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Nube radioattiva: continua la fuoriuscita radioattiva da Fukushima

La nube radioattiva in Italia segue le sorti della nube radioattiva in Giappone da cui è originata. Fukushima non è "risolta" e continua a sputare radioattività. Quando si paragona Chernobyl a Fukushima bisogna ricordare che il reattore sovietico è stato "spento", quelli giapponesi, ancora, no.

Il 26 Aprile del 1986, 25 anni fa, una nube radioattiva si levò sull'Europa, era quella prodotta dall'esplosione del reattore numero 4 di Chernobyl le cui conseguenze si pagano a caro prezzo ancora oggi, non solo intorno alla centrale nucleare. Tutta l'Europa soffre ancora della contaminazione radioattiva a causa dell'esplosione del reattore sovietico tanto che l'ISPRA, nei suoi "bollettini" quotidiani non può fare a meno di sottolineare che "si evidenzia che al momento non è possibile correlare direttamente, sulla base di queste misure, tale presenza di Cesio 137 ai rilasci in atmosfera generati all'incidente in Giappone, sia per la presenza ubiquitaria di Cesio 137 a seguito del fall out degli esperimenti nucleari degli anni 60 che delle ricadute dell'incidente di Chernobyl, nonché per l'assenza di rilevazione di Cesio 134" (http://is.gd/srCr46). Quindi Chernobyl è sempre in mezzo a noi, cioè sui nostri terreni e nella nostra catena alimentare. Ma quanto lo è Fukushima, che i media stanno soffocando tanto che, per la maggioranza delle persone, la catastrofe nucleare sembra essere risolta? Chernobyl infatti fu un "incidente fortunato" nonostante tutto, difatti il reattore era uno solo e fu "spento", mentre quelli di Fukushima sono quattro e continuano ad essere in crisi. Fukushima continua ad eruttare radionuclidi (tra cui fumo bianco visibile ancora oggi dai reattori 2, 3 e 4) e la codiddetta "nube radioattiva" continua ad addensarsi sulle nostre teste. E se l'ISPRA giustamente continua a sottolineare "i valori riscontrati non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario" sui dati che raccoglie giornalmente dall'ambiente, si può stare sicuri sul continuo assorbimento del fallout di Fukushima? Quali saranno le conseguenze dell'esposizione continua, seppur "minime" alle radiazioni delle centrali nipponiche? Gli esperti rispondono sempre che "non esiste un livello sicuro di radiazioni", nel senso che le radiazioni sono sempre un pericolo per la salute. Chi vuole dare un'occhiata alla situazione che "respiriamo" dovrebbe avere a portata di mano sempre le previsioni ufficiali del Rhenish Institute for Environmental Research at the University of Cologne. Qui ci sono i calcoli "animati" delle "dispersioni potenziali sulla nube radioattiva sull'emisfero nord" del nostro pianeta (http://is.gd/gv09JB). Dati molto più precisi sono in mano al CTBTO che però non vengono resi pubblici, come denuncia il CRIIRAD francese (http://is.gd/UOIMI4) che parla di "dati confiscati dagli Stati". Ma per quale motivo? Paolo Scampa presidente dell'AIPRI (Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants) è netto sulla questione: "I dati sono confiscati per tacere sulla gravità della contaminazione. Punto e basta" e sottolinea che "con i dati veritieri i Governi sarebbero in dovere di prendere misure cautelative per le popolazioni, che non vogliono prendere". Pensando al Giappone e agli Stati Uniti (anch'esso colpito dal fallout, anche di plutonio, secondo dati RADnet) le parole dure dell'AIPRI suonano ancora più amare: "In breve nessuno vuole paralizzare l'economia e tutti preferiscono stimolare l'oncologia". E' chiaro comunque a tutti che se non verrà risolta l'emergenza a Fukushima e se i cittadini del mondo non spingeranno per trovare una soluzione (per esempio non essendo passivi telespettatori di una apocalisse nucleare), i guai potrebbero essere molto più seri e "globali" di Chernobyl.

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