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Morto Fleischmann: fusione fredda e il "segreto" dell'uranio impoverito

Martin Fleischmann è morto ma la "fusione fredda" non è scomparsa con lui. Anzi, da "bufala" si trasforma in "ariete" per comprendere i "misteri militari" dell'uranio impoverito e la nuova frontiera del "nucleare piezoelettrico".

Siamo nel terzo millennio ma la scienza, come osano pensare alcuni osservatori, è ancora ferma all'epoca di Galileo, e non per il fatto della sacra "ripetibilità" degli esperimenti, ma per l'ambiente che la circonda, assolutamente "sacerdotale" (anche in senso egizio) per cui qualsiasi teoria che si "distacchi" dal monolitico conformismo scientifico, viene semplicemente ridicolizzata (quando va bene). I "fondamentali" della Scienza non possono essere mai messi in discussione, e il ricercatore che osa sfidare l'establishment viene trattato con la solita procedura operativa standard, quella che porta alla sua "morte civile" nel campo di competenza. Anche per il povero Martin Fleischmann, deceduto il 3 agosto scorso a 85 anni, la "morte civile" in fisica ed elettrochimica (il suo campo di specializzazione) è avvenuta nel 1989 per aver scoperto, insieme ad un suo ex studente, Stanley Pons, la "fusione fredda". Martin Fleischmann nel giro di un anno divenne praticamente un "appestato" della Scienza, affidabile poco più di un "venditore di macchine usate" nella cultura americana. La "fusione fredda" divenne di conseguenza una "bufala" e la sua discussione relegata a quella parte della "metafisica" che si occupa del sesso degli angeli o della annosa questione che riguarda la lana caprina. Come cartina di tornasole si veda quante righe dedica a Martin Fleischmann Wikipedia (in italiano) per comprendere l'eredità che la "cultura mainstream" ha accordato allo scienziato ceco. Eppure la "non scoperta" di Martin Fleischmann non è "finita" nel 1989 e non solo per via dei tanti gruppi di ricerca che continuano a lavorare sulla "fusione fredda". Non è finita perché pare, da molte evidenze, come il principio scoperto da Fleischmann e Pons spieghi, in qualche modo, i fenomeni fisici "insoliti" che i proiettili all'uranio impoverito (utilizzati nelle guerre da Stati Uniti e alleati) provocano quando impattano su una superficie. Questo spiegherebbe anche come mai Martin Fleischmann e Stanley Pons con la loro scoperta siano stati "vaporizzati" dall'establishment. In un reportage di Flavio Masella e Maurizio Torrealta trasmesso da RaiNews 24 il 28 novembre 2007 dal titolo "Uranio impoverito, i conti non tornano" che indagava sulle morti sospette correlate all'uso dei proiettili all'uranio impoverito, si afferma non a caso che i "conti non tornavano" non solo sul "numero delle morti", ma anche "sulla spiegazione fisica del processo". Sulla scheda della puntata Maurizio Torrealta chiede proprio a Martin Fleischmann come sia possibile "che al momento dell' impatto venga prodotta una temperatura di 3mila-4mila gradi e vengano ritrovati elementi come lo stronzio, elementi non esistenti precedentemente". Martin Fleischmann risponde, con la solita autorevole modestia: "Penso che sarebbe sensato pensare a un processo di tipo nucleare. Penso che i materiali osservati nell'operazione dell'uranio impoverito possano essere spiegati in termini di fissione". Una fissione "innescata" quindi all'impatto (o dall'impatto), quasi una sorta di "fusione fredda", anzi di "fissione fredda" del proiettile. Una "fissione" che non ha bisogno di un reattore nucleare per "accendersi" o di chili di uranio concentrato per arrivare alla "massa supercritica" di una bomba atomica. Una "fissione fredda" che, concettualmente, è molto simile "mutatis mutandis" alla "fusione fredda", come afferma anche il fisico nucleare Peter Hagelstein: "Comincio a pensare che le reazioni piezonucleari e e la fusione fredda siano effetti differenti di uno stesso fenomeno, e che se riusciremo a spiegare le prime comprenderemo anche le altre". Il fisico ha parlato ai microfoni di TG3 Leonardo in occasione del convegno al Politecnico di Torino che mostrava la realtà della "fissione fredda" per "schiacciamento". All'argomento abbiamo dedicato il lungo articolo "Piezonucleare bufala? Ma il Nobel Percy Bridgman sta con l'INRIM" dove si legge anche una testimonianza del professor Emilio del Giudice (fisico, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell'International Institute of Biophysics di Neuss), autore con Maurizio Torrealta del 'romanzo' "Il Segreto delle Tre Pallottole" (proprio su questo argomento). Emilio del Giudice spiega la "sconvolgente" scoperta del premio Nobel Percy Bridgman, teoria che fu "insabbiata" e che potrebbe spiegare molte cose. A partire dagli effetti "fisici" dell'"uranio impoverito" sui carroarmati per finire con Martin Fleischmann e del perché la sua "fusione fredda" non "poteva" scientificamente avere il diritto di esistere nel 1989.

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