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Giornata contro test nucleari: in Italia "90 ordigni atomici USA"

Dopo Fukushima di cui mese dopo mese si celebra amaramente la "non risoluzione" il nucleare ha un nuovo appuntamento. Il 29 agosto si celebra la "Giornata Internazionale contro i test nucleari" in silenzio ovviamente. Anche in Italia c'è poco da festeggiare con le sue (stimate) 90 atomiche USA.

Tra le tante cose odiose e contro la vita sul pianeta che l'essere umano è stato capace di fare, sicuramente la bomba atomica (e i suoi migliaia di test attorno al pianeta), assume un valore che la pone ai primi posti di una ipotetica classifica dell'abominio. Da quando la prima bomba atomica "Little Boy" è stata sganciata su Hiroshima (6 agosto 1945 alle 8.16, questo è il 66esimo anniversario) la "maledizione" nucleare è piombata sulla terra con il suo tipico "fallout". Una maledizione per la vita degli esseri umani sia dal punto di vista militare, con il continuo pericolo di una guerra atomica (e con i suoi test e i suoi sottoprodotti come i proiettili all'uranio impoverito); e sia dal punto di vista industriale, con disastri epocali come Chernobyl e Fukushima (e tantissimi altri, parzialmente "coperti", sia dalla stampa che dai governi stessi). Il 29 Agosto di quest'anno, verrà celebrata in tutto il mondo (nella naturale sordina) la "Giornata Internazionale contro i test nucleari" voluta il 2 dicembre 2009 nella 64esima sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con una risoluzione, adottata all'unanimità (la risoluzione 64/35). Il "nucleare" minaccia ancora il mondo, e non solo con l'"apocalisse di Fukushima" (lungi dall'essere risolta) ma con migliaia di testate atomiche costruite per sterminare il nemico, cioé, in sintesi, tutto il genere umano. Che esistano ancora armi atomiche che minacciano il mondo e che gli Stati ne vogliano costruire delle altre, può sembrare anacronistico ma è la realtà quotidiana, come segnala con il suo "Doomsday Clock" (Orologio dell'Apocalisse), il Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago dal 1947. A proposito, l'orologio attualmente segna 6 minuti alla mezzanotte, ovvero alla "fine del mondo" (http://is.gd/3i2MQ3). Per costruire le atomiche e per "capirle" scienziati in tutto il mondo si sono dati da fare con migliaia di test nucleari che hanno avvelenato il Pianeta. Pare che il totale dei test nucleari fatti su cielo, mare e terra (ovviamente anche sotto-terra) siano in totale oltre duemila, ultimo della serie è stato quello della Corea del Nord il 25 maggio 2009. Una situazione gravissima che per la maggioranza delle persone è assolutamente sconosciuta e a cui questa "Giornata Internazionale contro i test nucleari" potrebbe aprire gli occhi. La storia dei test nucleari ci riguarda tutti ed è culturalmente molto affascinante e interessante perché mostra di che cosa possa essere capace l'uomo quando perde la sua umanità. Una storia che è necessario far conoscere alla nuove generazioni nelle famiglie e nelle scuole, sottolineando l'eredità che i padri e i nonni hanno regalato loro: un'atmosfera carica di particelle radioattive (molte delle quali inesistenti in natura) e un ambiente di gran lunga peggiore di come l'avevano trovato. Tanto per farsi un' idea generale per festeggiare con più entusiasmo questa "Giornata Internazionale contro i test nucleari" è appassionante leggere e scaricare questo bel dossier intitolato "Test Nucleari: giocare col plutonio" di Paolo Cortesi (http://is.gd/qsXoK5) che inizia con questi "tranquillizzati" dati: "Tra il 1945 ed il 1993, le cinque potenze nucleari dichiarate (USA, URSS, Gran Bretagna, Francia e (Cina) fecero esplodere 2031 testate sperimentali. I test avvennero in cima a torri, su chiatte, sospesi a palloni aerostatici, sganciati da aerei, lanciati da razzi fino alla quota di 480 chilometri sulla superficie terrestre; sott'acqua a 60 metri di profondità; in pozzi e sotto terra, fino a più di 240 metri sotto il suolo e in tunnel orizzontali. Circa il 25% dei test fu realizzato nell'atmosfera. I 511 test atmosferici raggiunsero una potenza totale di 438 megatoni, pari a 29.000 bombe come quelle di Hiroshima. Più di metà del valore complessivo dei megatoni fu concentrato in un periodo di sedici mesi, da settembre 1961 al dicembre 1962". Poi è davvero utile rendersi conto "visualmente" delle parole di Paolo Cortesi andando a vedere su Youtube un video realizzato a mo' di videogame che indica "Tutte le esplosioni nucleari dal 1945 al 1998 " (http://is.gd/jG962l). C'è anche da dire che il sistema di sorveglianza dei test nucleari (il CTBT'S GLOBAL ALARM SYSTEM, ctbto.org/), pagato da noi cittadini, che sorveglia eventuali esplosioni ed esperimenti atomici in tutto il pianeta, sta avendo proprio in questi mesi un'esistenza quantomeno contraddittoria. Questo sistema, che dovrebbe essere innanzitutto uno strumento di pace e di sicurezza verso la popolazione mondiale (che non vuole essere sterminata dalle atomiche e dalle loro radiazioni), che rileva qualsiasi dato radioattivo o sismico correlato ad una esplosione nucleare, non viene infatti utilizzato "a fini civili" per segnalare il "fallout nucleare mondiale di Fukushima" come ha segnalato il CRIIRAD (leggi "Nube radioattiva da Fukushima? E' segreto di Stato, denuncia CRIIRAD" http://is.gd/A7QHGv). Scrive infatti il CRIIRAD francese (Commission de Recherche et d'Information Indépendantes sur la Radioactivité), in una petizione che ancora è attiva ("Petizione per la totale trasparenza sulla radioattività dell'aria che respiriamo" http://is.gd/zqGK7U): "Oltre 60 laboratori d'analisi dotati di sensori ad alta precisione sono distribuiti sul nostro pianeta e controllano quotidianamente la radioattività dell'aria. La loro missione: individuare anche deboli quantità di prodotti radioattivi che potrebbero indicare che dei test nucleari sono stati effettuati in violazione del Comprehensive Test Ban Treaty (Trattato di bando complessivo dei test nucleari). I risultati di queste analisi permetterebbero di seguire, giorno dopo giorno e a partire dal 12 marzo 2011, i movimenti delle masse d'aria contaminate dalle emissioni radioattive della centrale nucleare di FUKUSHIMA DAIICHII. Ciò è attualmente impossibile perchè i dati sono confiscati dagli Stati. I risultati sono trasmessi ad alcuni organismi ufficiali selezionati dalle autorità e che non possono divulgare alcuna informazione. L'organizzazione internazionale di misura della radioattività è finanziata da fondi pubblici. I cittadini hanno il diritto di essere informati. Tutti i dati devono essere pubblicati, non solo quelli accuratamente selezionati dalle autorità. Esigo che i risultati delle analisi della radioattività dell'aria della rete del CTBTO siano resi pubblici, INTEGRALMENTE ED IMMEDIATAMENTE. Essendo finanziati dai cittadini di molti paesi, tali risultati devono essere messi a loro disposizione e servire alla loro protezione". Non c'è quindi molto da festeggiare per questa nuova "Giornata Internazionale contro i test nucleari", e c'è da scommetterci che neppure Google offrirà un "doodle" per ricordare al mondo la minaccia atomica. Radio Vaticana in previsione di questa Giornata Mondiale (http://is.gd/7w3xsa) ha intervistato Maurizio Simoncelli, di Archivio Disarmo e docente di geopolitica dei conflitti presso l'Università Roma Tre. Stefano Leszczynski chiede al professore riguardo all'importanza dell'evento: "In primo luogo è importante perché le nubi all'orizzonte, in campo nucleare, ci sono; sappiamo la questione del nucleare della Corea del Nord e la questione del nucleare dell'Iran: due grossi problemi irrisolti. C'è la questione del non-disarmo da parte delle potenze nucleari, quali Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna che, nonostante il Trattato di non proliferazione nucleare che prevede - anche da Paesi armati nuclearmente - un progressivo disarmo: questo, in realtà, non è avvenuto". Ma Maurizio Simoncelli sottolinea: "Hanno diminuito una parte dei loro arsenali nucleari, ma rimangono circa 10 mila testate nucleari a disposizione, per lo più delle due superpotenze, statunitense e russa. E rimane poi la questione principale, che è quella dei test nucleari. Nel momento in cui un Paese rinuncia a fare i test nucleari, vuol dire che si impegna concretamente a non perseguire più questa strada. E ad oggi, invece, questo non risulta". Intanto anche l'Italia, che per la seconda volta ha rispedito al mittente il "nucleare civile" con un Referendum, rimane in ansia sulle bombe atomiche stoccate nel nostro Paese. Scriveva Greenpeace nel 2006, in un documento che denunciava gli "Ordigni nucleari USA NATO in Italia" (http://is.gd/MBJ5FK): "Sebbene la mancanza di trasparenza della NATO renda impossibile conoscere con certezza l'ubicazione e la quantità di armi nucleari presenti in Italia, si stima che l'Italia, come parte del proprio 'fardello nucleare condiviso', ospiti 90 ordigni atomici statunitensi. 50 di essi sono dislocati nella base aerea di Aviano e 40 in quella di Ghedi Torre. Ordigni atomici degli Stati Uniti sono stati dislocati per la prima volta in Italia nel 1957" (qui il documento integrale in PDF http://is.gd/qSa1gL).

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