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Nube radioattiva, rimane mistero: da Russia e Italia stessi livelli di rutenio

Rimane il mistero della nube radioattiva che ha attraversato anche l'Europa, a partire proprio dall'Italia. La francese e indipendente Criirad sottolinea infatti che i livelli di rutenio 106 misurati in Russia sono infatti paragonabili a quelli rilevati in Europa.

Qualcosa ancora non torna sulla misteriosa nube radioattiva di rutenio 106. In primo luogo, l'Europa ha cercato unicamente di minimizzare il pericolo mentre l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) apparentemente ha ignorato la notizia, non pubblicando al riguardo nemmeno un comunicato.
Da tenere sempre a mente che l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) impedisce all'OMS (in base ad un accordo del 1959) di divulgare i dati (spesso secretati) "in materia di conseguenze sanitarie causate da incidenti o manifestazioni nucleari".

Non a caso l'AIEA non sembra minimanente aver disposto una indagine per scoprire l'origine della contaminazione, perlomeno per avvertire quei lavoratori e quella popolazione locale che necessariamente è stata esposta alle radiazioni.
L'incidente nucleare è presumibilmente avvenuto nella seconda metà di settembre mentre le prime notizie sulla nube radioattiva sono cominciate a circolare solo all'inizio di ottobre.
Come sottolinea inoltre la francese Criirad (Commission de recherche et d'information indépendantes sur la radioactivité), l'AIEA non ha nemmeno pubblicato un elenco degli impianti nucleari che potrebbero liberare il rutenio 106.

In queste ultime ore, alcuni dati rivelati dal servizio meteorologico russo, Roshydromet, hanno fatto ipotizzare che la fuga radioattiva possa essere partita dall'impianto nucleare di Mayak, nella regione di Chelyabinsk. D'altronde, l'Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare francese (Irsn) e la Federal Office For Radiation Protection tedesca (BfS) avevano indicato fin da subito gli Urali meridionali come il luogo più probabile del rilascio.

Eppure, l'origine del rutenio 106 rimane ancora un mistero. Non solo i vertici dell'impanto di Mayak negano l'incidente ma a quanto pare anche i conti sui livelli di contaminazione non tornano.
Il Criirad sottolinea infatti che i livelli di rutenio 106 diramati da Roshydromet non sono in realtà così "estremamente più alti" (come pubblicato da tutti i media che hanno diffuso la notizia) rispetto a quelli misurati in Europa.
Si precisa infatti che i livelli di rutenio 106 misurati a sud di Mayak sono assolutamente paragonabili a quelli misurati nell'aria sopra l'Italia, l'Ungheria o l'Ucraina e persino inferiori alle concentrazioni misurate in Romania. Ciò pertanto non conferma i modelli sull'origine dell'inquinamento radioattivo della francese Irsn e della sua controparte tedesca BfS.

I calcoli dell'Irsn indicano infatti depositi di rutenio 106 tra i 60.000 e 100.000 Bq/m² fino a 40 km dal punto dell'incidente. I dati diffusi però da Roshydromet rivelano che i livelli di radiazione si aggirano appena tra i 10 e 400 Bq/m², raggiungendo un massimo di 330 Bq/m² a Metlino, che si trova a circa 15 km a nord est di Mayak.
Inoltre, delle due l'una. I livelli di radiazione non possono quindi essere "estremamente bassi" in Europa, senza conseguenze per la salute o l'ambiente, e "molto alti" in Russia.

© riproduzione riservata | online: | update: 23/11/2017

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