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Enea Casaccia: riaccesi i dinosauri nucleari a Roma

Il Centro di Ricerche Enea Casaccia (a due passi da Roma), già famosa per contenere 6.300 metri cubi di scorie radioattive (tra cui 60 metri cubi di plutonio), ha riacceso per i suoi 50 anni non candeline ma due vecchi reattori nucleari costruiti negli anni '70, e guai a soffiarci sopra.

Per festeggiare i 50 anni al Centro di Ricerche Enea Casaccia (a due passi da Roma) non bastava accendere le candeline, hanno voluto fare le cose in grande riaccendendo addirittura i due reattori sperimentali chiamati Triga e Tapiro fino alla soglia "critica", come dicono i tecnici (e come si legge sul Sole 24 Ore). E tutti sembrano addirittura molto contenti, a leggere la stampa di questa mattina. Di sicuro sarà una grande soddisfazione per il governo, che in questi giorni sembra che stia facendo particolarmente pressione nel voler riprendere quella strada interrotta da un referendum (1987), che "di fatto" rappresentò l'abbandono da parte dell'Italia al ricorso al nucleare.
E infatti i due reattori, fino ad oggi "silenti" ed utilizzati per la ricerca, saranno utilizzati come sperimentazione che permetterà di "adattare alla realtà italiana i reattori nucleari di terza generazione del tipo Epr (European pressurized water reactor) che il governo intende realizzare", come riporta l'Ansa.
Insomma, è ripartito il programma nucleare, lasciando inascoltate le voci di chi mette in guardia da un ritorno al passato.
I due reattori sperimentali, fa sapere l'Enea in una nota, torneranno a funzionare nel quadro "del rinnovato impegno dell'Agenzia Enea nel fornire, in sintonia con le decisioni del governo in materia energetica, sostegno tecnico e scientifico alla crescita delle capacità e delle competenze del mondo industriale nazionale".
Il Centro di Ricerche Enea Casaccia è lo stesso che è stato oggetto di un'inchiesta del 2006 da parte di Rainews (quando ancora si chiamava Rainews24) dal titolo "Io che ho respirato plutonio" di Mario Sanna a cura di Maurizio Torrealta, il cui video è anche, e ancora, scaricabile.
Nell'inchiesta veniva intervistato un dipendente del Centro della Casaccia che denunciava una "contaminazione da plutonio attraverso inalazione".
Come evidenzia lo stesso Mario Sanna il racconto ci fa ricordare come le "scorie radioattive siano ancora un problema per il nostro Paese, a 20 anni dal referendum del 1987 quando l'Italia ha detto NO al nucleare".
La contaminazione è avvenuta, denuncia allora Rainews24, presso l'impianto plutonio, dal "rilascio" appunto "di plutonio volatile da un'apparecchiatura contaminata".
Allora la SOGIN, società per azioni a capitale pubblico che si occupa di effettuare la dismissione degli impianti nucleari e a garantirne la sicurezza, ritenne "che la dose assorbita dai dipendenti fosse molto bassa e la situazione sotto controllo", come spiega sempre il giornalista. Non della stessa opinione un ex dipendente Enea intervistato che denunciò una "grave carenza gestionale", poiché secondo il suo parere "dopo la contaminazione non sono state sospese le attività dell'impianto, non è stato interdetto l'accesso al personale ai laboratori, non sono stati imposti indumenti protettivi tipo maschere ed inoltre - spiega sempre nel servizio di Rainews24 - la causa della contaminazione è stata individuata dopo circa 3 mesi dai dipendenti".
L'uomo intervistato contaminato da plutonio, infatti, spiega che lui insieme ad altri colleghi hanno dovuto rilevare personalmente le radiazioni alfa attraverso "una tecnica semplice - spiega - quella di strofinare un fazzoletto di carta sulle superfici" e poi conteggiare il livello di radiazioni con un semplice rilevatore.
Solo per dare un numero, la dose mortale di uranio è di 70 milligrammi, quella del plutonio è di un microgrammo, cioè un milionesimo di grammo.

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