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Fukushima: "marea nera radioattiva". Governo blocca Greenpeace

Fukushima rilascia ogni giorno nell'aria polveri e gas radioattivi che entrano nell'ecosistema, ma ancora dell'acqua dell'Oceano non si sa niente. Esistono dei modelli e delle previsioni ma il Governo Giapponese tace. Greenpeace chiede il permesso di fare indagini approfondite. Permesso negato.

La marea nera di BP che l'anno scorso aveva fornito migliaia di ore di preziose immagini di uccelli immersi nel greggio e macchie catramose nelle spiagge è nulla in confronto alla pericolosità della "marea nera radioattiva" che si sta formando (proprio come la nube radioattiva nell'aria, che minaccia di diventare una coltre) nell'oceano Pacifico a partire dalla ridente costa di Fukushima, dove campeggiano i ruderi delle centrali nucleari giapponesi in crisi. La vera differenza è che questa "marea nera radioattiva" è invisibile e quindi poco telegenica (e quindi estremamente insabbiabile, molto più che il catrame nelle spiagge del Golfo del Messico). Per chi sottovalutasse il problema o desiderasse avere un colpo d'occhio su quello che sta succedendo in Giappone (e nel mondo), gli esperti indipendenti raccomandano due pagine: la prima (per l'aria) è quella della "Stations de détection de rayonnements dans le Monde" (http://is.gd/sJqnIi), la seconda (per l'oceano) è quella della ASR (http://blog.asrltd.com). Il modello di contaminazione radioattiva marina elaborato da ASR è davvero sconcertante e fa pensare quanto il Giappone (e se non si risolverà presto anche l'intero ecosistema dell'Oceano Pacifico) sia in gravissimo pericolo. Anche Greenpeace vuole vederci chiaro ed ha chiesto al governo giapponese il permesso di condurre un monitoraggio indipendente sulla presenza di radioattività nelle acque territoriali vicine alla centrale nucleare di Fukushima. Ma il governo Giapponese, che tenta come sempre di minimizzare il problema, ha autorizzato solamente "un programma di ricerche molto più limitato, a maggior distanza dalla costa" come scrive Greenpeace in una nota. Sulla Rainbow Warrior è pronta una coraggiosa squadra di radioprotezionisti dove c'è anche l' italiana Giorgia Monti responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia che ricorda che: "è fondamentale che siano condotte valutazioni indipendenti sulla contaminazione in mare nell'area di Fukushima, queste informazioni sono vitali per proteggere le popolazioni e valutare i danni presenti e futuri nell'area". Giorgia Monti sottolinea anche: "Oltre alle preoccupazioni per la sorte degli ecosistemi marini, l'impatto della contaminazione radioattiva sulle risorse ittiche è fondamentale in un Paese come il Giappone che ricava dal mare la maggior parte delle sue proteine. E' assurdo che sulla contaminazione in mare, a due mesi dal disastro, ancora non ci siano né informazioni né misure di sicurezza adeguate". L'emergenza di Fukushima è quindi appena iniziata, configurandosi non solo come una "slow Chernobyl", come abbiamo scritto dall'inizio della crisi, ma come un nuovo pericolo "sociologico". Fukushima potrebbe infatti contribuire alla mitridatizzazione del cittadino giapponese (e "globale") con il nuovo "veleno radioattivo". Il risultato sarebbe che qualcuno potrebbe incominciare a pensare che le radiazioni "non fanno poi tanto male" e che in Giappone la situazione sia ormai risolta. Per questo deve essere sempre sottolineato che "non esiste un livello sicuro di radiazioni" come ha confermato anche la National Academy of Science americana.

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