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Fukushima: direttore è malato. 10 per cento del Giappone è contaminato

Masao Yoshida, 56 anni, direttore di Fukushima Daiichi si è dimesso dall'incarico per una grave "malattia" non meglio specificata da TEPCO. Intanto il dieci per centro dei territori dell'intero Giappone sarebbero ormai contaminati dal Cesio 137.

Quando Gunther Oettinger, commissario europeo per l'energia, dopo il terremoto-tsunami dell'11 marzo scorso disse che a Fukushima stava avvenendo una "apocalisse nucleare", sottolineando di aver ben scelto le parole (http://is.gd/UAO1o7), qualcuno aveva sorriso e non gli aveva creduto. Purtroppo il fatto che le radiazioni "non si vedano" e che nelle società occidentali la maggior parte dei cittadini sia vittima dell'analfabetismo funzionale (http://is.gd/crBQdn), continua a far prendere sottogamba un'emergenza nucleare mondiale che non si riesce a risolvere. Ed è inutile nascondere che il Giappone oggi attraversa un vero e proprio "credit default" nel senso che "la credibilità è crollata, del tutto. Non solo alla sicurezza delle centrali nucleari, ma anche al governo, alle grandi aziende e ai politici" come scrive dal suo blog Naoko Okada da Kyoto (http://is.gd/mOEBo2). Mangiare in pubblico verdure di Fukushima a mo' di strategia per tranquillizzare la popolazione come ha fatto Otsuka Norikazu, il conduttore di Mezamashi TV (una sorta di "Uno mattina" giapponese; leggi "Fukushima: in TV mangia verdure radioattive ora è malato di leucemia" http://is.gd/DH5JN4) non serve a molto, così come il bicchierone d'acqua "non radioattiva" proveniente sempre dalla prefettura contaminata bevuto da Yusuhiro Sonoda, parlamentare del Partito democratico giapponese e portavoce del Governo. Questo perché la contaminazione radioattiva avrà come cartina di tornasole lo spettacolo terribile della "malattia". A cominciare da chi era più vicino al disastro, proprio come vogliono i principi della radioprotezione. Questa volta è proprio il direttore di Fukushima Daiichi, Masao Yoshida, a dimettersi "per malattia" anche se la TEPCO non fornisce nessuna informazione ulteriore, mettendo sotto assoluta riservatezza le cause della malattia. Di certo però non è una banale influenza, osserva qualche blogger giapponese. E' il Wall Street Journal a riportare la notizia (http://is.gd/ibsNVL), evidenziando quanto Masao Yoshida abbia gestito le prime convulse fasi dell'emergenza nucleare, anche se TEPCO sottolinea che non c'è alcuna indicazione che i problemi di salute del direttore di Fukushima Daiichi siano legati all'esposizione da radiazioni. E' chiaro però che per i media internazionali (e per chi non ha ancora murato la testa sotto la sabbia), la malattia di Yoshida ha una fortissima probabilità di diventare l'ennesimo segreto di Pulcinella, visto che il direttore ha trascorso giorni e notti presso il complesso, subito dopo l'emergenza. Il suo lavoro quindi è stato eroico e meriterebbe, come sempre, almeno l'onore della verità. Ma verità e nucleare non vanno molto d'accordo, dato che proprio come era stato per Chernobyl nel 1986 la catastrofe di una centrale atomica potrebbe equivalere al fallimento di un Paese e, forse, di un sistema. A quell'epoca, profeticamente, Bella Belbeoch nel suo famoso articolo di 'Ecologie' scriveva: "Bisogna aspettarsi, per i giorni che verranno, un complotto internazionale degli esperti ufficiali per minimizzare la stima delle vittime che causerà questa catastrofe. Il perseguimento dei programmi civili e militari impone all'assemblea degli Stati una tacita complicità che oltrepassa i conflitti ideologici o economici" (http://is.gd/A7QHGv). E fa quindi un certo effetto leggere dalla ABC Radio Australia la notizia che "Quasi un decimo del Giappone è contaminato" ("Nearly a tenth of Japan contaminated" http://is.gd/oI6147), senza che la notizia, data dal Ministro della Scienza del Giappone, sia "esplosa" in giro del mondo, almeno quanto la presunta paternità di Justin Bieber. Mark Willacy, il corrispondente dal nord Asia della ABC, scrive: "Il Ministro della Scienza giapponese dice che quasi il 10 per cento del territorio del Paese è stato contaminato dalle radiazioni dall'impianto nucleare in crisi di Fukushima. Dice che più di 300.000 Km2, o l'otto per cento delle terre del Paese, sono state ricoperte dal Cesio radioattivo". Questo dato è realmente "apocalittico" se si pensa che, come ha scritto l'AIPRI (http://is.gd/DoVGhm), l'AIEA raccomanda l'evaquazione definitiva di un Km2 dove siano stati polverizzati "soli" 175 milligrammi di Cesio 137 (un cucchiaino di zucchero sono circa 5 grammi). Continua l'ABC: "Il Ministero dice che la maggior parte della contaminazione è stata causata dalle quattro grandi pennacchi di radiazioni emessi dalla centrale nucleare di Fukushima nelle prime due settimane dopo i meltdown dopo terremoto e lo tsunami a Marzo". Il Governo Giapponese, sempre secondo quanto riporta l'ABC, segnala inoltre che "parte del materiale radioattivo è ricaduto con la pioggia e la neve, lasciando le zone colpite, con accumuli di oltre 10.000 bequerel di Cesio per metro quadro". Per informarsi sulle conseguenze del Cesio sul terreno consigliamo l'illuminante lettura "Le césium amer de Fukushima" (in francese) dell'Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants (AIPRI), una delle poche associazioni indipendenti che nel mondo hanno la competenza e il coraggio di produrre delle analisi sugli effetti dell'industria nucleare ("Le césium amer de Fukushima" http://is.gd/DoVGhm).

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