le notizie che fanno testo, dal 2010

Incendio Canada fa scattare "3 allarmi nucleari" e le ceneri arrivano in Europa

Il terribile incendio canadese, nella provincia di Alberta, ha coinvolto un deposito storico di scorie radioattive di "basso livello". Preoccupata la popolazione di Fort McMurray, terminal della via dell'uranio fino agli anni '60. Prof. Paolo Scampa (AIPRI): "L'incendio a Fort McMurray ha fatto scattare 3 allarmi nucleari".

Viviamo sotto lo stesso cielo e calpestiamo la stessa terra, bevendo la stessa acqua e respirando la stessa aria. Ma sfortunatamente ce ne accorgiamo quando i disastri che avvengono illusoriamente "da altre parti del mondo" si ripercuotono anche sopra il nostro orticello. E' stato così per il disastro nucleare di Chernobyl così come per la catastrofe radioattiva di Fukushima.

Ma chi pensa di non respirarsi le polveri d'uranio impoverito provenienti dall'Iraq o dall'ultima guerra libica è chiaramente un illuso. Da pochi giorni Meteo Svizzera ha inoltre diffuso la notizia che stiamo respirando le ceneri degli spaventosi incendi canadesi. Una nuova conferma che "la Terra non ha uscite di emergenza", come recita lo slogan dell'AIPRI.

"Le ceneri canadesi sono trasportate dai venti geostrofici su distanze molto lunghe. Più nel dettaglio, gli aerosols osservati il 24 e 25 maggio 2016 a Payerne provengono dall'Ovest del Canada e sono stati emessi con ogni probabilità tra il 19 e il 20 maggio 2016" confermano i metereologi svizzeri, non fornendo ovviamente l'analisi qualitativa del particolato, ma assicurando che "le concentrazioni misurate attualmente sopra la Svizzera non rappresentano alcun pericolo per la popolazione".

L'ufficio meteo svizzero però sottolinea come "questo evento mostra come un trasporto su scala quasi-globale possa modificare ed influenzare l'atmosfera locale a più di 7000 km dalla sorgente d'emissione". Ma che cosa è bruciato in Canada nella provincia di Alberta? Che cosa è veramente successo tra le foreste canadesi?

Dal primo maggio nella regione di Fort McMurray sono andati in fumo centinaia di migliaia di ettari di foresta, insieme a case, edifici vari, stabilimenti, per quasi venti giorni. Solamente il 21 maggio ad un parte della popolazione è stato permesso di rientrare in quello che rimaneva delle loro case a Fort McMurray (circa 60mila abitanti). Nonostante 22 canadair in continuo sorvolo delle zone infuocate e quasi 150 elicotteri in turnazione, nulla si è potuto fare per spegnere il devastante rogo. Gli esperti assicurano che l'incendio è stato provocato dall'uomo e che non si è originato per autocombustione, anche se per ora non si può sapere se è di origine dolosa.

Ma pesa nel bilancio delle colpe e delle responsabilità anche la gestione "iper protettiva" che si è fatta delle foreste, per motivi anche validi e contingenti. Proteggere dal fuoco "naturale" le foreste di Fort McMurray ha creato un sottobosco poco pulito ed una densità di alberi maggiore di quella "normale" (che di solito viene proprio sfoltita dagli incendi, in maniera ciclica) favorendo il disastro. Questo devastante incendio che ha distrutto oltre 2400 abitazioni ha impattato in modo pesante sull'industria estrattiva petrolifera di Athabasca.

Ironia della sorte, proprio le sabbie bituminose di Athabasca erano state oggetto di un progetto delirante che voleva far detonare 100 bombe atomiche come fossero mine, per facilitare l'estrazione petrolifera. Un omaggio al "Progetto Aratro" di cui anche il modernissimo supereroe dei nostri giorni Elon Musk è un fan, ma per terraformare Marte con le atomiche.

L'incendio di Fort McMurray, bloccando la produzione di bitumi di Athabasca rischia di diventare il più grande disastro economico di questa parte del Canada. L'emergenza comunque continua, dato che il dicastero per l'agricoltura e le foreste di Alberta, solamente ieri avvisava del "forte rischio" di incendi nella Fort McMurray Forest Area, a causa del caldo e dei forti venti. Ma i canadesi che vivono là attorno, non erano solamente preoccupati dalle fiamme, ma anche da altri pericoli, invisibili, che gli incendi come questo possono portare.

Fort McMurray non è infatti solo una cittadina di casette di legno, di grandi foreste e di un vicino sporco stabilimento che tratta "oil sand", ma anche un vecchio ridente terminal dell'industria estrattiva dell'uranio e del radio. La cittadina è anche vicina ad un ridente deposito nuclere di rifiuti cosiddetti "a bassa radioattività". In realtà questa discarica radioattiva è un sito di interesse "storico" dato che è il risultato dell'accumulo delle perdite accidentali di uranio e radio durante il suo trasporto.

Tra gli anni '30 e la fine degli anni '50 la Eldorado Nuclear Ltd estraeva dalla miniera di Eldorado's Port Radium i minerali radioattivi e li trasportava su una rete fluviale fino a Waterways (oggi Fort McMurray) dove c'era un deposito. Da lì uranio e radio sarebbero stati trasportati in ferrovia per la raffineria di Port Hope. Il deposito di Fort McMurray su cui è passato in pieno l'incendio, si chiama Beacon Hill, e gli abitanti della città si sono preoccupati seriamente per eventuali fughe di gas radioattivi dovuti all'"arrostimento" del deposito.

Le scorie radioattive di uranio e radio conservate nel deposito di Fort McMurray sono mischiate al terriccio e inserite in una cella di contenimento coperta a sua volta da una terra a bassa permeabilità con sopra uno straterello di terriccio pulito. La discarica è una di quelle "a lungo termine", è monitorata, e dalle cronache non aveva alberi piantati ma solo erba. Ma i rapporti sono contrastanti, dato che la zona, ovviamente, non è accessibile a tutti per i picnic.

In totale sotto lo strato di terra che "tappa" la discarica nucleare, sono conservati, secondo i dati ufficiali9 qualcosa come 43.500 metri cubi di terreno contaminato. "Non ci sono preoccupazioni per quanto riguarda l'integrità fisica della cella del deposito e il suolo contaminato che esso contiene" ha detto Harvey Seto, direttore LLRWMO (The Low-Level Radioactive Waste Management Office). Seto assicura che "quando l'ordine di evacuazione sarà ritirato, il personale CNL andrà ad ispezionare la cella per la valutazione di eventuali attività di bonifica, come semine riparazione dei recinti, se necessario".

Insomma, l'incendio canadese, nonostante abbia investito in pieno una discarica di rifiuti radioattivi, è stato senza conseguenze? Non tutti la pensano in questo modo. Il professor Paolo Scampa dell'AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti), interpellato da Mainfatti.it in esclusiva, ha sottolineato come l'incendio di Fort McMurray non sia stato solo "un fuoco di paglia" dal punto di vista radiologico.

"L'incendio a Fort McMurray - osserva il prof. Paolo Scampa - ha fatto scattare 3 allarmi nucleari. Il primo per via del fatto che un fuoco di superficie è avvenuto sul deposito di scorie minerarie greve di radio sotterrato lì. Molti sono rimasti sconcertati che non abbiano preventivamente spedito i canadair per 'innaffiare' il deposito prima che l'incendio lo raggiungesse. Tutti si augurano che non covi adesso lì un fuoco sotterraneo".

"Il secondo allarme è scattato quando ci si è resi conto che una decina di apparecchiature di radiometria industriale si trovavano in mezzo a edifici andati a fuoco. Una squadra di radioprotezione è stata inviata in loco. Per fortuna sembra che i contenitori delle apparecchiature abbiano resistito al fuoco senza danni".

Poi il professor Scampa avverte: "Il terzo allarme, purtroppo lui ancora in atto, riguarda il Cesio, lo stronzio e il plutonio incorporato in quantitativi non indifferenti nelle piante. La natura è in effetti tristemente marcata dalla radioattività artificiale ereditata dalla ricadute delle prove atomiche e dei vari incidenti atomici. Ogni incendio rimette parte di questa radioattività in circolazione aerea, e questa radioattività artificiale la stiamo ora respirando anche qui in Europa".

Da sottolineare come tutta la zona in cui è scoppiato l'incendio faccia parte di quella storica "via dell'uranio"1 che veniva trasportato anche a spalla in sacchi di juta che si rompevano frequentemente e che contaminavano i poveri operai (che lavoravano senza protezioni, come se stessero maneggiando grano) e tutto l'ambiente circostante. Che ora, in parte è andato in fumo. E in piccolissima parte riposerà nei nostri polmoni.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: