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Fukushima: nube radioattiva in Europa, preoccupazioni per la salute

La "nube radioattiva" in Italia è la stessa che c'è in Francia, Germania, Belgio, Svizzera. E se in Italia l'ISPRA tranquillizza sul fatto che i valori rilevati "sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario", il CRIIRAD francese paventa dei pericoli.

La nube radioattiva che proviene dal Giappone non accenna a fermarsi. I danni ai reattori di Fukushima, ora finalmente riconosciuta a livello 7 della scala INES come Chernobyl, non accennano ad essere risolti e continuano a esalare particelle radioattive che finiscono non solo nel circondario (che si ammette ufficialmente rimarrà "inabitabile" per almeno 20 anni, ma i maligni aggiungono almeno uno zero) ma anche nell'aria e nell'acqua. E quindi in tutto il mondo. La "nube radioattiva in Italia" che aveva generato una decina di minuti di preoccupazione nella minoranza di popolazione informata e delle piccole variazioni nell'encefalogramma piatto dei media mainstream, sembra, ufficialmente "sotto controllo". Chi ogni giorno va ad esempio a visitare il sito dell'ISPRA (isprambiente.gov.it) troverà sempre la stessa scritta in neretto che spicca sul paragrafetto in home page "Emergenza nucleare in Giappone": "I valori rilevati non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario". Ma è davvero così? E' l'unico punto di vista possibile? Usando un minimo di logica e ricordando l'incubo di Chernobyl che coinvolse anche l'Italia (qui una "cronistoria" di articoli d'epoca del Corriere della Sera http://is.gd/MnOPde) il dubbio che l'accumulo degli isotopi radioattivi, quotidianamente, possa poi creare dei problemi alla salute dei cittadini non è solamente legittimo, ma anche praticamente scontato. Se i "fumi" di Fukushima non verranno soffocati al più presto è chiaro che il "sistema" Terra (un sistema chiuso) si saturerà di elementi radioattivi prodotti dai reattori giapponesi in crisi. Ci sono poi delle informazioni pubbliche fornite da organizzazioni indipendenti come il CRIIRAD francese (Commission de Recherche et d'Information Indépendantes sur la Radioactivité) che confermano queste intuizioni che alcuni cittadini cominciano ad avere in mente. Il CRIIRAD difatti in una analisi che spiega ai francesi i possibili rischi del disastro di Fukushima (Contamination de la France par les rejets de la centrale de Fukushima Daiichi QUELS SONT LES RISQUES? http://is.gd/kHjwK5) e mette in guardia sul rischio di assunzione di Iodio 131 in quanto il rischio "non è più trascurabile". Come ha anche scritto La Stampa ("Fallout Fukushima: iodio 131 in latte e vegetali 'non trascurabile' anche in Francia, e in Italia" http://is.gd/UE390A) riprendendo la nota dell'associazione francese: "L'associazione consiglia alle donne incinte e ai bambini piccoli - i più a rischio - di 'evitare di consumare latte fresco o verdure a foglia larga'. Sebbene non sia assolutamente necessario assumere iodio, tanto meno chiudersi in casa, aggiunge l'associazione". Il CRIIRAD afferma che i livelli di contaminazione radioattiva per la Francia sono sostanzialmente equivalenti per la Germania, la Svizzera, il Belgio e l'Italia. Il CRIIRAD è un prestigioso istituto di "radioprotezione" indipendente nato dopo Chernobyl senza alcun fine di lucro.

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