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Missili nucleari di Stati Uniti e Russia a rischio attacco hacker

Un ex comandante delle forze nucleari degli Stati Uniti ritiene "ragionevole" e "tecnicamente possibile" che gli hacker di una nazione ostile possano penetrare nel sistema degli arsenali nucleari statunitensi e russi. L'ex comandante spiega che se Stati Uniti e Russia mantengono i missili nucleari nello stato di massima allerta ciò paradossalmente li rende più vulnerabili ad un lancio non autorizzato.

La trama di WarGames, film diretto da John Badham, potrebbe divenire presto realtà, solo che a far rischiare di far scoppiare una Guerra Termonucleare Globale questa volta potrebbe essere non un furbo ragazzino degli anni '80 ma dei possibili hacker guidati da una superpotenza con ambizioni geopolitiche. In una intervista, James Cartwright, ex comandante delle forze nucleari degli Stati Uniti che ha guidato il Comando Strategico dal 2004 al 2007, ha infatti avvertito sul pericolo di un possibile attacco hacker agli arsenali nucleari statunitensi e russi. A causa delle tensioni provocate dal conflitto in Ucraina, a quanto pare gli arsenali nucleari di USA e Russia sono "settati" sullo stato di massima allerta. Cartwright chiede però di aumentare i parametri del lead time delle testate nucleari, cioè il tempo di risposta necessario per procedere al loro lancio. Cartwright spiega infatti che solo abbassando lo stato di allerta si potrebbe ridurre al minimo il rischio di un lancio di un'arma nucleare in risposta a un falso avviso di attacco, creato dagli hacker. In sostanza, se Stati Uniti e Russia mantengono i missili nucleari nello stato di massima allerta ciò paradossalmente li rende più vulnerabili ad un lancio non autorizzato.

In un rapporto della Global Zero Commission pubblicato mercoledì 29 aprile e condotto da Cartwright viene quindi proposto di modificare il sistema di comando e controllo missilistico in maniera tale che prima del lancio passino dalle 24 alle 72 ore (tanto per fare qualche telefonata, prima). L'ex comandante USA ritiene infatti "ragionevole" e "tecnicamente possibile" che gli hacker di una nazione ostile possano penetrare nel sistema degli arsenali nucleari statunitensi e russi. Due anni fa, infatti, il Defense Science Board del Pentagono ha ammesso che "la maggior parte dei sistemi" dell'arsenale nucleare degli Stati Uniti non era ancora stato valutato completamente per individuare i possibili punti deboli in caso di un attacco informatico a tutto campo. Il Pentagono fa sapere però che l'amministrazione Obama non ha nessuna intenzione di abbassare lo stato di allerta delle testate nucleari perché "ritiene che i missili devono essere pronti ed efficaci ed in grado di perseguire la missione (olocausto nucleare?, ndr) in qualsiasi momento". Anche la Russia non sembra avere tra le sue priorità un de-alerting del suo arsenale nucleare.

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