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Fukushima: reattori spenti. Ma si teme una "esplosione idrovulcanica"

I reattori di Fukushima Daiichi sarebbero in "arresto a freddo" e la crisi per il governo giapponese sarebbe "finita". Ma la news istituzionale su Fukushima non convince il mondo e neppure i giapponesi. Piuttosto il progettista del reattore di Fukushima Daiichi 3 avvisa della possibilità di una "massiccia esplosione idrovulcanica". Dove mancherebbe solo Godzilla.

A Fukushima da un momento all'altro è scoppiata la calma. Le news da Fukushima per il mondo, da parte del governo giapponese, sono sostanzialmente queste: tutto è in ordine, tutto va per il meglio, la crisi nucleare è terminata. Questa volta non è il bicchierone d'acqua "non contaminata" ingurgitato da Yusuhiro Sonoda (parlamentare del Partito democratico giapponese e portavoce del Governo) a tentare di tranquillizzare l'opinione pubblica nazionale e mondiale. Non c'era riuscito neppure il famoso giornalista Otsuka Norikazu con le sue grandi mangiate in diretta di prodotti "non contaminati" dell'area (leggi "Fukushima: in TV mangia verdure radioattive ora è malato di leucemia" http://is.gd/DH5JN4). E' quindi direttamente il premier giapponese Yoshihiko Noda a scendere in campo affermando davanti alle telecamere: "La crisi nucleare non è ancora finita, ma con l'arresto a freddo è stato fatto un grande passo in avanti e si è aperta una nuova fase". E pensare che sino a ieri fonti specializzate, segnalavano una possibile ricricità del reattore numero 1 di Fukushima Daiichi per il fatto che dei dati sull'acqua contaminata, prelevata da un seminterrato del reattore, presentavano l'evidenza del radionuclide Cloro 38. Ma Fukushima "brucia" sempre di più, sia politicamente, sia, molto probabilmente "atomicamente", e la politica giapponese, la cui credibilità è in "credit default" (http://is.gd/t42uOD) ha pensato in questo modo, con l'"ingegneria linguistica" di metterci una pietra (piombata) sopra. Affermare infatti che nei reattori distrutti di Fukushima si sia arrivati ad un "arresto a freddo" è tecnicamente una assurdità che non può ingannare un'opinione pubblica minimamente informata. Nessuno ad oggi sa infatti che cosa stia precisamente succedendo nei tre reattori distrutti e pare che anche nel quarto reattore le barre di combustibile siano seriamente danneggiate. La stessa Tepco, la compagnia elettrica che gestisce l'impianto nucleare di Fukushima ha ammesso i "meltdown" (http://is.gd/gX0oau) e gli esperti indipendenti danno ormai per certo addirittura un catastrofico "melt-through" (http://is.gd/YlRKSD), ovvero la fuoriuscita del "magma nucleare" dal vessel (cioè dal contenitore d'acciao che contiene il nocciolo nucleare). Questo "magma" radioattivo si chiama "corio" e secondo delle recenti ipotesi fatte da Uehara Haruo (cioè l'architetto di Fukushima Daiichi Reattore 3) c'è la possibilità di una "massiccia esplosione idrovulcanica". In una intervista molto interessante (http://is.gd/w299Mz) Uehara Haruo spiega come le spiegazioni di Tepco non abbiano senso e che la Sindrome Cinese sia inevitabile. Il professore (è l'ex presidente della Saga University) considera il fatto che in tutti questi mesi trascorsi non c'è stato alcun miglioramento e quindi sia molto probabile che il combustibile nucleare sia uscito dal vessel e sia penetrato sotto terra (la Sindrome Cinese, appunto). Ma il progettista di Fukushima 3, non si sa con quale calma, spiega anche che se il carburante raggiungesse una vena d'acqua sotterranea (e i reattori sono costruiti furbescamente sul mare) non solo si produrrà la contaminazione delle acque sotterranee ma, se la vena d'acqua verrà scaldata dal "corio" per lungo tempo, ecco che avverrà "una massiccia esplosione idrovulcanica". Per chi volesse capire che cosa sia una esplosione idrovulcanica ecco un piccolo memo ("Hydrovolcanic explosions" http://is.gd/nR33No). Altro che arresto a freddo. Il "corio" sarebbe in questa ipotesi raffreddato in un bel "vulcano artificiale" dove mancherebbe solamente Godzilla. Ma il governo giapponese probabilmente spiegherebbe in una conferenza stampa che lo stesso "kaiju nucleare" (nato dalla fantasia di Ishiro Honda) sarebbe in realta un innocente lucertolone, troppo pasciuto dal nutriente riso nipponico e non "frutto" del corio di Fukushima. Ma che cosa è precisamente il corio? Per capire che cosa sia questo misterioso materiale avevamo chiesto al Presidente dell'AIPRI (Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants) Paolo Scampa una spiegazione. "La fusione dell'uranio provoca la fusione di tutte le strutture di contenimento. Il corio, neologismo russo tratto dalla parola inglese 'core', è una 'lava' incandescente che raggiunge anche i 2500 gradi centigradi, formata dal carburante 'sciolto' e dagli altri metalli delle strutture - spiega Paolo Scampa -. Diciamo che è un 'brodo denso' fatto di tutto quel che c'è sul posto. Secondo rapporti tecnici statunitensi, depositato nel fondo del vessel è in grado di perforarlo in circa 7 ore come è in grado di perforare uno spessore di cemento di 8 metri in 14 ore. E a questo che riferisce l'espressione 'sindrome cinese'. Non è facile fermare il corio... C'è solo da augurare che si fermi da solo..." (leggi anche "Nucleare: Fukushima fusione al "corio". Sindrome cinese in fieri?" http://is.gd/Y0MYGd).

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