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Napolitano: "memoria Hiroshima tiene lontano la guerra". Ma non le radiazioni

La mattina di 69 anni fa si apriva, su Hiroshima (Giappone), l'inferno atomico. Tre giorni dopo quel 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono una seconda bomba atomica anche su Nagasaki. Gli effetti delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki si ripercuotono ancora oggi. Giorgio Napolitano sottolinea che "nel ricordo di questi orrori si potrà tenere lontano lo spettro della guerra", ma la memoria non potrà tenere lontano le radiazioni delle due bombe atomiche (e nemmeno quelle di Fukushima) né gli hibakusha.

La mattina del 6 agosto 1945 l'Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Oltre ad uccidere, sul colpo, quasi 200mila persone, quasi tutti civili, gli effetti delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki si ripercuotono ancora oggi. In occasione della 69esima commemorazione dallo sgancio della prima bomba atomica sul Giappone, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato un messaggio di saluto a Athos De Luca, presidente del Comitato Terra e Pace che oggi a Roma ha ricordato "la tragedia di Hiroshima perchè nessuno, e in particolare i giovani, deve dimenticare le tragiche conseguenze per l'umanità quando il dialogo e la politica falliscono e prevale la via delle armi e dell'intolleranza". Anche Napolitano ammette che "solo nella piena consapevolezza e nel ricordo di questi orrori si potrà tenere lontano lo spettro della guerra e costruire un futuro di pace per le nuove generazioni di cittadini europei". Purtroppo, però, la memoria non potrà tenere lontano le radiazioni delle due bombe atomiche né gli hibakusha (circa 219mila), loro diretti riflessi che ancora soffrono le pene dell'inferno atomico che si è aperto la mattina di 69 anni fa. Inferno che ancora fuma nel disinteresse generale dai reattori della centrale nucleare in meltdown di Fukushima, esplosi l'11 marzo 2011, e che non solo inquinano le terre che hanno visto esplodere le bombe atomiche ma anche l'aria e l'acqua dell'Oceano Pacifico. Dice bene l'Aipri (Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants) quando ricorda che "la Terra non ha uscite di emergenza" e che quindi la radioattività, dal Progetto Manhattan ad oggi, non è certamente sfuggita dalla nostra biosfera (leggi "La camera a gas atomica - Trattato di fisica sul contributo degli esperimenti nucleari nella contaminazione finale dell'atmosfera" del professor Paolo Scampa, presidente dell'Aipri).

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