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Nucleare: Francia ci sta ripensando. Greenpeace: "EPR un bidone"

Anche nella nuclearissima Francia (ma anche il Giappone era nuclearissimo) incominciano i dubbi sulle centrali. Parla uno stimato esperto che denuncia i rischi per l'EPR di Flamanville e per due centrali funzionanti sulla Manica. E l'Agenzia francese per la Sicurezza Nucleare frena sui reattori.

La catastrofe di Fukushima, sia pur con la disattenzione dei media e il progressivo insabbiamento dei dati sulle radiazioni denunciato dalle organizzazioni indipendenti (tra cui il CRIIRAD francese ed altri), comincia a creare dei seri problemi alla lobby nucleare, una delle più forti e potenti del mondo, vista anche la sua naturale connessione con l'industria militare. I costi per una eventuale altra Fukushima (magari europea) sarebbero enormi, anche convincendo la popolazione che le radiazioni sono un toccasana per la salute e per l'ambiente. Il fatto che alcuni esperti comincino a parlare (e ad essere ascoltati), non più soffocati dalla propaganda "nuclearista" (che ora sopisce sotto la cenere radioattiva), fa paura alle grandi industrie che potrebbero soccombere per un nuovo terremoto o per un eventuale tsunami. Greenpeace riporta le parole di Jacques Foos, ex professore al "Conservatoire National des Arts et Métiers" (CNAM), direttore del Nuclear Science Laboratory e vice presidente della "commission of factory surveillance at the Hague" (CSPI), che ha lanciato un monito in Francia sulle centrali EPR di Flamanville e su altre due centrali già operative sulla costa del Canale della Manica. Il Professor Foos, come riporta Greenpeace in una nota, afferma che queste centrali sono soggette allo stesso rischio alluvione della centrale di Fukushima, con il possibile blocco del sistema di raffreddamento. Forse le parole dello stimato esperto sono servite per il "ripensamento" dell' Agenzia francese per la Sicurezza Nucleare (ASN) che potrebbe decidere di fermare la costruzione del prototipo dell'EPR (European Pressurized Reactor) ovvero "la centrale nucleare di cui ENEL vuol costruire in Italia quattro esemplari". Difatti Andre-Claude Lacoste, Presidente dell'ASN, come riporta Greenpeace, "ha dichiarato a una commissione del Parlamento francese che nei prossimi mesi l'Agenzia si porrà certamente la questione di una moratoria sul nucleare, in particolare riguardo la costruzione dell'EPR di Flamanville". Il fatto che lascia di stucco è sicuramente il fatto che, come si continua a leggere nel comunicato dell'organizzazione ambientalista nonviolenta "il cantiere di Flamanville è aperto dal 2007 e la centrale, secondo EDF, dovrebbe entrare in produzione nel 2014. Tuttavia, non esiste ancora un progetto completo accettato dall'ASN e i ritardi hanno causato un aumento dei costi da 4 a almeno 7 miliardi di euro. In particolare, negli USA e in Europa nessuna agenzia di sicurezza ha ancora approvato il sistema di automazione d'emergenza, quello che deve intervenire in caso di incidente o guasto". Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace è netto nel suo commento: "Oramai nemmeno i francesi credono più alla bufala dell'EPR. E' un bidone, un prototipo che fino a oggi non ha prodotto energia nemmeno per accendere una lampadina ed è assurdo che l'Italia ne voglia comprare ben quattro! Ci avevano raccontato che il nucleare di terza generazione era sicuro. Oggi, non ci crede più nemmeno chi lo ha progettato. Meglio incentivare da subito le rinnovabili e scartare l'opzione nucleare".

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