le notizie che fanno testo, dal 2010

Cinghiali radioattivi: Chernobyl o Fukushima? Scampa: non solo Cesio

Continua la "caccia" ai cinghiali radioattivi piemontesi che, dopo essere stati "ritrovati" in Valsesia ora "sbucano" anche a Verbania. Immediatamente si parla di Cesio e di Chernobyl, ma i dati comunicati sono insufficienti. Mondo in Cammino e AIPRI riflettono sulla situazione. Prof. Paolo Scampa (AIPRI): "il monitoraggio sulla selvaggina avrebbe dovuto essere obbligatorio per la situazione residuata dal fallout di Chernobyl".

Ogni metro quadrato del pianeta terra è contaminato dall'inquinamento radioattivo artificiale frutto della follia nucleare che, dal Progetto Manhattan in poi, dopo la deflagrazione della prima bomba atomica di Hiroshima, prosegue nell'avvelenamento progressivo dell'umanità. In un certo senso, per gli amanti dei film d'antan, il nostro pianeta sta andando incontro ad una fine in stile "Ultima Spiaggia" (film del 1959 diretto da Stanley Kramer) dove alla fine le polveri radioattive cancelleranno la vita, almeno quella umana, dalla faccia della terra. Non a caso l' ultimo articolo di Bob Nichols su Veteran Today si intitola "Sterilize the Planet", titolo che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni ma di una lettura attenta. Chi si è dimenticato di Fukushima e Chernobyl non sa nemmeno che cosa sia, scopre quindi con una certa sorpresa che anche i cinghiali nostrani possono essere "radioattivi".
Scrive il Corriere della Sera nel dare notizia della nuova scoperta di cinghiali contaminati dalla radioattività nella zona montana della provincia di Verbania, (in particolare in valle Vigezzo): "Un mese fa animali che presentavano lo stesso misterioso avvelenamento erano stati scoperti nella vicina provincia di Vercelli. (...) Il perché del fenomeno, come detto, non è stato ancora spiegato con certezza: nessuno sa dire perché la presenza dell'isotopo radioattivo si manifesti di nuovo a quasi 30 anni dal disastro di Chernobyl e solo nei cinghiali". In realtà il fenomeno "misterioso" è conosciuto (e monitorato) molto bene all'estero, ad esempio in Germania dove i cacciatori sono addirittura risarciti per i cinghiali radioattivi (vedi anche il nostro articolo in tempi non sospetti "Giuliano Ferrara e il cinghiale radioattivo").
Le associazioni che si occupano di inquinamento nucleare e dei suoi risvolti sociali, come ad esempio Mondo in Cammino, non possono però che constatare quanto i cinghiali radioattivi in Italia non possano essere una "sorpresa". Nel comunicato stampa "Cinghiali radioattivi, che novità!!!" l'associazione oltre all' ipotesi che il Cesio nei cinghiali possa arrivare da Chernobyl, Fukushima, Saluggia e Trino Vercellese ("il Piemonte è la pattumiera radioattiva dell'Italia", sottolinea Massimo Bonfatti Presidente di Mondo in Cammino) considera una questione fondamentale. Scrive Bonfatti: "(...)il quesito rimane solo e sempre uno: indipendentemente dalle cause, il monitoraggio sulla selvaggina avrebbe dovuto essere obbligatorio per la situazione residuata dal fallout di Chernobyl e questo avrebbe permesso di individuare, già da tempo, quella contaminata e non avrebbe esposto la popolazione a rischi che, evidentemente, ci sono già stati in seguito all'immissione, sia nel settore privato che pubblico, di carne contaminata (non va infatti dimenticato che i cinghiati non sono stanziali e che oltrepassano le barriere territoriali".
E proprio riguardo ai cinghiali radioattivi in Germania Mondo in Cammino nella nota ricorda: "Non a caso in Germania, dal 2007 al 2009 sono quadruplicati fino a 425.000 euro gli indennizzi ai cacciatori per i cinghiali radioattivi con tassi di Cesio nella carne tali da renderli immangiabili e invendibili, e rendendoli, per di più, un rifiuto pericoloso da smaltire. E come non ricordare che, sempre in conseguenza del fallout di Chernobyl, nella regione della Cumbria in Gran Bretagna continuano tutt'oggi le restrizioni nell'utilizzo di molte aree per il pascolo degli ovini). Il riscontro incidentale del cesio nei cinghiali è quindi preoccupante perché da una parte pone sotto osservazione tutto il ciclo alimentare derivante dalla terra (e, quindi, non solo l'area vercellese in cui , per tranquillizzare l'opinione pubblica, si vorrebbe confinare il problema) e l'intera catena alimentare; e, dall'altra pone in evidenza la casualità degli accertamenti rivelando un fallimentare, inosservante e colpevole sistema di monitoraggio. Ora si cercherà di chiudere la stalla con i buoi (i cinghiali)già scappati".
Il problema è che, dovunque "scappino" i cinghiali rischiano di continuare, zona più zona meno, la loro dieta "a base" di Cesio. Basta infatti prendere in mano la cartina della contaminazione dell'Italia curata dall'AIEA (sempre sul sito di Progetto Humus), per rendersi conto della situazione.
Mondo in Cammino, nel suo ultimo comunicato sui cinghiali radioattivi sottolinea: "Mi auguro che la subitanea attribuzione data da alcuni settori dell'ambientalismo al fallout di Chernobyl per il problema dei cinghiali radioattivi in Piemonte e subito sposata a piene mani dalle istituzioni e da 'certi' esperti, non sia la scusa cavalcata ad arte e depistante per nascondere altre cause (fonti orfane, traffici illegali, ecc.) a cui le stesse istituzioni e gli organi preposti ai vari controlli non saprebbero (e non vorrebbero) dare risposte". Il fatto che i cinghiali radioattivi siano per forza quelli "di Chernobyl" è parsa infatti agli esperti indipendenti un po' "sbrigativa" quanto "comoda".
A dare risposte che potrebbero aiutare gli esperti sul caso dei cinghiali radioattivi e far riflettere il mondo dell'ambientalismo "conformista" (e, perché no, quello della caccia) è il prof. Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti) ed esperto internazionale famoso per la capacità di svelare quei "numeri" che, nel mondo del "nucleare", sono talmente esatti da poter ricostruire i più intricati delitti (radiologici, ovviamnete). Non bisogna dimenticare che lo stesso Scampa è stato allievo di Maurice Eugène André, il belga Monsieur Nucléaire (storico comandante NBCR a funzione esclusiva). Sui cinghiali radioattivi il prof. Paolo Scampa è chiaro nell' articolo sul sito ufficiale dell'AIPRI9 intitolato emblematicamente "Cinghiali e criminali": "I dati radiologici sui cinghiali della Valsesia sono noti alle autorità scientifiche, amministrative e politiche da più di un mese ma questi dati sono stati perversamente sequestrati durante tutto questo tempo per probabile convenienza elettorale, come è da tempo sotto sequestro il fatto che, purtroppo, vaste zone del nostro arco alpino siano pure e semplici zone proibite generate dalle ricadute di Chernobyl, zone proibite che andavano e vanno tuttora imperativamente isolate secondo le leggi internazionali". Ma è sulla "riconducibilità" dei cinghiali radioattivi che Paolo Scampa spiega: "Inoltre è loro sicuramente noto da più di un mese il rapporto isotopico tra il cesio 137 ed il cesio 134 che acconsente di determinare obiettivamente se si tratta di contaminazione 'vecchia' (residui delle ricadute delle prove atomiche atmosferiche e dei vari incidenti nucleari del passato Shellafiled, Saluggia, Chernobyl, ecc.) oppure se vi è anche l'aggiunta di una fonte ulteriore di inquinamento più recente (Fukushima, ecc.) ma non viene pubblicato. Ritardare un allerta nucleare è un crimine contro l'umanità. Pretendere che la specie umana sia al riparo dai contaminanti che aggrediscono gli animali è una falsità. Lasciare credere che gli animali (e pertanto uomini) siano contaminati soltanto dal cesio, dimenticando gli immancabili stronzio e vari isotopi del plutonio che furono, con tassi stra noti, parte integrante delle ricadute è delittuoso". Il prof. Paolo Scampa poi fa due conti ed i risultati sono davvero interessanti, anche per le federazioni dei cacciatori: "Sulla base di alcuni dati regionali, si può desumere che in Italia vengono abbattuti circa 200 mila cinghiali l'anno (nella sola regione Toscana se ne abbattono circa 70.000 l'anno). Con l'ipotesi di un peso medio pieno per capo di 120 kg ed una resa a vuoto del 65% (78 kg di carne per capo) si ricavano 15,6 milioni di chili di carne di cinghiale l'anno. (200.000 * 120 * 65% = 15,6E6). Con questi 15,6 milioni di chili di cinghiale si possono, in teoria, produrre 64,2 milioni di piatti carne di 250 gr ciascuno. E osano dire che pochi si cibano di cinghiale". Parole che cozzano infatti con quelle del Ministro della Salute uscente prof. Renato Balduzzi che, in un comunicato proprio sui cinghiali radioattivi scriveva: "i livelli di contaminazione riscontrati non costituiscono un rischio per la salute pubblica in considerazione dei limitati consumi di carne di cinghiale e di selvaggina". E allora, come di dice, buon appetito a tutti!

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: