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Giappone: il mistero del drone alato radioattivo per Shinzo Abe

Un piccolo drone con il simbolo del trasporto di materiale radioattivo è atterrato sul tetto dell'ufficio a Tokyo del primo ministro del Giappone Shinzo Abe, trasportando anche una piccola bottiglia. Al suo interno, l'acqua radioattiva della centrale nucleare di Fukushima che la Tepco continua a far disperdere in mare e che sta innescando nell'Oceano Pacifico un possibile collasso della catena alimentare?

Un piccolo drone è atterrato sul tetto dell'ufficio di Tokyo del primo ministro giapponese Shinzo Abe, mentre questo si trovava in Indonesia per partecipare ad una conferenza afro-asiatica. A preoccupare maggiormente le autorità giapponesi il fatto che il drone avesse lo stemma che indica il trasporto di materiale radioattivo. In effetti, le analisi hanno dimostrato che il drone è leggermente radioattivo, anche se ciò non dovrebbe affatto stupire. Tokyo è infatti ad appena 300 chilometri da Fukushima, e di tanto in tanto qualche blogger giapponese indipendente si fa un giro per le vie ed i mercati della capitale nipponica misurando i livelli di radiazione nella città. Nel febbraio 2012, per esempio, i contatori Geiger portatili avevano rilevato radiazioni dai 2.94 ai 6.5 microSv/h anche nella stazione di Tokyo. Il valore 6.5 microSv/h se covertito diventa 57 mSv/y, il che superava quei 50 mSv/anno che segnava l'evacuazione obbligatoria di Fukushima.

Inoltre, il drone trasportava una piccola bottiglia d'acqua. Attualmente non è ancora chiaro chi abbia fatto atterrare il drone sul tetto di Shinzo Abe, ma non è difficile immaginare il possibile intento provocatorio. In primo luogo, proprio oggi un tribunale giapponese ha permesso il riavvio di una centrale atomica nel sud-ovest del Paese, decisione caldeggiata dallo stesso Shinzo Abe che intende rilanciare il nucleare per tagliare le costose importazioni di combustibili fossili, a cui il Giappone ha fatto affidamento dopo il disastroso incidente di Fukushima, divenuto più grave di quello di Chernobyl nonostante il mancato fallout informativo sui media mainstream. Proprio ieri, martedì 21 aprile, dalla centrale danneggiata di Fukushima Daiichi c'è stata una ennesima perdita di acqua radioattiva. La Tepco ha infatti riferito che ieri c'è stata una interruzione di corrente che ha bloccato tutti i trasferimenti di acqua dalle otto pompe. Ancora una volta, l'acqua radioattiva si è così dispersa nell'Oceano Pacifico. Il pompaggio dell'acqua radioattiva era iniziato venerdì 17 aprile, dopo che un report ha evidenziato che il canale stava raggiungendo il mare. Come al solito, i funzionari della Tepco spiegano che non sono in grado di sapere la quantità o il livello radioattivo dell'acqua che si è riversata nell'Oceano Pacifico.

Fatto sta che nell'Oceano Pacifico si sta innescando un possibile collasso della catena alimentare. Circa due settimane fa, i regolatori federali hanno stabilito la chiusura anticipata della pesca di sardine in California, Oregon e Washington. La popolazione di sardine ha avuto un drastico calo del 91% negli ultimi 8 anni il che ha provocato quest'anno, a catena, la morte per fame del 90% di cuccioli di leoni marini. Ovviamente gli scienziati (quelli "di un solo libro") non sanno spiegarsi il perché questo stia avvenendo. Eppure, a Fukushima, ci sono tre noccioli fusi sotto i reattori distrutti che si stanno sciogliendo tra fango ed arenaria senza che il governo del Giappone (e la Tepco) riesca a localizzarli per tamponare l'emergenza ambientale. Non esistono dati per verificare se c'è stata una diminuzione sostanziale di sardine negli ultimi 4 anni, da quando cioè è esplosa la centrale nucleare di Fukushima. Nei giorni successivi all'incidente, la Tepco ha infatti ammesso che i livelli di radioattività in mare avevano superato di oltre 4.400 volte i limiti ammessi. Da allora, più di una volta l'acqua radioattiva si è dispersa nell'Oceano Pacifico. Solo per riportare qualche esempio, nell'agosto del 2013 circa 300 tonnellate di acqua altamente radioattiva è fuoriuscita da un serbatoio di stoccaggio nell'impianto nucleare di Fukushima Daiichi, tanto che l'Agenzia nucleare del Giappone aveva alzato a 3 il livello di gravità dell'incidente. Da rammentare, inoltre, che per raffredare i noccioli ormai fuori controllo è infatti necessaria una continua immissione di acqua di raffreddamento, che si disperde nel sottosuolo attraverso le crepe aperte dal terremoto. La stessa Tepco aveva trovato una crepa nel suolo da dove zampillava acqua a 1000 millisievert ora.

Il Giappone, così come il resto del mondo, non sembra però preoccuparsi delle conseguenze del disastro ambientale che l'incidente nucleare di Fukushima continua a portarsi dietro. Infatti, pochi giorni fa l'acqua in bottiglia prodotta nella città di Fukushima e raccolta dalla diga Surikamigawa è stata persino premiata come di altissima qualità, vincendo il Gold Quality Award 2015 Monde Selection, un prestigioso concorso internazionale ideato per testare la qualità dei vari prodotti di consumo. Sarà stata questa l'acqua in bottiglia offerta a Shinzo Abe dal drone alato?

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