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Nucleare, Enea: 7 centrali al 2050 riducono CO2. Ma aumentano aborti

Un rapporto dell'Enea spiega che con "solo" 35 miliardi di euro al 2050 entrerebbero in funzione 7 centrali, che ridurrebbero del 27 per cento le emissioni di CO2. Uno studio tedesco, invece, evidenzia che intorno alle centrali in 40 anni ci sarebbero stati 20mila aborti.

La corsa al ritorno del nucleare in Italia non sembra arrestarsi, anche se avviene sempre più in sordina. Poche notizie, per esempio, sull'ultimo rapporto "Energia e ambiente - analisi e scenari" stilato dall'Enea e presentato oggi a Roma che evidenzia come "con un investimento complessivo di circa 35 miliardi di euro nel settore nucleare al 2050 entrerebbero in funzione 7 centrali" e la prima di queste già nel 2025.
Secondo il rapporto, inoltre, le centrali porterebbero ad una riduzione del 27% delle emissioni di CO2, con un meno 10% delle emissioni di gas serra.
Secondo l'Enea al 2050 le emissioni si ridurrebbero complessivamente di "oltre un terzo rispetto ai trend" degli scenari di riferimento.
Sicuramente numeri molto interessanti che i politici potranno citare in uno degli innumerevoli salotti televisivi quando sarà il momento di convincere i cittadini dell'utilità degli investimenti miliardari necessari per la costruizione delle nuove centrali nucleari in Italia.
Ma a questi dati bisognerebbe aggiungere, per esempio, i 20mila aborti spontanei di tutte quelle donne che negli ultimi 40 anni hanno abitato nei pressi delle 31 centrali nucleari (27 tedesche e 4 svizzere) prese in esame da uno studio pubblicato dal Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco.
Secondo lo studio condotto dai ricercatori Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb nei 35 chilometri attorno a queste centrali, negli ultimi 40 anni, non sarebbero nate infatti 20mila bambine, evidenziando come gli embrioni femminili siano maggiormente sensibili alla radioattività esistente intorno alle centrali nucleari rispetto a quelli maschili.
Gli studiosi tedeschi, inoltre, hanno poi scoperto come in prossimità degli impianti nucleari si registrino molti più casi di tumore infantile (la ricerca è scaricabile al link: http://tinyurl.com/362pvwq).
In poche parole tale studio andrebbe a dimostrare che le centrali nucleari non diventano pericolose solo in seguito a incidenti come quello di Chernobyl, che ancora miete vittime e condanna a vite difficili intere generazioni di bambini, ma semplicemente per il fatto di esistere.

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