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Fukushima: giornali, segatura e "fluff" pannolini per chiudere falla

I tecnici di Tepco cercano di fermare la falla che scarica acqua radioattiva nell'oceano con quello che hanno a disposizione: segatura, carta di giornali e un polimero simile a quello usato per i pannolini. Insomma alta tecnologia che fa ben sperare per la soluzione del problema alla centrale atomica.

C'è qualcosa che non va a Fukushima, e non è solo per l'opacità sullo stato dei reattori e per la fusione nucleare che sembra sia "scomparsa". C'è qualcosa che non va "nell'azione" a Fukushima, che a Chernobyl fu senz'altro disperata, ma almeno con uomini e mezzi che sapevano che cosa stavano facendo. Ingegneri, volontari e militari sovietici che decisero ad esempio di "raffreddare" il reattore esploso con piombo, boro e dolomite, evitando di spruzzarci acqua sopra. E così pare assurdo come in Giappone, 25 anni dopo la catastrofe sovietica, dopo l'enorme mole di materiale e di esperienza raccolte da quell'apocalittico disastro, con i trionfi della robotica e dei supercomputer, non esista una strategia chiara per risolvere i problemi di Fukushima. Le poche notizie che arrivano da Fukushima sono a dir poco sconcertanti e portano a pensare che la situazione si aggraverà sempre di più. Con il consenso del governo, Tepco (Tokyo Electric Power Company), la società proprietaria delle centrali di Fukushima, sta sversando in queste ore direttamente nell'oceano (e ufficialmente) ben 11.500 tonnellate di acqua radioattiva. Un gesto dagli esperti considerato "folle" ma che, per le autorità nipponiche, "non avrà conseguenze per la vita marina". Basterà mettere il limone sulla cozza cruda di Fukushima, no? Ma la notizia che sta sconvolgendo il mondo è che quella famosa crepa che Tepco ha mostrato al mondo, quella che zampilla un flusso d'acqua fortemente radioattiva a 1000 millisievert/ora, non riesce ad essere "tappata". Prima si era tentato di fermare il flusso con una colata di cemento ma il tentativo era miseramente fallito. Allora Tepco aveva annunciato che si sarebbe tentato con una "resina" speciale che "assorbiva l'acqua" o che, comunque, aumentava di molte volte la sua dimensione a contatto con il liquido (come avevamo scritto anche noi ieri "Fukushima: da una crepa zampilla acqua a 1.000 millisievert-ora" http://is.gd/IbMDgm). Ma chi pensava che le aziende giapponesi hi-tech avessero messo a disposizione chissà quale tecnologia "siliconica", si sbagliava di grosso, almeno a leggere le cronache del tentativo. Il Telegraph riporta che il lavoratori hanno usato giornali e segatura per bloccare le crepe (http://is.gd/7B7hjT) citando le illuminanti parole del portavoce dell'agenzia di sicurezza nucleare nipponica Hidehiko Nishiyama che dice: "Dal pomeriggio, i lavoratori hanno iniziato a riversare polvere polimerica, segatura e giornali, cose che abbiamo pensato che intasino i buchi" ma "finora non c'è stata nessuna indicazione che il volume d'acqua che fuoriesce sia stato ridotto". Ma è AP che riporta la notizia che domenica, insieme alla segatura, sono stati usati per tappare la falla ben "tre sacchi della spazzatura di carta di giornale e un polimero - simile a quello usato per assorbire il liquido nei pannolini - che si può espandere fino a 50 volte la sua dimensione normale se combinato con l'acqua". Insomma la falla di una centrale nucleare che zampilla migliaia di litri di acqua radioattiva è stata tappata con il "fluff" dei pannolini. Incredibile la vicinanza di questa strategia di Tepco con il cartone animato di cui per primi vi avevamo parlato ("Nucleare, cartone animato giapponese per bambini: Fukushima 'puzza'" http://is.gd/44Poqb)

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