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Fukushima: Crisis? What Crisis? La mitridatizzazione radioattiva

Fukushima è uno spettro radioattivo che si aggira per il mondo, ma che non fa paura a molti. La vita in Giappone continua tra "carne al cesio" e dati ufficiali mancanti, anche perché come dice una blogger giapponese è difficile "tenere la mia coscienza sempre sveglia, quando la realtà è troppo pesante".

I Supertramp titolavano il loro quinto album "Crisis? What Crisis?" con una copertina davvero emblematica (http://is.gd/8ovV32) che raffigura un uomo sereno e "alla moda" sotto un ombrellone. Un uomo che vede il mondo a colori dietro gli immancabili occhiali da sole, mentre si gode la vita in una discarica a cielo aperto, dove all'orizzonte i fumi delle industrie (si notano anche le torri di raffreddamento nucleari) sputano veleno. Questa immagine sempre di più pare il ritratto perfetto dell'occidente, sempre uguale, piatto e globale anche quando sta ad "oriente". Occidente che si dimostra senza eccezioni come "il peggior sordo" dato che non vuole sentire. L'apocalisse nucleare di Fukushima, la catastrofica "slow Chernobyl", continua a "spandere" i suoi veleni radioattivi, ma a pochissimi importa. Fukushima non a caso è quasi completamente scomparsa dai media e sta scomparendo, lentamente, anche da internet, così come ha fatto WikiLeaks e Julian Assange. Fukushima semplicemente sembra non esistere più per l'occidente "globalizzato" e non stupisce come anche il Giappone sia relativamente "indifferente" alla faccenda. Sostanzialmente il terrore di essere avvelenati dalle radiazioni non rappresenta una fobia di massa per il popolo del Sol Levante (paradossalmente da sempre tutto mascherine e guanti) che continua quindi a vivere la sua quotidianità ormai mitridatizzata. Testimone ne è il blog di Naoko Okada, ospitato da XL (http://is.gd/kXDBEa), che scrive da Kyoto: "Ogni giorno vedo le notizie simili ma non mi scandalizzo più. Sto diventando insensibile, non dovrei, ma dopo quattro mesi a volte mi manca il fiato per riuscire a tenere la mia coscienza sempre sveglia, quando la realtà è troppo pesante". Naoko Okada si riferisce sia alla lentezza della "distribuzione" dei soldi donati al Giappone, sia alla sconcertante notizia della carne "al cesio" che sarebbe stata venduta "nelle cinque provincie Tokyo, Kanagawa, Shizuoka, Osaka e Ehime. A Shizuoka sono state già vendute dai negozi e sembra siano già state consumate". Spiega la blogger giapponese: "E' stato rintracciato cesio radioattivo dalla carne bovina, per la prima volta dopo l'incidente della centrale nucleare di Fukushima. Nelle carni di 11 bovini allevati nella città di Minamisouma (provincia di Fukushima) e portati al mattatoio nella provincia di Tokyo, tra venerdì scorso e ieri sono stati rintracciati 1,530 – 3,200 becquerel per chilogrammo di cesio, più di 3 volte della quantità del limite stabilito dallo Stato". Ma questa è solamente la punta dell'iceberg, dato che del possibile pericolo di contaminazione radioattiva "di massa" nessuno si azzarda a parlarne, tranne, ovviamente, organizzazioni indipendenti come il CRIIRAD (criirad.org) e l'AIPRI (aipri.blogspot.com). Intanto dalle poche notizie filtrate che arrivano dal Giappone si avverte una certa "rilassatezza" nella soluzione della crisi atomica. Niente esercito e migliaia di uomini che si immolano per "murare" i reattori (come è successo a Chernobyl), ma si spera in qualche modo che indifferenza e centinaia di metri quadrati di "muri di gomma" possano far scomparire Fukushima e la sua tragedia. Negli scorsi giorni Naoto Kan, ad una convention del Partito Democratico giapponese ha detto: "Ci vorranno tre, cinque, dieci anni per poter riprendere il controllo della zona e altri decenni per rimediare alle conseguenze dell'incidente". Intanto si segnala che "la radioattività del suolo in una città a circa 60 km dalla centrale nucleare colpita è sopra i livelli che hanno provocato l'evacuazione dopo il disastro di Chernobyl" (http://is.gd/gZcxhx), mentre il cesio 137 è stato rimvenuto nelle urine di 15 persone residenti al di fuori della "no-entry zone" (fino a 3 millisievert). E la copertina dei Supertramp, che rappresenta il manifesto del tronfio occidente, potrebbe essere presto sostituita da un'altra copertina "balneare" (e apocalittica) che segnala l'"ultima spiaggia", quella di "On the Beach" di Neil Young (http://is.gd/rdrQAt).

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