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Nube radioattiva da Fukushima? E' segreto di Stato, denuncia CRIIRAD

Nube radioattiva in Italia? Questo il dilemma di coloro che vogliono sapere la verità oltre il "tutto bene" dispensato da ogni Stato, compreso quello giapponese. Ma la verità, come in tutti gli incidenti nucleari, rischia di essere sepolta. A meno che non ci si muova.

La storia degli incidenti nucleari insegna che l'omertà è la "procedura operativa standard" degli Stati riguardo i pericoli delle radiazioni. La storia ad esempio ricorda che tre settimane dopo l'incidente di Chernobyl, Mikhail Gorbaciov parlò per la prima volta alla nazione (cioè all'Unione Sovietica) attaccando chi osava criticare l'URSS con l'accusa di "nascondere la verità". Gorbaciov piccato rispose alla stampa mondiale: "Tutti ricordano che le autorità statunitensi hanno lasciato passare dieci giorni prima di informare il loro Congresso, e mesi prima d'informare la comunità sulla tragedia che nel 1979 aveva avuto luogo nella centrale elettronucleare di Three Mile Island?" (come si legge in "Catastrofe - la vera storia di Chernobyl di P.P. Read, Sperling & Kupfer). Sono passati quasi esattamente 25 anni ma è cambiato tutto, come sempre, per non cambiare niente. Così la nube radioattiva che sta avvolgendo il mondo partendo dai reattori in fusione di Fukushima, più o meno diluita, più o meno pericolosa, rimane sostanzialmente come quella di Chernobyl, ovvero un segreto di Stato. Lo afferma senza mezzi termini il CRIIRAD (Commission de Recherche et d'Information Indépendantes sur la Radioactivité), organismo indipendente francese nato dopo la catastrofe di Chernobyl assolutamente slegato da lobby nucleari, Stati e partiti politici. Questo stimato organismo indipendente, seguito internazionalmente come faro nelle questioni "radiologiche" civili, denuncia che "le cifre relative alla contaminazione dell'aria esistono, ma sono confiscate dalle Nazioni" e promuove una petizione internazionale. Ecco il testo della petizione del CRIIRAD (tradotto liberamente): "Più di 60 laboratori d'analisi equipaggiati con sensori ad alta sensibilità sono distribuiti su tutto il nostro pianeta e controllano quotidianamente la radioattività dell'aria. La loro missione è ricercare anche le minime tracce di prodotti radioattivi che potrebbero indicare un test nucleare effettuato in violazione del Comprehensive Test Ban Treaty (Trattato di bando complessivo dei test nucleari - CTBT). I risultati di queste analisi permetterebbero di seguire, giorno dopo giorno, e dal 12 marzo 2011, l'avanzata della massa d'aria contaminata dagli scarichi radioattivi della centrale nucleare di FUKUSHIMA DAIICHI. Ma questo è impossibile perché questi dati sono confiscati dagli Stati. I risultati vengono trasmessi a degli organismi ufficiali che scelgono e che sono tenuti alla non divulgazione. La rete di ricerca internazionale di misurazione è finanziata dal denaro pubblico. Le popolazioni hanno diritto a queste informazioni. Tutte le cifre devono essere pubblicate e non solo quelle selezione con cura dalle autorità. Esigo (il verbo in prima persona è dovuto al fatto che è un testo di petizione, ndt) che i risultati delle analisi della radioattività dell'aria della rete CTBT siano resi pubblici, INTEGRALMENTE E SENZA RITARDI (in maiuscolo nel testo, ndt). Pagati dai cittadini di tutti i Paesi, devono essere accessibili e servire alla loro protezione". La petizione (in francese, sperando che qualcuno possa tradurla e diffonderla, d'accordo con il CRIIRAD, anche in Italia) si trova in PDF a questo indirizzo (http://is.gd/SOQvhM). Il CRIIRAD denuncia in diversi comunicati che non solo i dati della "nube radioattiva" non sono disponibili, ma che anche la AIEA e l'OMS non hanno reso pubblici risultati affidabili sugli esiti radioattivi di Fukushima. Insomma Fukushima incombe sui cittadini del mondo, purtroppo ciechi di fronte al silenzio delle autorità, che preferiscono il silenzio rispetto alla verità. Già negli Stati Uniti ci sono fortissime polemiche sul fatto che i dati "veri" e trasparenti non siano stati messi a disposizione dei cittadini. A questo punto non possono che riecheggiare nella mente le parole del fisico Bella Belbeoch nel famoso articolo di "Ecologie" del maggio 1986, riportato anche sull'ottimo sito "Progetto Humus" (http://is.gd/IqrvTm), che profetizzavano, proprio dopo il fatale incidente di Chernobyl: "Bisogna aspettarsi, per i giorni che verranno, un complotto internazionale degli esperti ufficiali per minimizzare la stima delle vittime che causerà questa catastrofe. Il perseguimento dei programmi civili e militari impone all'assemblea degli Stati una tacita complicità che oltrepassa i conflitti ideologici o economici". Ora, quando il sedicente "scienziato" vi parlerà dalla televisione, sapete il perché sembra che stia insultando la vostra intelligenza.

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