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Da referendum Grecia agli alimenti radioattivi: un "no" a questa Europa

Alla vigilia del referendum in Grecia, la pressione internazionale perché vinca il "sì" affinché nulla cambi in Europa diventa ancora più forte. Finora però l'Unione europea ha imposto soprattutto diktat e austerità, e a quanto pare intende anche minimizzare quegli eventi che mettono in gioco la salute dei cittadini. L'Associazione francese CRIIRAD (Commission de Recherche et d'Information Indépendantes sur la radioactivité) denuncia infatti che "la Commissione europea ha elaborato un progetto di regolamento che fissa i livelli massimi ammissibili (LMA) di contaminazione radioattiva da applicarsi agli alimenti in caso di incidente nucleare".

Alla vigilia del referendum in Grecia, la pressione internazionale perché vinca il "sì" affinché nulla cambi in Europa diventa ancora più forte. Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis afferma infatti che "ciò che Bruxelles e la Troika vogliono oggi è che vinca il sì affinché possano umiliare i Greci". In una intervista a El Mundo, Varoufakis infatti domanda: "Perché ci costringono a chiudere le banche? Per incutere paura nella gente. - sottolineando - E diffondere la paura si chiama 'terrorismo'".
Il ministro greco ha accusato i creditori di voler fare della "Grecia un esempio" di ciò che non devono fare gli altri Paesi, spiegando: "Credo che in tutta l'Europa servano partiti come Syriza e Podemos, partiti critici verso il sistema ma al tempo stesso europeisti e democratici. - e ribadisce - Quelli che ci odiano ci vogliono dipingere come anti-europeisti ma non è vero, non lo siamo". Anche il premier greco, Alexis Tsipras, invita i suoi concittadini a votare "no" al referendum del 5 luglio perché solo così si potrà cominciare a costruire un'Europa dove poter vivere "con dignità" e sulla base di una vera democrazia, che vuol dire appunto "governo del popolo".

Finora, invece, l'Unione europea ha imposto soprattutto diktat e austerità, e a quanto pare intende anche minimizzare quegli eventi che mettono in gioco la salute dei cittadini.
L'Associazione francese CRIIRAD (Commission de Recherche et d'Information Indépendantes sur la radioactivité) denuncia infatti che "la Commissione europea ha elaborato un progetto di regolamento che fissa i livelli massimi ammissibili (LMA) di contaminazione radioattiva da applicarsi agli alimenti in caso di incidente nucleare". La CRIIRAD spiega che "questo progetto è in fase di esame del Parlamento (per un parere) e del Consiglio dell'Unione europea (per la decisione)", precisando che il progetto prevede di fissare "dei limiti per 4 gruppi di radionuclidi e 5 categorie di alimenti, acqua potabile inclusa" ma che "non è stata apportata alcuna modifica ai valori stabiliti nel 1987-1989". Se il progetto verrà approvato, in caso di disastro nucleare nell'Unione europea e non solo (le nubi radioattive non hanno confini così come le correnti dei mari) "gli alimenti potranno essere liberamente commercializzati all'interno dell'UE, o importati da paesi terzi, se i livelli di contaminazione misurati negli alimenti non oltrepassano i LMA".

Per la CRIIRAD i livelli di rischio definiti dalla Commissione UE sono infatti "inaccettabili", e precisa: "Secondo la Commissione europea, il progetto garantirebbe il rispetto del limite massimo di dose efficace di 1 mSv/anno (che corrisponde a un livello di rischio già elevato). - chiarendo - Questa affermazione è completamente falsa. Le verifiche effettuate dalla CRIIRAD evidenziano delle dosi 10 volte superiori (fino a 100 volte nei casi estremi) e mostrano che i bambini pagheranno il prezzo più alto".

"La CRIIRAD ha esaminato attentamente il rapporto scientifico che convalida la scelta dei Livelli Massimi Ammissibili di contaminazione radioattiva. - si legge nel comunicato - Tale documento è stato elaborato nel 1998 dagli esperti ufficiali della Commissione (esperti detti Euratom perché nominati in virtù dell'articolo 31 del trattato Euratom). L'analisi critica ha permesso alla CRIIRAD di evidenziare tutta una serie di errori, di incoerenze e di irregolarità gravi che vanno TUTTI nello stesso senso : minimizzare i rischi (inducendo così a fissare dei limiti di contaminazione eccessivamente elevati). Le anomalie più eclatanti vengono esposte in dettaglio in un lungo documento, ma per fare un esempio di quanto il progetto possa essere "incoerente e invalidante" (o tendenzioso?), la CRIIRAD fa notare come "secondo gli stessi esperti, i Livelli Massimi Assimibili del regolamento europeo sono stati definiti per l'impatto di un incidente lontano, accaduto a più di 1000 km dalle frontiere dell'Unione europea. Forti di questa premessa, gli esperti hanno considerato che la contaminazione riguarderebbe solo una piccola parte della razione alimentare dei consumatori europei (10% di alimenti solidi, 1% di acqua potabile)". Ed infatti, quando i tonni al Cesio 134 e 137 di Fukushima sono approdati in California gli esperti hanno assicurato che erano sì radioattivi ma "poco poco".

Il problema però è che "il regolamento si applica per ogni incidente, compresi quelli che accadrebbero in Europa", che di centrali nucleari è piena. Il 42% dei 432 reattori nucleari in funzione nel mondo sono infatti collocati in Europa. La CRIIRAD evidenzia quindi che "in questo caso le premesse del calcolo non reggono più: la percentuale di alimenti contaminati sarebbe considerevolmente più elevata, il che impone dei limiti molto più bassi". La CRIIRAD osserva quindi che "occorre: o ribassare in modo drastico i LMA, o elaborare un secondo documento applicabile agli incidenti nucleari che potrebbero colpire gravemente gli Stati membri dell'UE". Per questo motivo la CRIIRAD chiama tutti i cittadini europei a mobilitarsi per difendere la loro salute e quella dei propri figli e li invita a informarsi e firmare, e diffondere, la petizione che chiede una rielaborazione completa, trasparente e democratica della regolamentazione applicabile in caso di incidente nucleare. E questo perché "la Terra non ha uscite di emergenza" come è solito ricordare il prof. Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti), che un anno dopo il disastro di Fukushima aveva infatti predetto che "la catastrofe era appena iniziata".

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