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Armi chimiche Siria a Gioia Tauro: ma NBCR vigili del fuoco non sono pronti

Mentre la Presidenza del Consiglio, e persino il MoVimento 5 Stelle, rassicura la popolazione di Gioia Tauro sulla sicurezza delle operazioni che avverranno in porto quando ci sarà il trasbordo delle armi chimiche provenienti dalla Siria, Legambiente Aspromonte e il sindacato di base USB lancia l'allarme avverte che che "gli Nbcr dei vigili del fuoco (nucleare batteriologico chimico e radiologico) di Reggio Calabria e Catanzaro non sono pronti" e che in "quasi in nessun porto funzionano gli scanner Rtm910t per controllare le sostanze radiattive".

Mentre la Presidenza del Consiglio, e persino il MoVimento 5 Stelle, rassicura la popolazione di Gioia Tauro sulla sicurezza delle operazioni che avverranno in porto quando ci sarà il trasbordo delle armi chimiche provenienti dalla Siria, Legambiente Aspromonte e il sindacato di base USB lancia l'allarme. Il MoVimento 5 Stelle in una nota assicurava infatti i cittadini di San Ferdinando, Gioia Tauro e Rosarno che in porto "sarà attivato un nucleo NBCR dei Vigili del Fuoco che sarà dotato di uno speciale sistema laser per il rilevamento di eventuali emissioni tossiche nell'aria". Eppure, come riporta repubblica.it, "i nuclei deputati alla sicurezza, gli Nbcr dei vigili del fuoco (nucleare batteriologico chimico e radiologico) di Reggio Calabria e Catanzaro non sono pronti". Il 28 febbraio era in programma una esercitazione, che poi è saltata. Antonio Jiritano, del coordinamento nazionale confederale Usb dei VdF, spiega infatti che i nuclei operativi non hanno l'equipaggiamento in regola, denunciando: "Le tute protettive sono scadute, e non solo, anche la strumentazione per la decontaminazione è in condizioni di abbandono. Inoltre non esiste un piano congiunto con le Asl per un intervento d'emergenza, c'è il rischio quindi di ostacolarsi a vicenda". Peter Daniel D'Angelo di repubblica.it ricorda inoltre che "oltre alle armi chimiche siriane, ogni anno quasi 90 milioni di tonnellate di merci transitano nei porti più importanti della penisola" e che nonostante "nel 1999 sono stati spesi 45 miliardi di lire (circa 23 milioni di euro) per istallare degli speciali scanner per misurare la radioattività, i Rtm910t" ad oggi "i dispositivi, collaudati nel 2003, a parte brevi periodi non sono mai entrati effettivamente in funzione". Sempre Antonio Jiritano di USB avverte: "Gli scanner non funzionano quasi in nessun porto. Ogni giorno da tutta Italia ricevo segnalazioni dai colleghi vigili del fuoco che lamentano la mancanza di fondi necessari alla manutenzione. Senza questo strumento aumenta la possibilità di eludere i controlli sulle sostanze radioattive: un rischio per tutti coloro che entrano in contatto con la merce, senza contare gli eventuali traffici illegali". Anche Domenico Rositano, presidente di Legambiente Aspromonte, conferma che "questi scanner non funzionano quasi in nessun porto".

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