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Morto Keiji Nakazawa, raccontò in manga l'orrore nucleare di Hiroshima

Keiji Nakazawa, famoso e scomodo autore di manga, è morto a 73 anni dopo che a sei ha visto con i suoi occhi esplodere la bomba atomica di Hiroshima. La bomba atomica che ha distrutto la sua famiglia e lo perseguiterà con la leucemia per tutta la vita. Esemplare il suo impegno per perpetuarne il ricordo al popolo giapponese e al mondo. Fukushima permettendo.

Anche se pochi lo ricordano, nel 2011 in Giappone il governo riconosceva ancora oltre 219mila hibakusha, cioè "persone esposte alla bomba" degli abominevoli bombardamenti atomici americani su Hiroshima e Nagasaki (6 - 9 agosto 1945). In un mondo in cui sembra accettabile vivere con i reattori nucleari di Fukushima in meltdown e con le piscine di combustibile "appese" al filo dei rottami degli edifici, Keiji Nakazawa potrebbe sembrare meramente il "solito" autore di fumetti giapponesi, di manga insomma. Ma l'autore di "Gen di Hiroshima" ("Hadashi no Gen", cioè "Gen a piedi scalzi)", opera autobiografica a fumetti (politicamente scomoda) di un bambino coraggioso sotto gli orrori della Bomba e delle sue conseguenze, rimarrà per sempre un punto di riferimento del pacifismo mondiale. In Giappone il fumetto, pur nella sua crudezza, si trova nelle biblioteche scolastiche perché i bambini affrontino l'abominio delle bombe atomiche scaricate sulle città giapponesi. Keiji Nakazawa era nato ad Hiroshima ed è morto a 73 anni, il 19 dicembre, anche se i media giapponesi hanno diffuso la notizia solamente il giorno di Natale. Nakazawa aveva sei anni quando gli americani sganciarono la bomba atomica sulla sua città. Little Boy oltre a decimare istantaneamente la popolazione di Hiroshima (i calcoli delle vittime, per ovvie ragioni, anche politiche, sono incerti ma si pensa intorno alle 80mila anime), uccise anche il padre di Keiji, suo fratellino, la sorella maggiore e, come succede per la "maledizione" delle radiazioni, fece morire sua madre vent'anni dopo. Anche Keiji Nakazawa era un "hibakusha" con tutto ciò che ne consegue. Dal giorno in cui ci fu "la sovrapposizione di due soli" soffrì di leucemia e, come tutti i superstiti delle bombe atomiche, fu oggetto di ostracismo da parte della società nipponica, che ha sempre trattato le vittime della "Black Rain" come appestati. La battaglia di Keiji Nakazawa è stata quindi quella di disegnare (il padre era pittore e pacifista) l'orrore di Hiroshima "con gli occhi di un bambino coraggioso" perché non si dimenticasse l'olocausto atomico della Seconda Guerra Mondiale. "Gen di Hiroshima" è quindi una lettura imprescindibile per comprendere ciò che è successo all'ombra del fungo atomico di Hiroshima, per respirare l'orrore devastante provato dagli esseri umani di fronte alla guerra che umana non è. A questo proposito è utile e interessante leggere un'intervista a Keiji Nakazawa fatta nell'agosto 2007 da Asai Motofumi, Presidente dell' Hiroshima Peace Institute , (tradotta in inglese da Richard H. Minear). Nell'intervista si nota la grande paura di Nakazawa, che dal 2009 non prenderà più in mano la matita a causa dell'acuirsi della sua malattia. L'artista temeva che l'olocausto di Hiroshima e Nagasaki potesse essere dimenticato dai Giapponesi (così simili agli italiani, per certi versi), insieme alla tragedia nazionale degli hibakusha. Per questo aveva deciso di mettere tutto il suo orrore sulla carta.

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