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Fukushima un anno dopo. Paolo Scampa: "catastrofe appena iniziata"

Fukushima un anno dopo il terremoto-tsunami. In Giappone è ancora crisi nucleare e il disastro nelle centrali è "in fieri". La "catastrofe appena iniziata" sottolinea Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI, e "10 milioni di becquerel all'ora di sostanze radioattive continuano a fuoriuscire nell'aria" scrive Naoko Okada. Ma nel primo anniversario fiocca l'ottimismo. Come un fallout.

Un anno fa, l'11 marzo del 2011, un terremoto e poi uno tsunami travolgeva il nord-est del Giappone. Il Sol levante nella sua millenaria storia è sempre stato "abituato" a tali devastazioni anche se la saggezza antica, quella che consigliava di non costruire a ridosso delle coste e nei luoghi dove il mare, a causa di un possibile tsunami, poteva trovare una strada di devastazione, aveva sempre difeso i suoi abitanti.
Ma l'industrializzazione post bellica, post Hiroshima e Nagasaki, forte della "religione laica" della tecnologia, ha trasformato il "solito" terremoto-tsunami in un evento tragico non solo per il Giappone ma per tutto il pianeta Terra.
E così, trecentosessantacinque giorni dopo che terra mare hanno sconquassato il Giappone, non sono solo i 15,854 morti e 3,155 scomparsi ad addolorare il Sol levante e il mondo intero, ma le conseguenze "a lungo termine" della "più grave catastrofe nucleare della storia dell'umanità" come ricorda Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI.
L'11 marzo del 2011 la furia della natura ha seriamente danneggiato (cioè sostanzialmente distrutto) l'impianto nucleare di Fukushima Daiichi, oltre ad aver creato diversi problemi alle centrali nucleari di Fukushima Daini, Onagawa e Tokai (e a molte altre ancora).
Il 12 marzo, mentre in Italia si era in piena "campagna promozionale" pro nucleare (http://is.gd/ei7UaF) il nostro blog, mentre gli esperti televisivi si affrettavano a "giurare" che la fusione anche di un solo reattore a Fukushima era "impossibile", scriveva nel sommario di un articolo: "Il terremoto del Giappone rivela il pericolo del nucleare e delle sue sicurissime centrali. Niente può resistere alla natura, e la centrale nucleare di Fukushima sembra rilasci ormai radiazioni di oltre 1000 volte la soglia di radioattività 'normale'. E non sarebbe la sola" (http://is.gd/D9oANN).
In effetti pochi giorni dopo il commissario europeo per l'energia Gunther Oettinger, definirà Fukushima come un' "apocalisse nucleare".
Queste le parole di Gunther Oettinger davanti alla commissione per l'industria, la ricerca e l'energia del Parlamento europeo: "parlo di apocalisse e credo che la parola sia particolarmente ben scelta" (...) praticamente tutto è fuori controllo, non escludo che si possano verificare altre esplosioni nelle prossime ore".
Con il passare dei giorni l'"apocalisse" di Fukushima veniva poi inquadrata anche dalle osservazioni degli esperti indipendenti che, dopo aver "predetto" che la catastrofe nucleare nipponica fosse quantomeno pari a Chernobyl riguardo la scala INES ("International Nuclear and Radiological Event Scale"), cioè a Livello 7 (http://is.gd/GSw8r8), Fukushima avrebbe avuto bisogno di un livello "apposito" più alto, cioè un "Livello 8", un "livello Fukushima", appunto.
Ecco perché non sono "solamente" quei 15,854 morti e 3,155 scomparsi ad addolorare il Giappone e il mondo, ma ciò che Fukushima riserverà in futuro.
L'immane catastrofe nucleare di Fukushima è infatti "diluita" nel tempo, così come le immonde esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki (1945) contano ancora 266.000 (stima del 2006) "hibakusha", ovvero "persone esposte alla bomba".
Il disastro "nucleare" è sempre "apocalittico" per definizione in quanto è "irrimediabile" almeno in "tempi umani".
Gli effetti delle sostanze radioattive rilasciate da Chernobyl, Fukushima e dagli esperimenti atomici civili e militari viaggiano infatti nella biosfera, nell'aria e nell'acqua e quindi "nel tempo", avvelenando la vita sulla Terra nella maniera più crudele e radicale che si possa immaginare, ovvero avvelenando la sua "genesi", cioè danneggiandola a livello genetico.
Paradossale quindi come un disastro letteralmente "epocale", come è stato quello di Fukushima, si possa dimenticare e "sotterrare" in un solo anno.
Solamente 365 giorni dopo sembra infatti che l'emergenza sia passata, che a Fukushima non sia successo poi niente di "irreparabile", che ogni cosa oggi in Giappone vada verso una felice soluzione radiologica. Del disastro atomico di Fukushima si parla quasi come se i reattori nucleari fossero delle semplici "pentole di aria fritta", niente che possa davvero preoccupare.
Anche le spaventose cifre sulla contaminazione radioattiva nella stazione di Tokyo (http://is.gd/xGV6NK) sembrano non destare nessuna preoccupazione, quasi come se le cifre segnate dai contatori Geiger fossero allegri numeri di una lotteria.
La parola Fukushima non è associata, come invece Chernobyl, ad avvelenamento radioattivo e genetico, alle nubi radioattive, e nessun bambino di Chernobyl vive in Giappone, cioè nessun "bambino di Fukushima" esiste nell'immaginario collettivo mondiale.
A Fukushima splende il Sole, e ci saranno esperti nucleari pronti persino a giurare che nemmeno i raggi cosmici arrivano sulle centrali con la stessa spietata intensità di altri punti della Terra.
Un anno dopo il terremoto-tsunami sembrano esserci quindi "due" Fukushima: una tragica e grigia, fatta della stessa pasta di Chernobyl e un'altra brillante ricostruita di ottimismo "raggiante".
La "prima" Fukushima è quella dei reattori in melt-through, della Stazione di Tokyo contaminata come la zone di evacuazione, delle "madri di Fukushima" fuori dal ministero dell'Economia nipponico (http://is.gd/HBNqIK). La "seconda" Fukushima è quella del politico giapponese citato da Bob Nichols di "Veterans Today" che diceva: "Sorridete, e le radiazioni non vi faranno male".
Non è quindi facile per il cittadino "analfabeta funzionale" appena più informato della media, orientarsi tra affermazioni in cui la "prima Fukushima" e la "seconda Fukushima" si scontrano.
Fukushima, anche se i Geiger picchiettano, rischia infatti di diventare solo un'"opinione".
Non possono che far riflettere ad esempio le parole di Giorgio Napolitano, pronunciate all'evento commemorativo del primo anniversario del terremoto e dello tsunami in Giappone, a Villa Attolico a Roma, qualche giorno fa.
Il Presidente riguardo a Fukushima dice che "il disastro fu evitato solo grazie alla determinazione e al coraggio di tutti in quel grande Paese: autorità, addetti ai lavori, gente comune"; che le catastrofi "come a Fukushima, (...) colpiscono malgrado le migliori precauzioni"; che "(...) ciò non sarebbe stato possibile senza l'abnegazione dei tecnici che hanno messo a repentaglio vita e salute per spegnere il reattore nucleare" (http://is.gd/GwXsvs).
Queste parole potrebbero far credere ad un lettore poco informato che il disastro è stato evitato, che i reattori sono stati spenti, che a Fukushima la catastrofe ha colpito nonostante le "migliori" precauzioni.
Ma le convinzioni del lettore si scontreranno subito, ad esempio, con quelle della corrispondente giapponese Naoko Okada che scrive, in un suo intervento su XL di Repubblica: "Poi, il triplo-Meltdown, il peggior incidente della centrale nucleare del mondo che ha cambiato la rotta del Giappone e anche del resto del mondo. Man mano si stanno svelando i fatti, grazie alle inchieste del governo e degli enti privati, che indicano la man canza di misure di prevenzioni e l'insufficienza dei provvedimenti della Tepco e del governo dopo l'incidente" (http://is.gd/V2dCwP).
Naoko Okada si stupisce anche come mai "nessuno della Tepco è ancora stato punito dalla legge".
La stessa giornalista giapponese testimonia come la catastrofe sia "in fieri" e come il pericolo sia nell'aria: "tuttora 10 milioni di becquerel all'ora di sostanze radioattive continuano a fuoriuscire nell'aria" ed è magra la consolazione per i cittadini giapponesi i quli, quelli informati, sanno che "Almeno ancora per 10 anni continuerò a guardare i notiziari preoccupandomi della quantità di sostanze radioattive emanate dalla centrale. Almeno ancora per 10 anni guarderò il paese produttore di una verdura per decidere se comprarla o meno. Almeno ancora per 10 anni non farò il bagno nel mare giapponese. Almeno ancora per 10 anni eviterò di bagnarmi con la pioggia" (http://is.gd/rw4cba).
Eppure ad un anno dal disastro nucleare di Fukushima, nonostante i miliardi di cellulari attivi, ogni punto della terra raggiunto dal telefono, da internet e dalla televisione, i fatti oggettivi su Fukushima tardano ad emergere.
E se non fosse per poche voci indipendenti la questione sarebbe probabilmente chiusa.
Una di queste voci, che desta il mondo dai pericoli della contaminazione interna che proviene da Fukushima (e da altri disastri atomici) viene proprio dall'Italia ed è diventata ormai il punto di riferimento di milioni di lettori sparsi per il mondo, anche attraverso le puntuali analisi scientifiche che si spandono "viralmente" soprattutto negli Stati Uniti.
La voce è quella di Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI (Associazione Internazionale per le Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti http://aipri.blogspot.com) associazione fondata da Maurice Eugène André e che ha come scopo la divulgazione scientifica nel campo della fisica nucleare e dei pericoli radiologici della contaminazione interna.
Abbiamo chiesto a Paolo Scampa, 365 giorni dopo il disastro nucleare di Fukushima, un commento alla luce della prosecuzione dell'emergenza, e delle "dichiarazioni tranquillizzanti" che, proprio nell'anniversario del disastro atomico, piovono come un fallout.
Come sempre Paolo Scampa è molto chiaro e netto sull'argomento:
"La più grave catastrofe nucleare della storia dell'umanità è avvenuta l'11 marzo 2011 ed è appena iniziata. La spessa coltre di disinformazione che giunge dalla stesse, spesso ingannate, alte sfere non ci potrà far nulla. La malvagia realtà fisica dell'irraggiamento esterno ed interno non viene ahimè cancellata dal diniego. Concordiamo pertanto pienamente con il Papa quando disse "l'umanità potrebbe scomparire". Il potenziale tossico contenuto nei carburanti fusi è in effetti in teoria in grado di far lentamente e più volte estinguere a termine ogni specie animale per contaminazione interna. E purtroppo un fatto fisicamente incontrovertibile comprovato da qualsiasi documento scientifico della stessa AIEA che i carburanti nucleari, se incorporati, sono veleni con altissimo potenziale nocivo anche a infinitesimali dosi 'omeopatiche'. La diffusione nell'aria di innumerevoli particelle sottili radioattive a seguito, tra l'altro, degli scoppi avvenuti a Fukushima costituisce pertanto una legittima fonte di preoccupazione che si protrarrà nei decenni e nei secoli. Perché è col tempo che si fanno i conti. Anche se in Giappone i segni malauguranti ci sono già. Da Tokyo in su, varie sintomatologie conoscono gravi impennate secondo i sistemi di sorveglianza epidemiologica nipponici. Ma non potrebbe purtroppo essere altrimenti quando si conoscono i valori di radioattività dei depositi al suolo. La gente vive su territori che andrebbero imperativamente evacuati. Disastrose conseguenze in termini di tumori, leucemie, malformazioni genetiche e cali della fertilità sono alle porte. E solo questione di tempo. E terribile, tremendo, lacerante vedere il pressapochismo con la quale viene gestita questa emergenza umanitaria".
Paolo Scampa continua a fare il punto della situazione, ricordando le cifre del disastro e ciò che dovrebbe essere fatto per "risolvere" la crisi dei reattori nipponici:
"Un devastante terremoto, localmente aggravato da uno tsunami, ha quel giorno lì danneggiato almeno 14 reattori sparsi nel paese del sol levante. Lo ha confessato l'ex-primo ministro giapponese, non meno di 6 di questi reattori, nonché svariate piscine contenenti ingenti quantitativi di scorie radioattive sono andati in fusione in gran parte per via della banalissima rottura delle condutture che portavano l'imprescindibile acqua di raffreddamento. A seguito di queste fusioni, a Fukushima tre reattori sono anche esplosi, uno dei quali forse nuclearmente, precipitando nell'atmosfera locale, regionale e mondiale tonnellate di carburante altamente nocivo. Questi fu reattori sono ovviamente fuori di qualsiasi controllo. Sono ora ammassi informi di corio interessato da cronici episodi di criticità (si trova tutt'ora iodio 131 nelle acque e nell'aria segno di fissione fresca), corio che tra l'altro non si sa ne quanto ne fin a che profondità del suolo sia andato. Il cold shutdown è un pura invenzione propagandistica generata dal panico delle alte sfere del impotere priva di qualsiasi base empirica. Lo sanno perfettamente tutti i scienziati nucleari. Non esiste maniera alcuna di raffreddare il corio compatto se non estraendolo da chilo dopo chilo mandando a morire migliaia e migliaia di persone. Il tragico è che questa è l'unica cosa da fare se si vuole evitare un deterioramento della situazione, se si vuole allontanare il pericolo di crollo a seguito dei frequenti terremoti di ciò che rimane delle traballanti piscine di scorie in parte in fusione, se si vuole allontanare l'incombente rischio di esplosione atomica per malaugurata ma possibile sedimentazione di 6 chili di plutonio fuso in una massa critica in grado di esplodere. Non mandando a morire nessuno richiamo di morire tutti. Questa è la legge nucleare. Guardiamola in faccia".

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