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Container radioattivo dalla Cina al porto di Ancona? Mondo in Cammino: "episodio non isolato"

La Onlus Mondo in Cammino denuncia che al porto di Ancona sarebbe transitato un container dalla Cina "contenente rottami ferrosi radioattivi" avvertendo che si tratterebbe di un episodio "non isolato". Forse anche perché gli scanner per misurare la radioattività RTM910T collaudati nel 2003 non sono mai entrati a regime.

Nella giornata di ieri la Onlus Mondo in Cammino informa il Comune di Ancona di aver appreso da "informazioni confidenziali di un episodio verificatosi alcuni giorni fa relativo ad un container dalla Cina, contenente rottami ferrosi radioattivi che, più precisamente, sarebbe arrivato al porto di Ancona tra il 13 e il 14 giugno e che sarebbe ripartito alla volta di Camerata Picena (...) il 15 giugno" come si legge in una lettera protocollata dall'amministrazione il 22 giugno.

Mondo in Cammino sottolinea al Comune di Ancona che la sua fonte, ritenuta "affidabile", riferisce che si tratta di episodio "non isolato". Secondo quanto appreso da Mainfatti.it la fonte dell'associazione avrebbe rilevato con un contatore geiger una radioattività esterna, a pochi metri dal container, 6 volte superiore alla norma. Successive rilevazioni non avrebbero invece misurato alcuna anomalia.

Mondo in Cammino si è quindi rivolta al Comune di Ancona per chiedere "un opportuno approfondimento o quanto meno un chiarimento per la popolazione" vista "la potenziale pericolosità connessa" all'informazione ricevuta.

Chiarimenti però che per il momento non sono ancora giunti. Alla nostra richiesta di un commento sulla vicenda, l'ultima volta questa mattina, l'assessore al Porto Ida Simonella non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione, spiegando di non aver avuto ancora modo di leggere l'informativa di Mondo in Cammino (indirizzata anche a lei) ma di essere in attesa di comunicazioni dalle autorità competenti.

Interpellato sulla questione, il porto di Ancona non ha potuto escludere che dei container, così come delle merci, possano sfuggire ai controlli perché sono fatti a campione come confermato anche da un dirigente dell'Agenzia delle Dogane di Ancona. Sarebbe stato interessante sapere se al porto di Ancona sono attivi quei famosi scanner per misurare la radioattività, i RTM910T, oggetto anche di diverse interrogazioni parlamentari.

Questi scanner che dovrebbero essere utilizzati presso i valichi di frontiera portuali sono stati collaudati nel 2003 ma non sono mai entrati a regime, come denunciò anche nel novembre 2015 il senatore del MoVimento 5 Stelle Gianni Girotto. Se gli scanner RTM910 fossero in funzione, i dubbi sull'entrata in Italia di materiale nucleare cadrebbero sicuramente molto più velocemente del tempo di decadimento radioattivo. Purtroppo invece le perplessità sulla sicurezza (e sul transito di merci pericolose) rimangono visto che l'Agenzia delle Dogane di Ancona ha sostenuto "di non poter dare questo tipo di informazioni", riferendosi alla presenza o meno degli RTM910 in porto.

Ecco perché Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino, ha evidenziato che "questo episodio, come tutti quelli che riguardano il nucleare, lancia quesiti inquietanti". "Potrà anche darsi che la nostra denuncia non porti a niente, anzi che addirittura ci possano accusare di avere sollevato un problema inesistente. Non importa - chiarisce infatti Bonfatti - perché in ogni caso, ne vale la pena, sia perché la fonte della notizia è estremamente affidabile e, in secondo luogo, perché sappiamo che ogni vicenda che riguarda il nucleare si porta sempre dietro un corteo non indifferente di bugie e depistaggi. Nostro dovere è vigilare e cercare di conoscere la verità".

L'auspicio è quindi che "per il futuro, ci sia sicuramente una maggiore attenzione al porto di Ancona. E questo sarà già un risultato positivo" conclude il presidente di Mondo in Cammino. Di negativo invece c'è ancora un saldo di oltre 45 miliardi di lire, quelli spesi dallo Stato alla fine degli anni '90 per gli scanner da utilizzare per misurare la radioattività.

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