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Fukushima, Yoshihiko Noda: "arresto a freddo". AIPRI: "sproloquia"

A Fukushima secondo Yoshihiko Noda, il premier giapponese, si sarebbe raggiunto l'"arresto a freddo", proprio come da cronoprogramma Tepco. Ma la verità, sotto gli occhi di tutti (gli esperti che sanno leggere i dati) è un'altra: "Fukushima non è altro che un ammasso informe di centinaia di tonnellate di corio", avverte il presidente dell'AIPRI Paolo Scampa.

Fukushima per il governo giapponese è un problema "risolto". E' interessante come anche in Giappone una certa politica pensi di risolvere i problemi "per decreto", come se una conferenza stampa o la firma su un pezzo di carta potessero cancellare il problema dei rifiuti nel Mezzogiorno o il più grave incidente nucleare industriale della storia dell'umanità. Il premier nipponico Yoshihiko Noda ha qualche giorno fa sentenziato: "La crisi nucleare non è ancora finita, ma con l'arresto a freddo è stato fatto un grande passo in avanti e si è aperta una nuova fase". La stragrande maggioranza dei media mondiali (la cui proprietà è direttamente o indirettamente "incrociata" con quei giganti industriali che non gradiscono la "liquidazione" degli impianti nucleari) hanno quindi ripetuto come un mantra: Fukushima - "messa in sicurezza" - "arresto a freddo" - "emergenza finita", ed altre parole chiavi che mirano a scolpire nella mente del cittadino medio che le centrali, anche se "saltano in aria", non sono poi un "vero" problema. Eppure solamente pochi giorni prima, direttamente dal Giappone, la Tepco diceva ben altro, anche se il "bispensiero" è una riconosciuta specialità politica nipponica (come anche tricolore). "La Tepco ha annunciato il risultato dell'analisi sulla temperatura dei reattori e sull'andamento dell'iniezione di acqua nei reattori - scriveva la blogger Naoko Okada da Kyoto -. Nella 'peggior ipotesi', si suppone che al reattore 1 tutto il combustibile sia fuso e caduto sfondando il contenitore, e corrodendo il cemento sotto il contenitore, nel caso massimo per i 65 centimetri. Anche dai reattori 2 e 3, il 57% e il 63% del combustibile si sarebbe fuso con il calore, ma grazie al raffreddamento dell'acqua, avrebbe smesso di corrodere il cemento" ("A Fukushima si teme la fusione" http://is.gd/2HYCQg). Ma questa "peggiore delle ipotesi" per Tepco (così "misurata", notare i "sessantacinque centimetri") è senz'altro il più ottimistico scenario per altri esperti del settore, e non solo quelli "indipendenti". Tepco, dice "il resto del mondo", non sa che cosa ci sia nei reattori e non può assolutamente parlare tecnicamente di "arresto a freddo". Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo di Greenpeace Italia risponde alle dichiarazioni di Yoshihiko Noda: "L'annuncio dei funzionari di Tepco e del governo giapponese di aver raggiunto lo stato di 'arresto a freddo' dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi è un'informazione fuorviante. Non può esserci 'arresto a freddo' se i reattori sono fusi. La terminologia si riferisce, infatti, allo stato di un reattore normale – non danneggiato – in cui il contenitore a pressione (vessel) può essere aperto e il reattore raffreddato con acqua depressurizzata a una temperatura al di sotto dei 100 gradi centigradi. Una condizione assai distante da quello che abbiamo a Fukushima: i tre reattori sono fusi del tutto (come si pensa del n. 1) o parzialmente (come si stima nel caso del n. 2 e 3)". "La realtà - continua Giuseppe Onufrio - è che Tepco non ha idea di cosa accade dentro i reattori, a parte controllarne la temperatura. Solo nel reattore 3 c'è uno strumento per misurare la presenza di prodotti di fissione (come il gas Xeno), in grado di indicare se la fissione spontanea sta accadendo o meno. Non c'è nessuno strumento del genere nel reattore 2 e 1". Una situazione disperata testimoniata anche da un ex lavoratore di Fukushima che in una conferenza stampa (qui su Youtube http://is.gd/wa3ITG) testimonia la necessità di Tepco, entro la fine dell'anno di "guardare" dentro, fisicamente, a uno dei reattori. Tomohiko Suzuki, questo il nome dell'ex lavoratore all'impianto, in sintesi, rivela che entro fine anno verrà fatto un "buco" nel vessel del reattore numero 2, per vedere che cosa ci sia dentro. Nessuno infatti sa, afferma Tomohiko Suzuki, che cosa ci sia nella parte interna dei reattori e si sarebbe scelto il reattore numero 2 perché Tepco riterrebbe che questo si trovi nello stato migliore rispetto agli altri tre, che hanno subito danni enormi. Anche Junichi Sato, direttore di Greenpeace Giappone, dice: "Materiale radioattivo sta ancora fuoriuscendo dal sito, e non è dato sapere lo stato esatto delle tonnellate di combustibile fuso all'interno dei reattori. Decine di migliaia di tonnellate di acqua altamente contaminata si trovano ancora nei reattori e negli edifici che contengono le turbine, con perdite in mare avvenute anche la settimana scorsa. La costante minaccia radiologica posta dal disastro nucleare di Fukushima rimane enorme". Eppure ancora manca una "analisi di scenario" che possa far immaginare in che stato si trovino i reattori di Fukushima Daiichi oggi, dietro le macerie e le tonnellate di bugie di chi non vuole far emergere la verità (e quindi salvare milioni di vite umane). Per questo è molto interessante ascoltare il parere di una delle poche Associazioni internazionali capaci di fare questo tipo di analisi. Abbiamo chiesto al presidente dell'AIPRI (Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants) Paolo Scampa che cosa pensi delle dichiarazioni del premier giapponese Yoshihiko Noda. Paolo Scampa, uno dei pochi esperti al mondo capaci di "leggere" in profondità i dati nucleari, risponde netto: "Il primo ministro giapponese sproloquia. Sono dichiarazioni totalmente insensate sul piano fisico. Le immediate e pungenti reazioni sia in Giappone che nel mondo sono unanimi nello stigmatizzarne la totale infondatezza. E' puro non senso parlare di "cold shutdown" per un corio per di più recente. Fukushima non è altro che un ammasso informe di centinaia di tonnellate di corio con temperature altissime al centro generate da una radioattività che impiegherà decenni e millenni prima di ridursi". Il presidente dell'AIPRI avverte: "L'acqua non spegne la radioattività. Inoltre è attraversato, ci sono le prove radiologiche, da permanenti episodi di criticità, quanto lo sono attraversati sia i corio di Chernobyl che di Tree Mile Island". Ma il "dubbio" di Paolo Scampa e della sua Associazione riguardo le dichiarazioni di Yoshihiko Noda è molto preoccupante: "Restano comunque da capire le motivazioni di queste fandonie che non ci paiono soltanto una pura propaganda politica ad uso interno. A parer nostro vanno interpretate al contrario... Propendiamo a credere che sia l'annuncio velato che tutto sia fuori controllo, che se i reattori sono ora freddi (a patto che sia vero visto la sistematica politica della menzogna messa da subito in atto) è perché, come mostrano i rilievi termografici, sono praticamente vuoti! Che tutto il loro contenuto di corio si è riversato fuori come si è pensato da subito". Il presidente dell'AIPRI osserva infatti che "non esiste in effetti al mondo pentola 'in grado' di sopportare temperature di più di 3000 gradi senza venir bucata. E' puro buon senso confortato anche da decine di studi sperimentali che ne hanno pure cronometrato la dinamica! In sintesi stanno forse ammettendo che Fukushima è entrata nella sua massima fase di pericolosità per via dei rischi permanenti di esplosioni (idrogeno e nucleari) alimentate dalle croniche scosse di criticità che stanno attraversando i corio". Il sito dell'AIPRI è http://aipri.blogspot.com. Ancora di più si potrebbe quindi avvicinare il pericolo di una "massiccia esplosione idrovulcanica" come ha affermato il progettista del reattore di Fukushima Daiichi 3 Uehara Haruo (http://is.gd/xCgZPo).

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