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Nucleare: Corea del Sud proteste e "die-in" contro le centrali

La Corea del Sud è una "major" del nucleare con tanti reattori attivi, tanti in attivazione e altri in costruzione. Esportatore di tecnologia atomica anche in medioriente ha però oggi un grande nemico: la popolazione che, dopo Fukushima, comincia ad avere paura.

Anche in Corea del Sud fioccano le proteste contro la costruzione di nuove centrali nucleari. Gli ambientalisti coreani hanno esortato il governo a fermare la costruzione di nuove centrali e di chiudere tutte quelle esistenti nel Paese. La paura che uno solo di questi reattori faccia la fine di Fukushima è infatti un rischio troppo grande rispetto al beneficio che l'energia nucleare porterebbe. Il fatto di aver distrutta la propria vita e geneticamente quella dei propri figli e nipoti a causa delle radiazioni è una cosa inaccettabile. La Corea del Sud ha in funzione 21 centrali nucleari e tra poco ne entreranno in funzione altre sette. L'energia nucleare prodotta in Corea del Sud rappresenta circa il 34 per cento del fabbisogno del Paese e il governo ha approvato la costruzione di altri 11 impianti. La Corea del Sud è anche grande "esportatrice" di tecnologia nucleare ed ha accordi per la costruzione di reattori in Giordania e Emirati Arabi Uniti, oltre ad avere piani di espansione commerciale in tutta l'Asia e in particolare in Cina. Ma i cittadini coreani hanno paura di una Fukushima in loco, soprattutto per quanto riguarda la condizione delle "vecchie centrali". Sabato gli ambientalisti coreani sono scesi in piazza inscenando un "die-in", ovvero in "sit-in" mortale, dove simulano il proprio decesso a causa delle radiazioni. Coperti da dei teloni gialli, con su il famigerato simbolo del nucleare, un centinaio di ambientalisti sono "morti" con sopra il "sudario" atomico.

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