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Le madri di Fukushima vincono su Edano, niente sgombero del sit-in

Le madri di Fukushima che dal 27 ottobre stanno protestando con un sit-in sotto il Ministero dell'Economia giapponese erano state minacciate di sgombero. Grazie ad una petizione internazionale la polizia le ha "graziate". E intanto anche l'ONU le "sbugiarda", perché l'impatto sulla salute di Fukushima sarebbe "relativamente contenuto". Insomma, un reattore fuso è tutta salute.

Fukushima è un'emergenza ormai evaporata dalla stampa e dalla televisione mondiale e di conseguenza anche dalla mente delle persone. Eppure la situazione in Giappone rimane gravissima, sia per quanto riguarda la contaminazione radioattiva (si è parlato del 10 per cento del Paese contaminato http://is.gd/I5VWV8) sia per lo stato dei reattori di Fukushima Daiichi su cui nessuno, TEPCO in primis, può fornire notizie certe. Ciò che invece è certo, come sostengono molti osservatori, è il tentativo in atto di mistificare a livello internazionale la situazione per far "digerire" Fukushima e le sue radiazioni. Magari, potrebbe pensare qualcuno, in preparazione di altri futuri eventuali disastri nucleari industriali. Fortunatamente c'è ancora qualcuno che protesta, cioè la "solita minoranza" che non vuole accettare la "realtà" fornita dagli "occhiali rosa" (lenti al Torio?) con cui il governo nipponico (e mondiale) guarda ai ruderi di Fukushima. In questo caso parliamo di quelle donne giapponesi che il 31 ottobre 2011 Naoko Okada da Kyoto nel suo blog descriveva così: "Dal 27 ottobre le donne di Fukushima stanno facendo un sit-in, ormai lungo 10 giorni, di fronte al Ministero dell'Economia e dell'Industria, nelle cui competenze rientrano le centrali nucleari. Le madri non possono più aspettare, richiedono la sospensione immediata di tutte le centrali nucleari, evacuazione dei bambini sotto la responsabilità del governo, risarcimento dei danni per gli abitanti evacuati" (http://is.gd/mOEBo2). Ebbene quelle madri sono ancora là sotto, attendendo risposte non solo ai "vecchi" quesiti ma anche "per protestare contro l'innalzamento del limite 'di sicurezza' radioattivo per i bambini residenti nella zona contaminata" come scrive Massimo Bonfatti di Mondo in Cammino (http://is.gd/cLfkSO). Ma il tempo passa, le notizie si edulcorano, le emergenze si cronicizzano e davanti al METI (Ministry of Economy, Trade and Industry) queste donne sono state minacciate dal Governo nipponico di uno sgombero forzato. Visto che Fukushima, bene o male, si sta "digerendo". Queste donne allora hanno chiesto un aiuto, tramite una petizione mondiale su Avaaz (http://is.gd/Ll9YBv) per scongiurare la distruzione del loro sit-in permanente. "Caro Ministro Edano -, scrivevano nella lettera aperta - vi chiediamo di ritirare l'ordine di sfratto delle madri di Fukushima e degli altri pacifici cittadini che protestano fuori del METI, e permettere loro di esprimere le loro speranze per un futuro sicuro e libero dal nucleare per tutti noi". All'appello hanno risposto in poche ore migliaia di persone (ma non centinaia di migliaia, attenzione), frutto della rete di e-mail e blog che seguono la vicenda. Ma il gesto è bastato per fermare la Polizia che, fanno sapere le Madri di Fukushima, così come è arrivata così se ne è andata. Ma Edano l'ordine ufficiale non l'ha ancora ritirato, per questo è sempre meglio stare all'erta. E mentre queste coraggiose donne continuano, determinate, nella protesta, le ultime notizie sul'affaire Fukushima riportano che il comitato scientifico dell'ONU, l'Unscear (Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti), afferma come l'impatto sulla salute del disastro nucleare di Fukushima sia stato "relativamente contenuto" grazie al fatto che le evacuazioni sono state "rapide" ed efficaci. Una analisi che non potrà che suscitare sdegno e rabbia nella stretta cerchia di chi non riesce ad abbandonarsi al sonno della ragione. Per poi farsi "inglobare" con serenità e gioia dai comodi e viscidi baccelli degli ultracorpi.

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