere, perchè il Veneto energetico è una regione che con l'entrata in funzione della centrale di Porto Tolle raggiunge il suo bilancio in maniera positiva. Credo che il Veneto non abbia nemmeno le condizioni ambientali per accogliere un insediamento nucleare".
I veneti quindi possono tirare un sospiro di sollievo. Per gli altri tira aria di vapori radioattivi dal Giappone, ma per ora si è sempre in tempo a dire: "Nucleare? No grazie".

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